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Trento
14 agosto | 06:00

Siccità e acqua contesa, nei torrenti basta una pompa 'illegale' per mandare in crisi l’ecosistema. Controlli della forestale, i pescatori: “Ambiente prima dell’energia”

Sono continui i controlli portati avanti su tutto il territorio con l'impegno dell'Associazione Pescatori Dilettanti del Trentino assieme alla Forestale. "Abbiamo incontrato situazioni nelle quali il prelievo appariva chiaramente eccessivo rispetto alla portata disponibile" spiega il presidente Christian Tomasi. "Sui piccoli corsi d'acqua basta poco per passare da una situazione difficile a una situazione critica. E quando l'acqua diminuisce, anche un prelievo apparentemente modesto può avere conseguenze importanti"

Siccità e acqua contesa, nei torrenti basta una pompa 'illegale' per mandare in crisi l’ecosistema

TRENTO. L’acqua nei piccoli torrenti del Trentino è sempre meno. E quando la portata cala, basta poco per fare la differenza: una presa, una pompa, una derivazione oltre il necessario. A tenere controllata la situazione proprio in questi giorni è l'Associazione dei pescatori dilettanti del Trentino che, assieme alla Forestale, sta passando al setaccio rii e corsi d’acqua minori per verificare cosa sta realmente accadendo sul territorio.

 

Interventi non di poco conto che Apdt sta portando avanti con le risorse a disposizione e con l'impegno di diversi volontari che rappresentano una risorsa preziosa.  Il bilancio dei controlli, in appena due giorni, è già significativo: almeno venti piccoli torrenti monitorati e cinque interventi effettuati. 

La Provincia ha recentemente introdotto, in via temporanea, la possibilità per i Consorzi di bonifica e di miglioramento fondiario di chiedere una rimodulazione del Deflusso minimo vitale, a determinate condizioni e garantendo comunque la tutela della fauna ittica. La misura resterà in vigore fino al ritorno a una situazione di bassa severità idrica e comunque non oltre il 30 settembre. L'obiettivo è quello di rispondere ai fabbisogni agricoli. “Nella situazione che stiamo vivendo serve la massima attenzione perché il problema, soprattutto sui piccoli corsi d'acqua, è molto più complesso di quanto possa sembrare” ha spiegato a il Dolomiti Christian Tomasi, presidente dell'Associazione Pescatori Dilettanti Trentini. 

 

Il nodo principale è quello della rete di derivazioni che è difficile da controllare. Una rete capillare e articolata, fatta di prese, tubazioni, canalizzazioni e captazioni che rendono tutt’altro che semplice avere un quadro completo di quanto viene prelevato dai singoli corsi d’acqua.

Foto derivazioni presenti in Trentino

(In rosso le derivazioni presenti in Trentino)

 

Per capire se un prelievo è regolare non basta quindi guardare quanta acqua c’è nel torrente. Bisogna verificare chi dispone della concessione, quali quantitativi può prelevare, quali sono i limiti previsti e, soprattutto, se questi limiti vengono rispettati. E poi ci sono le situazioni abusive o difficilmente controllabili: una pompa, una gomma, una piccola captazione per un orto. Singolarmente possono sembrare episodi irrilevanti. In un piccolo rio già povero d'acqua, però, possono fare la differenza. “Sui piccoli rii la situazione è particolarmente delicata – spiega Tomasi – perché anche un prelievo che, in condizioni normali, potrebbe sembrare irrilevante può diventare significativo quando la portata naturale è già molto bassa”.

 

C'è anche un altro problema, molte opere di presa non sono realizzate in modo tale da rendere impossibile derivare più del dovuto. Una presa ben progettata dovrebbe impedire strutturalmente il superamento della quantità che può essere derivata, assicurando il deflusso minimo vitale.

 

“In questi giorni – spiega Tomasi - non ci sono arrivati avvisi o segnalazioni formali da parte degli enti che gestiscono le derivazioni. Eppure, durante i nostri controlli, abbiamo incontrato situazioni nelle quali il prelievo appariva chiaramente eccessivo rispetto alla portata disponibile. Non è nostra intenzione puntare il dito contro i Consorzi. Sappiamo bene che anche per loro controllare ogni singolo utilizzatore, soprattutto su una rete così articolata di piccoli corsi d'acqua, non è semplice. Ma proprio per questo riteniamo fondamentale che, in questa fase, il controllo sul territorio sia massimo”.

