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| 26 agosto | 16:25

''Non solo fazzoletti, è proprio pieno di escrementi. E sotto il cartello 'non accendere fuochi', i resti di un tentato falò'', al Bivacco dei Loff cafoni in azione: ''Serve rispetto''

Non si fermano le denunce di chi in montagna si ritrova fazzoletti sporchi lasciati a terra, escrementi e in questo caso, anche il tentativo di accendere un falò nonostante l'evidente siccità. L'escursionista sul gruppo Facebook: "Ho tirato via tutto, la legna rimessa dentro e i sassi sotto la panca. Scusate lo sfogo, ma veramente sono cose che mi fanno arrabbiare" 

Non solo fazzoletti, è proprio pieno di escrementi
di Margherita Tomadini

TREVISO. Fazzoletti sporchi abbandonati a terra, escrementi nei dintorni del bivacco e persino il tentativo di accendere un falò nonostante il divieto. È quanto denunciato da un’escursionista dopo una visita al bivacco dei Loff, sulle Prealpi Trevigiane (nei pressi del passo San Boldo), nel territorio comunale di Cison di Valmarino.

 

Il bivacco, situato a circa 1.140 metri di quota, è una struttura conosciuta e frequentata dagli appassionati della montagna. Un luogo che, però, secondo quanto raccontato da Romina Bortot in un post pubblicato nel gruppo Facebook dedicato proprio al bivacco, sarebbe stato lasciato da alcuni frequentatori in condizioni tutt’altro che rispettose (non una novità però, visto il triste “trend” dell’estate). 

 

Questo è quello che ho trovato quando sono scesa per fare il video. Non solo fazzoletti, è proprio pieno di escrementi”, racconta l’escursionista mostrando in una FOTO la situazione incontrata nei pressi della struttura.

 

Una scena che riapre un problema segnalato sempre più spesso in montagna: ovvero l’utilizzo improprio dei bivacchi e, soprattutto, l’abbandono di rifiuti e residui nelle immediate vicinanze senza cura per l’ambiente circostante. 

Si tratta però di strutture nate per offrire riparo agli escursionisti, in caso di necessità, e finiscono talvolta per essere considerate alla stregua di alloggi gratuiti, senza che chi le utilizza si preoccupi di lasciare il luogo nelle stesse condizioni in cui lo ha trovato. 

 

Ma ciò che Bortot scrive di aver trovato non si limita ai fazzoletti e agli escrementi. Poco distante dal bivacco qualcuno avrebbe infatti cercato di accendere un fuoco all’aperto, nonostante la presenza di un cartello che vieta esplicitamente di farlo.

 

“Appena sotto la tettoia c’è un cartello con scritto di non accendere fuochi all’esterno, e fuori cosa c’era? Un bel falò”, scrive l’escursionista.

 

Il tentativo, fortunatamente, non sarebbe andato a buon fine. Una circostanza che, considerando la vegetazione secca e il rischio di incendi, avrebbe potuto avere conseguenze ben più serie.

 

Avevano tentato di accenderlo senza risultato, per fortuna, ma col secco che c’è bastava un niente per far partire un incendio”, prosegue l’iscritta al gruppo social nel suo sfogo.

 

L’escursionista dichiara poi di essere intervenuta personalmente per sistemare quanto trovato: “Ovviamente ho tirato via tutto, la legna rimessa dentro e i sassi sotto la panca”.

 

A prevalere, oltre alla rabbia, è soprattutto l’amarezza per la mancanza di rispetto nei confronti di un luogo curato grazie all’impegno di chi dedica tempo ed energie alla sua manutenzione: “Almeno abbiate rispetto per questo posto. Ci sono persone che ci mettono tempo e cuore per mantenerlo in ordine e sempre a posto” è l’appello lanciato dall’escursionista.

 

Anche l’abbandono dei fazzoletti, spesso considerato erroneamente un gesto di poco conto perché la carta viene ritenuta biodegradabile, rappresenta un problema (Qui un articolo sulla questione). La decomposizione può richiedere molto tempo e, oltre all’impatto visivo e igienico, lasciare rifiuti lungo i sentieri e attorno ai bivacchi significa in un certo senso 'scaricare su qualcun altro il compito di raccoglierli'.

 

“Scusate lo sfogo, ma veramente sono cose che mi fanno arrabbiare”, conclude Bortot.

 

Questo è solo un altro triste episodio che si aggiunge alle numerose segnalazioni di comportamenti poco rispettosi nei bivacchi e lungo i sentieri. Luoghi aperti e accessibili a tutti possono continuare a esserlo soltanto se chi li frequenta comprende che usufruirne significa anche assumersi una responsabilità: non lasciare rifiuti, rispettare i divieti, evitare comportamenti pericolosi e lasciare il posto pulito per chi arriverà dopo. Altrimenti la conseguenza di tutto ciò sarà la loro ipotetica chiusura a chiave come è successo al bivacco Luca Vuerich in provincia di Udine dopo diverse e gravi dimostrazioni di completa inciviltà (Qui l'articolo). 

 

Certo, la montagna è di tutti, ma appartiene prima di tutto a chi la rispetta

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