IL VIDEO. "Il mondiale americano si sta trasformando in un vero teatro dei paradossi", Franco Bragagna: "Ho paura a dirvi chi organizza. Anzi, Fifa"
Tra le giocate di Lamine Yamal e i retroscena più amari di una competizione condizionata dalla politica, Franco Bragagna ci racconta i mondiali nel nuovo appuntamento con la sua rubrica “Sarò Franco” su Il Dolomiti

BOLZANO. La coppa del mondo di calcio tra la favola Capo Verde e l'Iran "prigioniero" dei visti.
"Il mondiale americano si sta trasformando in un vero teatro dei paradossi, dove la straordinaria favola di Capo Verde, capace di ribaltare ogni pronostico contro l’Uruguay, fa da contraltare all’incredibile odissea della nazionale dell’Iran", dice Franco Bragagna. "I calciatori iraniani sono infatti costretti a un continuo e logorante slalom oltre il confine con il Messico solo per rimanere fuori dal territorio statunitense a causa dei visti negati da Donald".
Tra le giocate di Lamine Yamal e i retroscena più amari di una competizione condizionata dalla politica, Franco Bragagna ci racconta i mondiali nel nuovo appuntamento con la sua rubrica “Sarò Franco” su Il Dolomiti.
"La squadra iraniana: due pareggi, 2-2 contro la Nuova Zelanda e 0-0 contro il Belgio – avevano segnato loro, annullato per tanto così di fuorigioco. E devono fare Inglewood, vicino a Los Angeles, avanti e indietro dal Messico. La terza partita sarà a Seattle, a tanto... avanti e indietro perché Vancouver è di là. Sono costretti a giocare sì negli Stati Uniti, ma poi a rimanere fuori dal territorio americano per volontà di Donald. Terribile. Massima simpatia per loro che rischiano la qualificazione, un bel rischio tutto sommato. Avevo parlato di paura, quasi di fifa per il risultato di Capo Verde. Ho paura a dirvi chi organizza. Anzi, Fifa".












