Troppi pazienti dirottati a Cortina, la denuncia del Comitato feltrino: “Forti disagi vista la distanza. A 85 anni non ci si può spostare fin lì per una visita”
Il Comitato feltrino per il diritto alla salute - Giù le mani dalla sanità bellunese interviene su un tema ancora attuale sul fronte sanitario: la gestione delle liste d’attesa. Molti sono infatti i pazienti che chiamano il loro Sportello per denunciare come le prime visite siano fissate a Cortina, luogo difficile da raggiungere soprattutto per gli anziani

BELLUNO. “Con l’apertura dell’ospedale di Cortina, che ci piace ricordare essere a gestione privata, in convenzione con il Sistema sanitario, del colosso della sanità privata Gvm, per alcune prestazioni elencate nella lista pubblicata dall'Ulss 1 Dolomiti molti sono i pazienti dirottati lì. E molti di loro chiamano lo Sportello diritto alle cure per lamentarsi della distanza e del non essere presi in carico da un ospedale pubblico”.
La denuncia arriva dal Comitato feltrino per il diritto alla salute e la rete Giù le mani dalla sanità bellunese che, in sinergia con il progetto di CoVeSaP (Coordinamento veneto sanità pubblica), gestiscono lo sportello feltrino, cui i cittadini possono rivolgersi per presentare ricorsi, in particolare sul fronte liste d’attesa (qui alcuni dati).
Non è la prima volta in realtà che il Comitato segnala la situazione relativamente al dirottamento delle prestazioni su Cortina, definito un “problema che crea disagi notevoli lì dove c’è una distanza notevole e in caso di persone anziane”. Nel farlo, richiama in particolare il cosiddetto ambito di garanzia territoriale, definito dalla normativa regionale come il bacino territoriale minimo entro il quale deve essere soddisfatta la domanda di prestazioni entro i tempi massimi previsti dalla priorità assegnata sulla ricetta.
Sotto questo punto di vista, la realtà bellunese appare critica, viste le notevoli distanze tra gli ospedali dislocati in provincia, tra cui appunto con il Codivilla di Cortina - non semplice da raggiungere per chi vive altrove. “Tra chi si rivolge a noi - sottolinea infatti il Comitato - vi sono persone dall’intera provincia e di diversa età. Qualcuno accetta per paura di perdere la priorità, altri vengono rimessi in lista d’attesa e attendono. Cortina d’Ampezzo, però, non è dietro l’angolo, non è collegata al resto della provincia direttamente e comodamente dai mezzi pubblici e i costi per spostarsi in auto gravano sul bilancio delle famiglie”.
Il caso più recente riguarda un signore feltrino di 85 anni che ha ricevuto come prima istanza a Cortina una visita di primo accesso. Vista l’impossibilità di arrivarci con i mezzi, di guidare o di avere un accompagnatore, la solerzia del personale del Cup ha fornito un nuovo appuntamento, che però non rispetta i dati di priorità. Si va infatti a quasi un mese dall’emissione della ricetta, nonostante il quesito diagnostico da risolvere sia entro 10 giorni.
“Secondo la normativa - nota il Comitato, che ha ricevuto la segnalazione - vi è un ambito territoriale minimo entro il quale deve essere soddisfatta la domanda di prestazione che si identifica, di norma, con il distretto. Ogni singola azienda, dunque anche la nostra Ulss, deve definire un ambito geografico di garanzia assicurato tenuto conto anche delle caratteristiche oro-geografiche territoriali, oltre a dover garantire i tempi massimi. Qualora però l’assistito scelga liberamente di prenotare la prestazione presso una struttura, rinunciando alla prima disponibilità offerta, la prestazione viene codificata in G2 (garantita 2) e, nel caso di primo accesso, non rientra più nel monitoraggio delle liste d’attesa. Pertanto, può essere dato un appuntamento ben oltre i giorni di priorità indicati in ricetta”.
Secondo il Comitato, il problema risiede nel considerare come una scelta personale, e dunque arbitraria, la rinuncia da parte del cittadino a recarsi a Cortina per una visita o prestazione. “Si tratta piuttosto di una necessità - ribadisce - e, a voler pensare male, questa opzione potrebbe anche diventare un espediente per uscire dal monitoraggio nazionale, cioè il sistema che raccoglie dati regionali di garanzia sul rispetto equo dei tempi massimi d’attesa e l’assegnazione di un punteggio ai direttori generali, purtroppo solo nei casi di primo accesso”.
L’appello è quindi di rivedere la tabella di riferimento all’ambito territoriale, che in questo momento, a detta del Comitato: "Facilita Gvm e ospedale di Cortina, le cui attrezzature e ambulatori vanno riempiti per primi dai pazienti bellunesi, ovunque sia il loro luogo abitativo, l’età e la disponibilità economica anche solo per spostarsi”.












