Belluno e Feltre fuori dalle zone disagiate e la sanità trema tra gettonisti e medici e infermieri che non si trovano, il Pd a Gerosa: “Servono soluzioni concrete”
Dopo le dichiarazioni dell’assessore regionale alla sanità Gino Gerosa che esclude l’ipotesi di Belluno e Feltre come zone disagiate (richiesta che permetterebbe di far fronte alle carenze di personale), i consiglieri Pd Del Bianco e Luisetto esprimono le loro perplessità. “Sorprende il modo con il quale l'assessore liquida la delicata questione della carenza dei medici nel Bellunese”

BELLUNO. Belluno e Feltre non possono essere considerate zone disagiate: le recenti dichiarazioni dell’assessore veneto alla sanità Gino Gerosa non hanno tardato a scatenare immediate reazioni da parte dell’opposizione. “Servono misure concrete e compensative del fatto che si parla di un’area montana” dichiarano infatti Alessandro Del Bianco e Chiara Luisetto (Pd).
Gerosa è recentemente intervenuto sulla stampa per escludere l’ipotesi di dichiarare le due città zone disagiate, come sarebbe invece nelle speranze dei medici di medicina generale del territorio per far fronte alla carenza di personale che riguarda ormai l’intera provincia, compresi i due centri maggiori - dunque non solo le aree periferiche.
Ne avevamo già parlato con Fulvio De Pasqual, segretario di Fimmg Belluno, secondo il quale la carenza di giovani medici non permette di coprire i pensionamenti, vista soprattutto la mancanza di una pianificazione utile in tal senso negli anni (qui l’intervista).
Ora sembrano far eco a queste preoccupazioni anche le dichiarazioni di Del Bianco, assessore feltrino tra i rappresentanti del territorio bellunese in Regione, e Luisetto, vicepresidente della Commissione consiliare che si occupa di politiche sanitarie. “Sorprende il modo tranchant con il quale l'assessore alla sanità - sottolineano - liquida la delicata questione della carenza dei medici nel territorio bellunese. Chiudere le porte, in modo così imperativo, all'ipotesi di far rientrare Belluno e Feltre in zona disagiata ha il sapore della chiusura a un ampio ragionamento sulle misure da adottare per risolvere l'emergenza medici”.
Non solo: le misure auspicate da Gerosa appaiono insufficienti per l’entità del fenomeno da risolvere. L’assessore punta infatti sulla sanità di prossimità come soluzione soprattutto a fronte di una popolazione sempre più anziana, quindi in particolare case di comunità (in provincia sono attive Agordo e Feltre, seguiranno Pieve di Cadore - avviata in fase olimpica come sede della guardia turistica - e Belluno) e ospedali di comunità. Anche in queste realtà, comunque, serviranno medici.
“Ci sembra del tutto insufficiente - commentano - il richiamo di Gerosa a una fantomatica 'reingegnerizzazione del sistema'. Qui, come minimo, servono misure concrete e compensative in virtù del fatto che stiamo parlando di area montana”. L’invito a Gerosa è dunque di portare il tema direttamente in Commissione.
Non solo: i due consiglieri intervengono anche sui nove gettonisti (medici liberi professionisti pagati a ore per sopperire alle carenze di organico) ingaggiati per i pronto soccorso dall’Ulss 1 Dolomiti. “Il fatto che l’Ulss bellunese - ribadiscono - abbia dovuto ricorrere all'assunzione di nove medici a gettone per i pronto soccorso non fa che rendere ancora più macroscopica la necessità di intervenire a monte con misure di sostegno che alla fine sarebbero meno dispendiose. Lo scenario è complesso e richiede massima attenzione: basti pensare alla vicenda di queste ore, che vede a Castion ben 700 pazienti senza medico di famiglia”.
“Infine - concludono - anche in vista dell'apertura delle case di comunità, col rischio che si tramutino in scatole vuote, Gerosa farebbe bene a spiegare nel dettaglio come pensa di risolvere questo nodo. Senza atteggiamenti dal pugno duro che appaiono privi di sostanza”.












