Rischio idrogeologico, nel 2025 spesi oltre 6,5 milioni di euro. “Situazioni più urgenti lungo l’Alemagna, ma servono risorse. La Provincia deve avere un ruolo più forte”
In vista della fine del mandato di presidenza di Roberto Padrin, la Provincia di Belluno fa un bilancio sul fronte della difesa del suolo e della gestione del dissesto idrogeologico. Si tratta infatti della voce che assorbe più risorse, vista la fragilità del territorio. Nel 2025 a farla da padrona sono state le frane lungo l’Alemagna, ma il problema principale restano le risorse umane e finanziarie.

BELLUNO. Ammonta a oltre 6,5 milioni di euro la spesa complessiva sostenuta dalla Provincia di Belluno nel 2025 per la mitigazione del rischio idrogeologico. Un anno difficile, soprattutto per le frane che hanno travolto il Cadore e l’Alemagna, ma a pesare continua a essere la carenza di personale dedicato.
L’occasione per fare il punto è la fine del mandato di presidenza di Roberto Padrin e tra gli ambiti di maggiore rilievo c’è la difesa del suolo, seguita dal consigliere Massimo Bortoluzzi e da un ufficio la cui situazione in termini di risorse è definita grave. “Siamo nella condizione - ribadisce Padrin - di dover ringraziare davvero le persone presenti per quanto fatto in questi anni, soprattutto l’ultimo a fronte del difficile momento legato alle frane di Cancia e San Vito. Siamo stati messi a dura prova per il territorio di nostra competenza diretta a Cancia e abbiamo supportato Anas a San Vito, per una frana che mi auguro possa trovare in questa estate una soluzione di massima sicurezza”.
La difesa del suolo assorbe la maggior parte dei 15 milioni di euro a disposizione ogni anno derivanti dai canoni idrici, ma la partita con la Regione è aperta. “In questi anni - prosegue Padrin - abbiamo cercato di instaurare un rapporto costruttivo che venisse incontro alle nostre difficoltà e con fatica abbiamo chiuso alcuni cerchi importanti. C’è già stato un incontro con l'assessore Dario Bond per capire come dare alla Provincia un ruolo più forte, perché vogliamo concretizzare le competenze maturate portando personale e risorse per gestire le situazioni del nostro territorio”.
Quale dunque il bilancio ad oggi? Per il rischio idrogeologico, sono stati stanziati 3.268.000 euro destinati al secondo stralcio dei lavori a Caprile e Villaga-Feltre, entrambi in partenza quest’anno, 2.442.500 euro per gli interventi di somma urgenza, 61.780 euro per gli affidi diretti delle manutenzioni ordinarie e straordinarie e 840.909 euro per servizi e incarichi professionali. Sono poi continuati lavori iniziati negli anni precedenti (8,5 milioni di euro per il piano opere pubbliche) più quelli relativi alla frana di Revis a Lozzo di Cadore, l’ultimo degli interventi di Vaia (si conta di terminare la messa in sicurezza entro l’estate).
Per l’imminente futuro, il piano 2026-2028 prevede ad oggi altri 6,5 milioni di euro. Per quest’anno sono previsti lavori per 1.350.000 euro tra Pirago (Longarone), Villaga (Feltre) e Calincross Miana (Voltago Agordino) per la messa in sicurezza di colate detritiche. Nel 2027 si sale a 4.115.000 euro per intervenire a Cancia, dove si continua la realizzazione di opere di ritenuta, e Borgata Giau di Venas. Nel 2028, invece, 1.000.000 euro è destinato a Costalta di San Pietro di Cadore per il consolidamento di un abitato, Valmaor di Borgo Valbelluna per un dissesto a valle di un gruppo di case, e Cogul di Vallada Agordina per sistemare la via di accesso alla frazione.
“Il territorio è fragile - nota Bortoluzzi - e tutto ciò lo dimostra: in totale, nel 2025 abbiamo avuto 22 segnalazioni di dissesto. A Cancia, in particolare, continuiamo a lavorare con il Tesaf dell’Università di Padova per capire cosa va fatto e con Anas per trovare una soluzione definitiva. Dobbiamo infatti eseguire il secondo stralcio di lavori, ma anche valutare progetti, risalenti al 2017, che prevedevano un canalone per portare via il materiale dall’abitato. Sono interventi costosi, già all’epoca pari a 50 milioni di euro, e anche ricevendo più soldi dai canoni idrici non possiamo spenderli tutti lì: servirà quindi un supporto esterno”.
Ad oggi, inoltre, la Provincia dispone di studi di fattibilità già redatti per interventi pari a 11.395.000 euro. “Servono per concentrarsi su situazioni note - prosegue il consigliere - in caso di nuovi finanziamenti. Certo la ‘lista dei desideri’ è più lunga, ma mancano risorse. Attendiamo intanto la nomina di un commissario con l’ordinanza del Consiglio dei ministri per gli eventi atmosferici della scorsa estate e la ripartizione di ulteriori fondi”.
Infine, nel 2025 sono stati stanziati anche 2 milioni di euro per le Unioni montane, portando il totale dal 2018 a oltre 20 milioni. Anche qui torna il nodo personale, perché ogni progetto presentato richiede un iter complesso prima di erogare i fondi. “Abbiamo già parlato con Bond e la Regione - conclude Bortoluzzi - e l’incontro è stato proficuo, ma continuerò a battermi. Esco spesso nei territori per capirne le esigenze, ma è indispensabile che questo ufficio, che arriva a gestire anche 10 milioni l’anno, sia implementato”.












