Affitti brevi, Ora! lancia l'allarme nelle valli ladine: "Chi gestisce più appartamenti non può essere trattato come l'affitto occasionale di una famiglia"
Il partito interviene sulla situazione abitativa delle valli ladine e propone tre misure: distinguere gli operatori professionali dai privati, incrociare i dati sugli annunci e tutelare le abitazioni per i residenti

BADIA. “Gli affitti brevi sono una parte legittima dell’ospitalità delle nostre valli, ma quando la gran parte degli annunci è un’attività organizzata, non può essere trattata come l’affitto occasionale di una famiglia”. Dopo la notizia del boom degli annunci Airbnb in Alto Adige (Qui articolo), la discussione sull’impatto degli affitti brevi si sposta nelle valli ladine.
A sollevare la questione è David Pedratscher, membro dell'assemblea regionale e nazionale di “Ora!”, il partito fondato da Michele Boldrin. In una lettera a Il Dolomiti delinea la situazione delle valli ladine e propone tre interventi: distinguere gli affitti occasionali dalle attività organizzate, rendere più trasparenti i dati sugli alloggi turistici e impedire che le abitazioni destinate ai lavoratori stagionali riducano ulteriormente quelle disponibili per i residenti.
“In un anno gli annunci su Airbnb in Alto Adige sono cresciuti del 19,9%, contro il 7,2% della media italiana. Quasi nove annunci su dieci fanno capo a operatori che gestiscono più alloggi e oltre il 66% degli immobili è disponibile per più di sei mesi all'anno. Tra i comuni con più annunci c'è Badia, con 279. Sono numeri che pesano sulle valli ladine”, scrive.
Come riportato dalla stessa Giunta provinciale riunita a San Martino in Badia, le locazioni a fini turistici, insieme ai prezzi elevati e alla scarsità di aree edificabili, riducono sempre più la disponibilità di alloggi per la popolazione residente.
Il vincolo per la popolazione residente, pensato per tutelare la disponibilità di abitazioni per chi vive stabilmente sul territorio, viene definito come uno strumento “relativamente debole, perché gli alloggi vengono acquistati anche per i collaboratori delle imprese turistiche”. Insomma, alla fine case e appartamenti, nonostante i vari tentativi, rischiano di finire ad uso di chi il territorio lo vive solo in parte, mentre chi vi risiede tutto l’anno fatica a trovare una sistemazione.
Ma Pedratscher non vuole condannare gli affitti turistici in toto: “Gli affitti brevi sono una parte legittima dell'ospitalità delle nostre valli – specifica –, e chi affitta ogni tanto la propria casa non va ostacolato. Ma quando la gran parte degli annunci è un'attività organizzata, non può essere trattata come l'affitto occasionale di una famiglia. Non servono divieti generali: servono regole proporzionate e dati affidabili”.
“Ora!” mette quindi sul tavolo tre proposte. In primis “distinguere chi affitta occasionalmente la propria abitazione, con regole semplici, da chi gestisce più alloggi in modo professionale, con una disciplina più rigorosa, come per un'attività ricettiva, nei comuni dove la pressione sulla casa è più alta, individuati con indicatori pubblici”.
La seconda proposta riguarda invece la distinzione tra chi è in regola e chi opera abusivamente. “In Alto Adige 688 annunci (il 7,4%) non indicano ancora il Codice identificativo nazionale (codice univoco assegnato dal Ministero del Turismo a tutte le strutture ricettive e alle locazioni turistiche/brevi in Italia, ndr). Vogliamo incrociare la banca dati del Cin con i registri di Provincia, Comuni e piattaforme, pubblicando periodicamente i dati comune per comune, a partire dalle valli ladine”.
Infine un occhio di riguardo per gli alloggi destinati al personale delle imprese turistiche: “Servono, ma devono essere alloggi in più, non case sottratte a chi vive e lavora qui tutto l'anno, e con un contratto d'affitto separato da quello di lavoro”.
Chiude la lettera una richiesta alla Provincia: “Abbiamo chiesto quanti alloggi a canone sostenibile servono nelle valli ladine e con quali tempi. Sapere quante case sono già uscite dal mercato residenziale è il primo passo per rispondere”, conclude Pedratscher.


















