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Trento
28 settembre | 16:36

“Malessere ovunque negli ospedali ma i vertici continuano a fare spallucce”. Dopo l'addio di 4 medici, l'attacco di Demagri: “Il sistema sanitario sta perdendo competenze”

La trasformazione da Apss ad Asuit sembra aver fatto peggiorare le cose: "La governance si è concentrata quasi esclusivamente sulle dinamiche universitarie, dimenticandosi del patrimonio umano e professionale esistente"

“Malessere ovunque negli ospedali ma i vertici continuano a fare spallucce”

TRENTO. “Il malessere è ovunque, ma i vertici continuano a fare spallucce”. Le dimissioni di quattro medici dall'Ortopedia dell'ospedale di Cles non è un evento inaspettato.

 

A dirlo è la consigliera provinciale di Casa Autonomia Paola Demgari. “I sintomi prodromici di un personale sanitario che non sta bene, che è stremato e demotivato, si manifestano da tempo in tutta la provincia” ha affemato la consigliera.

 

L’ospedale di Cles vale come tutti gli altri presidi territoriali, e la sua Ortopedia è lo specchio di tante altre Unità Operative all’interno delle quali i professionisti semplicemente non si ritrovano più. Una situazione confermata anche dal primario Luigi Romano in un'intervista a il Dolomiti. (QUI L'ARTICOLO)

 

“Facciamo i conti con l'addio contemporaneo di quattro ortopedici  - continua Demagri -  ma per restare al solo presidio di Cles dobbiamo ricordare che nell’ultimo anno hanno lasciato anche un primario di Chirurgia, una chirurga, una ginecologa, un Primario di ginecologia  e una primaria di Anestesia. E se allarghiamo lo sguardo all'intera Asuit, il quadro si fa ancora più cupo: la fuga e lo sconforto riguardano ormai in modo diffuso infermieri, tecnici e operatori di ogni reparto. Il malessere è sistemico”.

 

Riconducibile a questo è il solito e stanco "scaricabarile" istituzionale. “La reazione dei vertici - spiega la consigliera di Casa Autonomia - ancora una volta è un'alzata di spalle unita al becero tentativo di colpevolizzare chi se ne va, liquidando  le dimissioni con motivazioni di comodo: l'avvicinamento a casa, la remunerazione o la ricerca di cliniche universitarie  più appetibili. Come se valesse sempre il detto 'morto un papa se ne fa un altro'”. 

 

Trattare così professionisti che hanno dato l'anima per il servizio pubblico è però inaccettabile. I malumori e gli umori del personale vanno ascoltati, calibrati, gestiti e convertiti in benessere lavorativo. “Avevamo lanciato l’allarme già nel 2023 e nel 2024” hanno affermato nelle scorse ore i sindacati. 

 

“La trasformazione da Apss ad Asuit non ha fatto altro che peggiorare le cose: la governance si è concentrata quasi esclusivamente sulle dinamiche universitarie, dimenticandosi del patrimonio umano e professionale esistente. Ci si è scordati di cosa significhi trattenere le competenze, accompagnare i professionisti nella carriera quotidiana e alimentarne la motivazione. Le conseguenze di questo cieco immobilismo sono gravissime. La perdita dell'Ortopedia a Cles arriva a pochissime settimane dall’inizio della stagione invernale, proprio quando un ospedale di montagna deve gestire il picco di accessi legato al turismo e alla traumatologia delle piste da sci. Ma il danno va oltre l'emergenza immediata: si sferra un attacco mortale alla fidelizzazione degli utenti e si diffonde una demotivazione strisciante in tutti i servizi ospedalieri rimasti scoperti”.

 

Per la consigliera Paola Demagri le responsabilità si possono trovare a più livelli. “La politica provinciale, che continua a riempirsi la bocca di 'sanità di prossimità' senza offrire alcuna visione reale, limitandosi a rassicurare sul fatto che 'i servizi non chiuderanno'. La gestione tecnica e aziendale, inerme di fronte ai problemi e incapace di valorizzare il proprio personale. La Direzione Medica locale, che deve esercitare appieno le sue importanti funzioni e battagliare con unghie e denti per il proprio presidio, senza piegarsi mai a  chi dimostra di non avere a cuore né gli utenti né i professionisti”.

 

Serve una reazione forte e immediata da parte di tutti. In primis ai cittadini, conclude Demagri, perchè non accettino il modo deleterio di gestire la sanità e che il servizio pubblico si degradi nell'indifferenza. “E rivolgo un appello agli amministratori locali: smettetela di guardare il dito (la difesa formale dei muri e dei punti nascita sventolata in campagna elettorale) invece che la luna (la tenuta del personale sanitario). Il sistema regge solo se ci sono i professionisti. Vorrei vedere gli amministratori fare capannello fuori dagli ospedali per dire 'basta allo stillicidio di competenze'”.

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