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Belluno
03 marzo | 07:44

Idroelettrico, la partita del futuro bellunese vale 50 milioni di euro l’anno: “Coinvolgere gli enti locali nella gestione delle rinnovabili”

Il territorio bellunese si prepara al 2029, anno nel quale è prevista la scadenza delle concessioni di grande derivazione idroelettrica. Il presidente del Consorzio Bim Piave Marco Staunovo Polacco: "La gestione delle fonti rinnovabili deve vedere la partecipazione diretta degli enti locali"

BELLUNO. “La gestione delle fonti rinnovabili deve vedere la partecipazione diretta degli enti locali”: è questo il giudizio netto di Marco Staunovo Polacco, presidente del Consorzio Bim Piave, rispetto alla gestione della produzione idroelettrica nel Bellunese.

 

O meglio, una gestione che deve restare sotto il controllo locale: è dunque chiaro il messaggio politico emerso dal convegno “70 anni. Un patto per il futuro”, dedicato alla scadenza delle concessioni di grande derivazione idroelettrica prevista nel 2029. Del tema si parla infatti ripetutamente, anche in vista del rinnovo dei vertici provinciali: si tratta di quasi 50 milioni di euro annui di benefici tra canoni e sovracanoni. Un ordine di grandezza orientativo stima infatti che il territorio bellunese “attivi” circa 28 milioni di euro l’anno di voci fisse, a cui si possono aggiungere circa 20 milioni (parte variabile e monetizzazione dell’energia gratuita).

 

Come già ricordato da Margherita Vascellari, delegata energia in Confindustria Belluno Dolomiti, in una recente intervista de Il Dolomiti e Dolomind (qui il video), in una provincia come la nostra le ore di produzione energetica del fotovoltaico sono relativamente basse (e l’eolico è quasi a zero), mentre le fonti a ciclo continuo restano le biomasse e l’idroelettrico. “Sicuramente in questo momento l’idroelettrico è molto sviluppato - sottolineava - ma c’è spazio per poterlo ancora sviluppare, anche e soprattutto per sostenere lo sviluppo delle Cer (Comunità energetiche rinnovabili)”.

 

Tanto che in Veneto, quando si parla di idroelettrico, si parla di Belluno: qui si trova oltre il 70% della potenza delle grandi derivazioni riferita alle opere di presa. Nell’intera regione è infatti pari a 427.103 kW, di cui 359.197 kW in provincia di Belluno e, su 34 concessioni complessive, 23 hanno opera di presa qui. Inoltre, il sistema comprende 32 centrali, 16 dighe, 29 dighe minori, vasche di carico e traverse e 2 impianti di pompaggio.

 

Perciò la richiesta alla Regione Veneto è di dialogo costante e di approfondimento tecnico e giuridico per capire come gli enti locali possano partecipare alla gestione delle risorse. Nel frattempo, però, è anche cruciale che il territorio costruisca un percorso di coesione sociale e sviluppo economico, proprio a partire da questo ruolo cui auspicabilmente gli enti saranno chiamati per le decisioni strategiche. Una questione, dunque, di centralità per chi governa direttamente i territori, soprattutto i Comuni più piccoli che, con quelle risorse, possono davvero fare la differenza per le esigenze quotidiane dei loro cittadini.

 

Rimane infine vivo il nodo dei ricorsi dei concessionari rispetto alla parte variabile. C’è infatti un contenzioso aperto con Enel, che non sta versando il dovuto perché ha fatto ricorso contro la normativa regionale di aumento del canone binomio per le grandi concessioni (qui la spiegazione). “Dò per scontato - rimarca l’assessore regionale Dario Bond - che alla fine le risorse previste dalle leggi arrivino al territorio bellunese. Chiunque intende partecipare alle gare per il rinnovo delle concessioni di grande derivazione dovrà prima saldare i propri debiti: è il diritto ad affermarlo”.

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