 

Negli ultimi due giorni l'Associazione dei Pescatori Dilettanti Trentini ha monitorato almeno venti piccoli torrenti e rii ed è intervenuta in almeno cinque situazioni. In alcuni casi, come già detto,  la portata naturale era ormai talmente ridotta da rendere necessario il recupero della fauna ittica e il suo trasferimento in condizioni più sicure. In altri casi, invece, sono state riscontrate situazioni riconducibili a prelievi eccessivi. Da qui la decisione di intervenire, insieme alla Forestale, per ripristinare la situazione di legalità e restituire acqua ai corsi. “A loro – spiega Tomasi riferendosi ai forestali - va il nostro ringraziamento per la presenza e per la collaborazione: il lavoro congiunto sul territorio è oggi più importante che mai”.


Il tema dei controlli si intreccia inevitabilmente con la decisione della Provincia di consentire, in presenza di determinate condizioni, una rimodulazione temporanea del Deflusso minimo vitale. La misura, dice la Pat, consente ai Consorzi di bonifica e ai Consorzi di miglioramento fondiario di chiedere, in presenza di determinate condizioni, una rimodulazione temporanea del deflusso minimo vitale (Dmv), cioè della quantità d'acqua che deve rimanere nei corsi d'acqua a valle delle opere di presa per salvaguardare l'equilibrio ambientale e la sopravvivenza della fauna ittica. 

L'intervento, come già detto, serve per far fronte alla situazione di severità idrica e garantire una risposta ai fabbisogni agricoli. Sul territorio, spiega l'Associazione dei pescatori dilettanti del Trentino, rischia di essere interpretata in modo diverso rispetto alle intenzioni della norma. “Il rischio è che passi un messaggio sbagliato” spiega Tomasi. “La possibilità di rimodulare il Deflusso minimo vitale non significa che si possa prelevare acqua senza tenere conto delle condizioni del corso d'acqua. In una situazione di carenza idrica, anzi, serve ancora più attenzione”.

Perché sui piccoli corsi d'acqua basta poco per passare da una situazione difficile a una situazione critica. E quando l'acqua diminuisce, anche un prelievo apparentemente modesto può avere conseguenze importanti. “La fauna ittica non può aspettare che qualcuno si accorga del problema quando l'alveo è ormai quasi asciutto”.

 

L'attenzione quindi è molto alta. “Le portate – sottolinea ancora Tomasi - sono sotto pressione e, soprattutto, le temperature dell'acqua sono spesso vicine ai limiti di sicurezza per i pesci. Una riduzione della disponibilità idrica accompagnata da temperature elevate rappresenta una combinazione particolarmente delicata per gli ecosistemi acquatici”.

 

Ma la partita sull'acqua non riguarda soltanto l'agricoltura. In una fase di carenza idrica, secondo l'Associazione dei Pescatori Dilettanti Trentini, anche gli altri utilizzatori della risorsa devono essere chiamati a fare la propria parte. E tra questi ci sono le derivazioni idroelettriche. 

 

Il punto, per l'Associazione, non è mettere in contrapposizione agricoltura, energia e ambiente. È stabilire una priorità quando l'acqua non basta per tutti.  “Come stabilito dal Piano generale di utilizzazione delle acque pubbliche - chiarisce Tomasi - le priorità nell’utilizzo della risorsa idrica sono, in ordine di importanza, potabile, irriguo e idroelettrico. Il deflusso minimo vitale rappresenta quindi un limite che non può essere sacrificato e, in ogni caso, l’utilizzo irriguo prevale su quello idroelettrico. Nel caso di derivazioni irrigue poste a valle di derivazioni idroelettriche, queste ultime devono essere ridotte nella misura necessaria a garantire la disponibilità d’acqua per il prelievo irriguo a valle, senza che ciò comporti una riduzione del deflusso previsto a valle delle derivazioni irrigue”.

 

Un principio, spiega sempre l'associazione che “dovrebbe trovare piena applicazione soprattutto nei periodi di maggiore carenza idrica. Ci auguriamo quindi che le derivazioni destinate alla produzione di energia possano coordinarsi con gli altri utilizzi della risorsa e adottare una gestione realmente virtuosa, capace di tenere conto non soltanto della redditività della concessione, ma anche delle esigenze ambientali e di quelle della collettività”.

Se da una parte c'è la necessità di garantire acqua all'agricoltura, dall'altra ci sono gli ecosistemi che dipendono da quella stessa acqua e, ancora, gli impianti che la utilizzano per produrre energia.  “Serve stabilire una priorità quando l'acqua non basta per tutti. Perché un torrente non è una tubazione dalla quale attingere finché rimane qualcosa. È un ecosistema. E se l'acqua viene tolta, quella che resta deve essere sufficiente a mantenerlo vivo. In questi giorni, sui piccoli rii del Trentino, lo stiamo vedendo con i nostri occhi” conclude Tomasi.

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