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Bolzano
12 agosto | 20:46

Siccità, il Nordest è a secco: Veneto e Friuli al massimo dell’emergenza. Trento e Bolzano “salvano” l’Adige: "Ma le riserve non sono infinite"

La Provincia di Bolzano, in collaborazione con la Provincia di Trento, Alperia e Dolomiti Energia, grazie a una gestione della produzione in diverse centrali idroelettriche dotate di bacini di accumulo, ha quasi completamente compensato il cosiddetto hydro-peaking sull’Adige, mantenendo costante per settimane la portata presso la stazione idrometrica in corrispondenza del ponte San Lorenzo a Trento a circa 130-140 m³/s

Siccità, il Nordest è a secco: Veneto e Friuli al massimo dell’emergenza

BOLZANO. Il caldo e la siccità continuano a stringere la morsa sul Veneto e sul Friuli Venezia Giulia con un livello di allerta che ormai ha raggiunto il massimo grado. Leggermente diversa la situazione in Trentino e in Alto Adige dove si riesce a contenere l’emergenza grazie alle riserve idriche e a una gestione mirata delle portate dell’Adige che permette, al momento, un livello di allerta medio.  

 

Una strategia che, attraverso i bacini di accumulo e il coordinamento tra Alto Adige e Trentino, sta contribuendo a garantire l’acqua necessaria più a valle, dove agricoltura e approvvigionamento potabile sono sempre più sotto pressione.  Questa la fotografia che è uscita dall’incontro dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici delle Alpi orientali, riunitosi pochi giorni fa. 

 

Secondo quanto riferito nel corso dell'incontro nelle pianure prealpine di Veneto e Friuli Venezia Giulia la situazione è particolarmente critica: la siccità eccezionale prosegue dall’autunno del 2025 e, con la quinta ondata di caldo in corso, le elevate temperature hanno ulteriormente prosciugato i terreni. A crescere è anche la domanda di acqua, sia per l’agricoltura sia per i consumi quotidiani.

 

Per questo è stato attivato il massimo livello di emergenza, previsto quando, nonostante le misure preventive, le risorse disponibili non sono più sufficienti a coprire il fabbisogno. Questo rischia di portare danni irreversibili per l’agricoltura e l’approvvigionamento di acqua potabile. Una situazione che potrebbe rendere necessario, se le condizioni dovessero peggiorare, anche il ricorso a uno stato di emergenza nazionale.

 

Situazione meno drammatica in Alto Adige. Ciò è dovuto al fatto che in Alto Adige si sono verificati ripetutamente temporali di calore. Inoltre, il fabbisogno idrico in Alto Adige può essere soddisfatto per una quota importante tramite numerosi pozzi e necessita quindi in misura minore di prelievi diretti dai corsi d’acqua superficiali. 

 

La Provincia di Bolzano, in collaborazione con la Provincia di Trento, Alperia e Dolomiti Energia, grazie a un’abile gestione della produzione in diverse centrali idroelettriche dotate di bacini di accumulo, ha quasi completamente compensato il cosiddetto hydro-peaking sull’Adige, mantenendo costante per settimane la portata presso la stazione idrometrica in corrispondenza del ponte San Lorenzo a Trento a circa 130-140 m³/s. In questo modo è possibile garantire la portata minima di 80 m³/sec a Boara Bisani per l’approvvigionamento idrico potabile locale e assicurare una riserva minima per i terreni agricoli della zona. A Boara Pisani sono necessari 70-80 m³/sec di portata continua per impedire che l’acqua salata rifluisca attraverso il delta.

 

Le società energetiche Alperia e Dolomiti Energia hanno rinunciato ad entrate maggiori fornendo acqua proveniente dai bacini di accumulo al di fuori dei periodi di produzione di punta, che garantirebbe prezzi migliori. 

 

Con questa misura si è tuttavia contribuito ad alleviare in modo significativo l’emergenza in Veneto, a beneficio della popolazione locale e degli agricoltori, secondo quanto riferito dall’Agenzia per l’ambiente e la tutela del clima.

 

“Sarebbe presuntuoso credere che l’approvvigionamento idrico per la popolazione e l’agricoltura nella parte bassa dell’Adige possa essere garantito per mesi esclusivamente grazie al deflusso dai bacini di accumulo” ha spiegato il direttore dell’Agenzia provinciale per l’ambiente e la tutela del clima Flavio Ruffini. “Al momento nessuno può dire quanto durerà questa situazione e se le persone che vivono lungo l’Adige non avranno ancora urgente bisogno dell’acqua stoccata nei bacini di accumulo per l’approvvigionamento idrico potabile. Infatti, una volta esaurita questa riserva, non ce ne sarebbero altre” ha concluso. 

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