"Un messaggio grave che riaccende polemiche assopite", i medici sulla norma per reintegrare i no-vax radiati: "Un'offesa, anche per le vittime"
Fa discutere l'emendamento di Fratelli d'Italia che punta al reintegro dei medici no vax radiati durante la pandemia Covid. Il presidente dell'Ordine, Giovanni De Pretis: "Qui non abbiamo avuto radiazioni ma la sospensione di un centinaio di figure tra medici e odontoiatri ma è un messaggio grave". L'ex presidente Marco Ioppi alla guida dell'Ordine durante l'emergenza: "Un'offesa: il Trentino aveva pagato un caro prezzo con un tasso di mortalità tra i più alti in Italia con lutti anche nella sanità stessa"

TRENTO. "Personalmente credo che sia una proposta più a fini elettorali che con reali ricadute pratiche sui problemi in sanità". A dirlo Giovanni De Pretis, presidente dell'Ordine dei medici del Trentino, sull'eventuale reintegro dei professionisti no vax radiati in epoca Covid. "Un messaggio che sarebbe grave e una decisione che andrebbe a riaprire una questione che si è affievolita via via che è cessata l'emergenza". Una scelta che sarebbe "Un'offesa" per Marco Ioppi, l'ex numero uno dei medici in quella terribile periodo caratterizzato dalla pandemia.
La discussione si è accesa dopo che Fratelli d'Italia a livello nazionale ha presentato un emendamento per consentire ai medici che non si sono vaccinati contro il Covid di chiedere il reintegro nei vari organici. Il via libera sembrava a un passo ma il provvedimento è andato in stallo per tensioni e dubbi all'interno della maggioranza stessa. Polemico sul punto anche il centrosinistra mentre la norma non piace nemmeno al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Senza tanti giri di parola la Federazione nazionale degli ordini dei medici ha bocciato in toto l'emendamento. La Fnomceo ha parlato di "una delegittimazione" del ruolo degli ordini e, soprattutto, di "un affronto alle vittime del Covid e ai 383 medici e odontoiatri che hanno perso la vita continuando a curare i pazienti".
Un "No" senza se e senza ma anche dal Consiglio direttivo della Società italiana di medicina interna che è intervenuta per esprimere "meraviglia e preoccupazione", e "contrarietà per la decisione che consente il rientro nel Servizio sanitario nazionale di professionisti che hanno pubblicamente assunto posizioni in contrasto con le evidenze scientifiche consolidate e con le raccomandazioni formulate dalle principali istituzioni scientifiche nazionali e internazionali". Il provvedimento intanto è stato accantonato e probabilmente ritornerà sui banchi del parlamento dopo l'estate.
Anche in Trentino non erano mancati i casi di medici no vax, un centinaio di unità a fronte di 3.600 professionisti circa. Quale impatto avrebbe la norma sul territorio?
"Nessuno", commenta de Pretis. "Qui non abbiamo avuto radiazioni ma la sospensione di un centinaio di figure tra medici e odontoiatri. Alcuni poi avevano assolto all'obbligo vaccinale e quindi erano stati reintegrati negli organici mentre altri erano rimasti bloccati fino a quando l'emergenza legata alla pandemia non è via via rientrata".
Un periodo caratterizzato anche da una certa tensione nelle corsie, un sistema in quella fase estremamente sotto pressione. "E questo provvedimento rischia un po' di riaccendere una questione che sembrava ormai risolta", aggiunge De Pretis. "Una scelta che non risolverebbe inoltre le criticità alla base del sistema".
Insomma, per il partito di Giorgia Meloni appare più importante racimolare qualche voto che tutelare la credibilità del metodo scientifico e la qualità della salute. Una decisione inoltre che non andrebbe a risolvere il nodo, pesante, della carenza di personale sanitario. Oltre alle divisioni politiche, anche tecnicamente la vicenda è tutta da valutare e da mettere in campo.
"I vaccini in generale sono stati tra le più grandi scoperte per l'umanità e decisivi in termini di salute pubblica", commenta Marco Ioppi, ex presidente dell'Ordine dei medici del Trentino. "Non entro nel merito degli opportunismi che si celano dietro questa norma, ma sarebbe un'offesa e un'amarezza ritornare indietro e lasciare spazio a una minoranza che non riconosce la scienza. Un reintegro che riporterebbe alla luce una tensione e diventa anche difficile capire come far spazio a livello organizzativo a persone che hanno sostenuto tesi anti-scientifiche in un periodo complesso. Il Trentino aveva pagato un caro prezzo con un tasso di mortalità tra i più alti in Italia con lutti anche nella sanità stessa".
Non ci sono stati casi di radiazione sul territorio provinciale. "L'arrivo del vaccino contro il Covid è stata una grande speranza che ha permesso di ritornare gradualmente alla normalità", continua Ioppi. "E il personale sanitario ha il dovere morale, in primis, di dare il buon esempio ai cittadini, che si deve poter fidare di un professionista. In quel periodo come Ordine abbiamo agito con prudenza e abbiamo coinvolto e informato tutte le figure. Poi naturalmente a fronte di alcune resistenze, siamo intervenuti con decisione per salvaguardare la salute pubblica. Ci sono state alcune sospensioni, tuttavia alcuni poi erano rientrati in servizio perché si erano vaccinati, altri invece hanno atteso la fine dell'emergenza".
Solo il parlare di questa norma lascia, però, un grande senso di delusione a Ioppi, in quel periodo alla guida dell'Ordine. "E' un'ipotesi grave e sbagliata che rischia solo di creare divisioni e difficoltà, senza alcun beneficio reale sulla promozione della salute pubblica", conclude Ioppi.














