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Trento
23 giugno | 13:44

A Trento l’opera “Scaglie di vita” di Marco Martalar: un'installazione "partecipativa" che contiene dei chip per leggere storie e testimonianze

Un'opera decisamente nuova, esempio di arte viva, partecipativa e condivisa: ecco a Trento "Scaglie di vita” dell’artista Marco Martalar. Si trova nei giardini di Largo Piagarelli, è alta due metri ed è adagiata su un nido. L’installazione dell’artista è composta di numerose scaglie che contengono al proprio interno un chip in grado di condividere memorie ed esperienze lasciate da tante persone e raccolti dal progetto "Echoln. L'eco delle storie che diventano arte" 

di Margherita Tomadini

TRENTO. Il Drago Vaia, la scultura dell’artista Marco Martalar, ha nidificato a Trento, per la precisione in Largo Pigarelli, nei giardini davanti al tribunale. 

 

Nella giornata di martedì 23 giugno è stato posizionato un uovo particolare, simbolo di rinascita, resilienza e di cambiamento: alto due metri, adagiato su un grande nido è in grado di custodire memorie ed esperienze straordinarie lasciate da tante persone comuni.  

 

L'artista Marco Martalar ha così deciso di dare vita al progetto “Echoln. L’eco delle storie che diventano arte”: l’installazione artistica è stata promossa dalla cooperativa Green Land in collaborazione con il Comune di Trento e con l’Azienda di promozione turistica Trento-Monte Bondone e si tratta di una nuova dimensione artistica per Martalar, che esplora un tipo di opera viva e partecipativa, costruita sì con il legno, ma anche con storie e memorie. L'opera sarà in Largo Pigarelli fino ad inizio settembre. 

 

Negli ultimi anni monumenti, ma anche luoghi simbolici e opere d’arte sono stati sempre più spesso danneggiati dal bisogno umano di dimostrare e lasciare un segno, un’impronta della propria presenza.

 

Da questo ragionamento e dalla domanda “come si può lasciare un segno del nostro passaggio senza danneggiare ciò che amiamo?” è nata quest’opera: l’uovo infatti è composto da numerose “scaglie” che custodiscono storie raccolte da EchoIn in gran parte attorno al Drago Vaia Regeneration, sull’Alpe Cimbra, in cima al Tablat.

 

Raggiungere il Drago significa percorrere un sentiero, affrontare una salita e conquistare una meta. Un’esperienza semplice, ma anche simbolica e che richiama il percorso che ciascuno affronta nelle proprie sfide personali. Il contesto ha così favorito la condivisione di racconti autentici di cambiamento, resilienza e rinascita: le storie custodite letteralmente all’interno dell’installazione sono il risultato di un percorso fisico ed emotivo, frammenti di vita che continuano il proprio viaggio (in questo caso anche in città). 

 

Ogni scaglia contiene al proprio interno un chip Nfc: attraverso il proprio smartphone è possibile leggere contenuti, pensieri e testimonianze lasciate dalle persone che hanno scelto di partecipare. Basta avvicinare il telefono alle scaglie con il servizio Nfc attivo, registrarsi, esplorare i racconti custoditi all’interno e lasciarsi ispirare da chi ha scelto di dire “io c’ero” in un modo diverso: non con un selfie, ma diventando parte dell’opera stessa. Ogni frammento contribuisce così a costruire una narrazione comune. 

 

L’opera quindi, non è solamente una forma di arte viva e condivisa, in continua evoluzione: è proprio un nuovo modo di vivere l’arte e i luoghi in cui il visitatore non è più semplice spettatore, ma parte integrante dell’opera stessa. L’esperienza che cittadini e cittadine sono invitati a fare, unisce arte contemporanea, tecnologia, memoria collettiva, partecipazione, turismo sostenibile.

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