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Trento
27 settembre | 06:00

L'Europa vuole regolamentare gli affitti brevi, gli albergatori: "Un eccesso che stravolge la pianificazione di un territorio tra overtourism e problemi per i residenti"

La Commissione europea lavora a un regolamento per indicare a Stati, Regioni e Comuni il potere di vietare oppure limitare gli affitti brevi. Il governo italiano e Confedilzia sono dubbiosi, mentre Asat in Trentino è più possibilista: "L'eccesso di questa tipologia può comportare lo svuotamento dei centri storici, l'abbandono della residenzialità e un aumento dei costi per i residenti. Un Comune deve avere gli strumenti per poter intervenire nella pianificazione di un'area"

L'Europa vuole regolamentare gli affitti brevi, gli albergatori

TRENTO. "E' necessario ripristinare un equilibrio". Queste le parole a il Dolomiti di Alberto Bertolini, vice presidente di Asat. "E' legittimo che ci sia un ventaglio di proposte molto ampio ma si è sviluppato un eccesso di offerta che, soprattutto nel lungo periodo, rischia di avere effetti negativi rispetto ai benefici".

 

Il tema è quello degli affitti brevi. Una tipologia di offerta che si è largamente diffusa un po' ovunque. C'è un appartamento a disposizione? Oggi è innegabilmente che un proprietario sia più orientato alla locazione turistica rispetto a quella tradizionale perché è considerata più remunerativa e garantisce una flessibilità maggiore nella gestione dell'immobile.

 

Questa dinamica, però, comporta una serie di ripercussioni sulla disponibilità di alloggi per famiglie e lavoratori, un aumento medio del prezzo, un cambio di fruizione degli immobili e un diverso utilizzo dei servizi. Una situazione che accomuna moltissime destinazioni italiane e internazionali.

 

Per questo la Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento per indicare a Stati, Regioni e Comuni il potere di vietare oppure limitare gli affitti brevi. Un esempio? Un'amministrazione locale potrebbe intervenire se le case iniziano a costare troppo rispetto ai redditi degli abitanti. Un testo che, almeno sulla carta stringente, potrebbe essere stringente perché pubblicato come provvedimento e non come direttiva: cambia che si applicherebbe a tutti i Paesi dell'Unione europea senza la necessità di approvare specifiche leggi nazionali.

 

In questo modo verrebbero legittimate le norme approvate dai sindaci di molte città che cercano di limitare la continua diffusione di affitti brevi con l'introduzione di regole più severe. Ora il rischio, però, è quello dei ricorsi e del contenzioso in tribunale. 

 

Il piano europeo prevede di introdurre limitazioni nelle aree definite "sotto stress abitativo", definite così attraverso la presa in esame di alcuni parametri precisi: i prezzi di vendita delle case sono schizzati troppo in alto (almeno 8 volte superiori in media ai redditi annuali degli abitanti), un divario che deve essere peggiorato nei 10 anni precedenti e che non è destinato a migliorare nel successivo triennio sulla base della domanda di acquisto e dell'andamento della popolazione. 

 

Un altro strumento è di intervenire sulla possibilità di acquisto degli immobili che non siano l'abitazione principale del proprietario oppure a disposizione di un inquilino sul lungo periodo. 

 

"L'eccesso di affitti brevi può comportare lo svuotamento dei centri storici, l'abbandono della residenzialità e un aumento dei costi per i residenti", continua il vicepresidente di Asat. "Una decina di anni fa non c'erano inoltre i problemi di overtoursim e in questo arco di tempo c'è stata un'esplosione incontrollata di questa tipologia di offerta. Una proposta legittima e che in alcuni casi può rivitalizzare un'area ma deve valere la regola 'stesso mercato, stesse regole' perché altrimenti si snatura il settore e ci possono essere impatti negativi più in generale".

 

Una proposta che non sembra piacere al governo italiano, un regolamento che è contestato anche da Confedilizia, la principale associazione che rappresenta i proprietari di case. Già Asat, emanazione in Trentino di Federalberghi, invece è molto più possibilista. "E' un fenomeno che si inserisce sulla regolamentazione del piano urbanistico", aggiunge Bertolini. "Questa crescita esponenziale degli affitti brevi può stravolgere un Prg definito e una visione di sviluppo del territorio".  

 

Limitare gli affitti brevi e le seconde case non risolverebbe la carenza abitativa ma viene considerata una risposta. Un provvedimento molto discusso perché l'Europa andrebbe a intervenire direttamente sulla materia delle compravendite immobiliari.

 

"Oggi però un'amministrazione comunale si trova a dover fare i conti con queste scelte", evidenzia Bertolini. "Oggi il rischio è di subire la diffusione degli affitti brevi. Se una casa viene proposta sul mercato delle locazioni turistiche, la decisione di un proprietario incide sulla definizione di zona residenziale oppure ricettiva. C'è una modifica sulla pianificazione del territorio. E' un aggiramento di questi strumenti che comporta un disequilibrio che va gestito perché sul lungo periodo può comportare problemi più ampi".

 

Una soluzione è quella di una modifica delle classificazioni. "Si dovrebbe avere la possibilità di avere un codice diverso per poter emettere delle licenze e mantenere in equilibrio il sistema. Un Comune deve avere gli strumenti per misurare e gestire la programmazione del proprio ambito", conclude Bertolini.

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