L'Unione europea indaga su Booking: "Quest'estate boom di truffe nelle prenotazioni". E incombe la vertenza miliardaria avviata dagli albergatori
Dalle case vacanza fantasma al phishing sui pagamenti, servono controlli rigorosi e maggiore responsabilità delle piattaforme. La Commissione europea vuole vederci chiaro. Asat: "Un fenomeno che denunciamo da tempo e che assume dimensioni sempre più preoccupanti". E c'è sullo sfondo la vertenza sulle clausola di parità tariffaria avviata dagli albergatori

TRENTO. Tempi difficili per Booking? Il colosso delle prenotazioni online è nel mirino di migliaia di albergatori europei con una class action avviata ormai l'anno scorso. A questa vertenza si è aggiunta l'indagine della Commissione europea per verificare il rispetto dei Digital services act, con particolare attenzione agli annunci fraudolenti, alle truffe di phishing e alla trasparenza delle inserzioni sponsorizzate.
"I fatti di cronaca dell’estate 2026 dimostrano come quest’anno ci sia stato un boom delle truffe legate al settore delle prenotazioni alberghiere", spiega Assoutenti. L'associazione ha accolto positivamente l'apertura dell'inchiesta. "A Cesenatico la truffa del finto residence ha lasciato oltre 120 persone senza alloggio, stessa cosa è avvenuta a Milano Marittima, dove la struttura pubblicizzata e prenotata dagli utenti si è rivelata inesistente; a Siena un profilo fake è stato utilizzato per pubblicizzare una casa fantasma a Roma, attirando numerosi turisti".
Segnalazioni sparpagliate in tutta Italia e in questo contesto non sono esclusi il Trentino e l'Alto Adige con alcuni casi di truffe e raggiri nel corso della stagione estiva.
Ai falsi annunci si aggiungono i messaggi di phishing che sempre più spesso vengono inviati ai turisti che hanno già bloccato il soggiorno tramite Booking: comunicazioni che contengono tutti i riferimenti delle prenotazioni e, con la scusa di presunti problemi con i pagamenti, invitano a cliccare su link esterni per reinserire o confermare i dati della carta di credito, con l'obiettivo di sottrarre denaro alle vittime. Ora la Commissione europea vuole vederci chiaro e ha acceso i riflettori.
"L’indagine europea contribuirà a fare chiarezza non solo sull’efficacia dei sistemi di verifica e controllo sugli annunci fraudolenti - dice Gabriele Melluso, presidente di Assoutenti - ma anche sulla riconoscibilità degli annunci sponsorizzati che possono sviare le scelte dei consumatori. La sicurezza delle prenotazioni online deve diventare una priorità: più controlli, maggiore trasparenza e responsabilità concrete delle piattaforme sono essenziali per proteggere i consumatori".
Una questione sarà seguita anche dall'associazione di categoria trentina.
"Accogliamo con favore l’attenzione della Commissione europea su un fenomeno che denunciamo da tempo e che assume dimensioni sempre più preoccupanti", commenta Davide Cardella, direttore di Asat. "Le truffe online sono diventate estremamente sofisticate e colpiscono i turisti, ma anche gli stessi albergatori, che si trovano a gestire tentativi di frode sempre più difficili da riconoscere. I criminali informatici sfruttano la credibilità delle piattaforme di prenotazione e, in alcuni casi, informazioni dettagliate sui soggiorni per rendere particolarmente convincenti le comunicazioni fraudolente. Non possiamo però lasciare che la responsabilità della sicurezza ricada esclusivamente sulle strutture ricettive e sui loro clienti".
Le grandi piattaforme, "che ricoprono un ruolo centrale nella distribuzione turistica e ne traggono importanti benefici economici, devono assumersi responsabilità altrettanto significative nella prevenzione delle frodi, nella protezione dei dati e nella tempestiva gestione delle segnalazioni", aggiunge Cardella. "La fiducia dei consumatori è un patrimonio fondamentale per tutto il settore turistico e tutelarla deve essere un impegno condiviso".
Parallelamente prosegue la vertenza avviata un anno fa dagli albergatori di tutta Europa per la clausola sulla possibilità di offrire una tariffa più bassa rispetto alla piattaforma.
Una causa che si stima miliardaria e che punta a recuperare fino al 30% delle commissioni totali pagate al colosso nel periodo tra il 2004 e il 2024. Un'azione legale collettiva avviata da Hotrec (associazione europea dell'ospitalità), appoggiata in Italia da Federalberghi e rilanciata dalle associazioni nazionali di categoria in 25 Paesi europei. Dall'Austria al Belgio, dalla Croazia a Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Grecia, Ungheria, Islanda, Irlanda, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Slovenia, Svizzera (Qui articolo).
Per il Trentino la causa viene sostenuta da Asat, rappresentante di Federalberghi sul territorio provinciale (Qui articolo). Nei mesi scorsi ha effettuato un'approfondita ricognizione tra gli associati con l'obiettivo di verificare le varie situazioni e stimolare le adesioni a sostegno della vertenza, interamente finanziata da un soggetto specializzato terzo che in caso di successo trattiene una percentuale sulla transazione di accordo finale.
Un'iniziativa che prende le mosse a seguito della sentenza della Corte di giustizia europea del 19 settembre 2024, che ha stabilito che le clausole di parità tariffaria imposte dalla piattaforma (cosiddetta parity rate) violavano il diritto europeo della concorrenza. L'accusa, infatti, è di aver monopolizzato il mercato contro il principio di libera concorrenza dell'Unione europea. Le clausole, questa l'accusa, hanno impedito agli hotel di offrire prezzi o disponibilità migliori sui propri siti web.
"Le strutture pagano a Booking una commissione che varia dal 15% al 20% del prezzo totale della camera, cioè sul lordo compreso di Iva e non sul netto che l’albergo incassa. Le clausole hanno messo gli hotel in una posizione di svantaggio competitivo e avrebbe impedito la concorrenza sui prezzi. Questa impostazione ha limitato le vendite dirette e l'autonomia alberghiera. L'uso da parte di Booking.com di clausole anticoncorrenziali ha causato un danno finanziario significativo per le imprese turistico ricettive italiane", conclude Davide Cardella.


















