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Trento
18 agosto | 20:59

Lagorai, l'allarme da uno degli ultimi luoghi incontaminati del Trentino: "Fazzoletti, rifiuti abbandonati, persone poco preparate ed escrementi vicino alle fonti d'acqua"

Dopo aver percorso per l'ennesima volta la Translagorai, Attila Dalla Palma racconta una realtà che non si sarebbe aspettato di incontrare lungo uno dei trekking più impegnativi del Trentino: il professionista dell’outdoor riporta l’attenzione sulla crescente presenza di escursionisti poco preparati e sulla necessità di conoscere i propri limiti prima di affrontare itinerari di questo livello 

Lagorai, l'allarme da uno degli ultimi luoghi incontaminati del Trentino
di Viola Bazzanella

TRENTO. Il Lagorai è uno dei pochi posti in Trentino dove il turismo di massa non è ancora arrivato. Vette maestose, laghetti alpini con l’acqua trasparente e boschi incontaminati: lo attraversa la ‘Translagorai’, quasi 80 chilometri di sentiero e uno dei trekking 'classificati' tra i più difficili delle Dolomiti.

 

Qualcosa però sta cambiando e ce lo racconta chi vive quella montagna ogni giorno. Attila Dalla Palma è una guida escursionista e professionista dell'outdoor. Organizza viaggi e tour di trekking e bicicletta in tutta Italia ed è conosciuto sui social come 'Attila Adventure', dove pubblica video dei suoi percorsi da quando, durante il Covid, ha iniziato a parlare della montagna online. 

 

Dopo aver finito la sua ultima Translagorai, Dalla Palma ha deciso di raccontare quello che aveva visto lungo tutto il percorso:"Ho trovato un ambiente che un sentiero del genere non mi sarei mai aspettato: fazzoletti abbandonati lungo i sentieri, plastica, contenitori di cibo e tante persone poco preparate per un percorso di quel livello, nonostante lungo la Translagorai ci siano tanti cartelli che avvisano chiaramente quanto sia difficile il percorso” dichiara la guida escursionistica a Il Dolomiti. Molti turisti incontrati non avevano dunque né l'attrezzatura giusta né la consapevolezza di cosa stessero affrontando.

Ma l’episodio che lo ha lasciato completamente sconvolto è stato aver trovato degli escrementi lungo un ruscello vicino al Lago Brutto, specchio d'acqua alpino a 2207 metri di quota nel cuore della catena del Lagorai, sopra la Val di Fiemme. Sembra un piccolo dettaglio, forse per qualcuno anche insignificante, ma così non è. Si tratta di zone con pochi animali di grossa taglia e ciò significa che l'acqua resta naturalmente pulita: “È un punto importante dove rinfrescarsi dopo ore e ore di cammino. Trovarla sporca così - spiega Dalla Palma - è disgustoso.”

 

Un’altra cosa che lo ha scosso, riguarda i fuochi. In un’estate in cui gli incendi hanno colpito il Nord Italia, passando dal Friuli Venezia Giulia al Trentino Alto Adige, trovare falò accesi sulle cime  e persino pezzi di fuochi d’artificio in un ambiente dove basta una scintilla per innescare un disastro, lo ha profondamente turbato. Per capirne di più lui stesso si è informato, contattando i vigili del fuoco: “Alcuni di quei fuochi - evidenzia sempre Dalla Palma -, erano legati a una vecchia tradizione pastorale della Val di Fassa”. Una spiegazione che però “non cambia le cose: infatti con la siccità di questi mesi resta comunque pericoloso, e servirebbe più informazione anche su chi mantiene queste usanze” prosegue l’esperto. 

Il tema dell’overtourism non riguarda solamente il Lagorai. Da anni si discute di come regolamentare l’accesso ad alcune zone alpine più fragili, tra sentieri presi d’assalto, parcheggi pieni e rifugi prenotati mesi prima. È un fenomeno che negli ultimi anni ha toccato anche zone che fino a poco tempo fa restavano fuori dal  turismo di massa, proprio come il Lagorai. 

 

Una soluzione, secondo ‘Attila Adventure’ potrebbe essere quella di prendere in considerazione ciò che fa la Slovenia: “Per alcune valli e percorsi più delicati, lo stato sloveno prevede un numero limitato e chiuso di accessi. Ma ciò non basta - aggiunge -. Prima di tutto serve che le persone abbiano coscienza di cosa riescono a fare in montagna e cosa no”. 

 

A dare rilievo al suo discorso è un esempio che Dalla Palma riporta spesso quando parla di ‘preparazione’

 

Da due anni segue un ragazzo che aveva come sogno quello di riuscire a percorrere tutta la  Translagorai: prima di affrontarla si è allenato a lungo, per più di due anni, perdendo trenta chili e aspettando di sentirsi davvero pronto. Un percorso fatto di passi piccoli e di conoscenza dei propri limiti quindi, che “dovrebbe essere la regola per chi vuole affrontare un trekking impegnativo, non l’eccezione” conclude il professionista. 

 

Il Lagorai è ancora oggi una delle poche zone del Trentino dove è possibile camminare per molti giorni senza incontrare tanta gente: in questo posto la natura è poco affollata, a differenza di altre montagne più conosciute e più frequentate dai turisti. Ma questa situazione, vista la testimonianza della guida, potrebbe già essere in fase di cambiamento. Tutto dipenderà probabilmente anche da quante persone decideranno di ascoltare e seguire il messaggio lanciato da chi conosce bene la montagna.  

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