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Trento
05 ottobre | 17:08

Pubblicità sui social con sacchi di pellet in vendita a meno della metà del prezzo di mercato: "Sono truffe, attenzione. Incassano i soldi e non spediscono nulla"

Continua a tenere banco la "truffa del pellet": con i primi freddi tornano gli e-commerce fantasma che incassano il pagamento anticipato e non consegnano mai i bancali

Pubblicità sui social con sacchi di pellet in vendita a meno della metà del prezzo di mercato: Sono truffe, attenzione
di Redazione

TRENTO. Offerte troppo belle per essere vere. 

 

Pellet in vendita a meno della metà del prezzo di mercato, pagamento anticipato e bancali che non arrivano mai. Con l'avvio della stagione del riscaldamento torna la cosiddetta truffa del pellet, un fenomeno ormai sistemico al centro di un warning ufficiale dell'Associazione Italiana Energia dal Legno (Aiel) che mette in guardia dagli acquisti non verificati sul web (qui l'articolo).

 

A ricostruire il fenomeno è Truffa.net, portale specializzato in informazione e prevenzione delle truffe online e offline. Tra i sistemi di riscaldamento domestico, le stufe a biomassa sono quelli che hanno registrato la crescita più consistente negli ultimi decenni: una diffusione capillare che ha trasformato il pellet in un bersaglio privilegiato per la criminalità informatica, soprattutto nei mesi autunnali in cui la domanda sale.

 

Il copione, come emerge dalle continue segnalazioni raccolte da Aiel, si ripete con modalità consolidate: piattaforme e-commerce fittizie o annunci sponsorizzati sui social media che promettono carichi di pellet a prezzi nettamente inferiori ai listini di mercato. Il prezzo è la vera esca. A fronte di un costo medio che per un sacco da 15 chili oscilla tra i 7 e gli oltre 10 euro, a seconda dell'essenza e delle certificazioni di filiera, le finte promozioni scendono addirittura sotto la soglia dei 4 euro. Per dare credibilità all'offerta, i truffatori ricorrono a loghi contraffatti e identità aziendali usurpate.

 

Una volta completato il pagamento anticipato, i recapiti del venditore svaniscono nel nulla e i bancali acquistati non vengono mai consegnati. Chi ha ordinato si ritrova senza combustibile proprio all'inizio della stagione fredda e senza alcun interlocutore a cui rivolgersi.

 

Il raggiro mostra poi un aspetto particolarmente insidioso: negli ultimi tempi si moltiplicano i casi di spoofing o manomissione documentale, in cui fatture apparentemente conformi riportano coordinate bancarie fittizie intestate a terzi. Il rischio, quindi, non si esaurisce nella scelta del sito: anche un documento che sembra in regola può nascondere un Iban che non appartiene all'azienda.

 

Per acquistare in sicurezza, gli esperti di Aiel suggeriscono di verificare prima di tutto la legittimità del fornitore attraverso il database ufficiale ENplus, confrontando con attenzione il codice identificativo dell'azienda, l'indirizzo internet, i recapiti telefonici e la casella di posta elettronica registrati.

 

"Se una proposta economica fuori mercato rappresenta la spia d'allarme più evidente, il fattore prezzo non può essere considerato l'unico elemento di giudizio. Prima di autorizzare il bonifico è fondamentale verificare l'effettiva corrispondenza tra l'intestatario del conto e la ragione sociale dell'impresa; se l'addebito è già avvenuto, occorre mettersi immediatamente in contatto con il proprio istituto di credito per richiedere il blocco della transazione e sporgere tempestiva denuncia alle autorità competenti tramite la Polizia Postale", scrive Nino Lucchesi, autore e responsabile di Truffa.net.

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