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Belluno
23 giugno | 15:47

Emergenza abitativa, la denuncia: "Piano casa insoddisfacente: svende il pubblico per favorire i privati”. Affitti sempre più alti e poche abitazioni disponibili

Il presidio davanti la prefettura di Belluno è la prima delle due iniziative messe in atto da Cgil Belluno questa settimana per discutere dell’emergenza abitativa. Seguirà venerdì un convegno, durante il quale il sindacato vuole proporre un’agenzia dell’abitare per trovare soluzioni concrete ai problemi del territorio. Intanto, 4 lavoratori di Tb Metal a Feltre rischiano di rimanere senza casa a fine mese

BELLUNO. “Davanti al prefetto portiamo il nostro punto di vista sulla situazione abitativa in provincia di Belluno, collegandola a quanto sta avvenendo in sede parlamentare con il Piano casa, che troviamo incompleto e insoddisfacente". A parlare è Mauro De Carli, del sindacato inquilini (Sunia) Belluno. "C’è infatti bisogno di nuove locazioni, un’edilizia popolare, e una reale risposta alle esigenze sociali delle persone e il Piano, queste cose, non le fa”.

 

Nella mattinata di martedì 23 giugno la Cgil si è infatti riunita in presidio davanti alla prefettura, in attesa di incontrare il prefetto Antonello Roccoberton. Una giornata non casuale, dopo l’approvazione del Piano casa da parte della Camera dei deputati nella giornata di ieri: il provvedimento passa ora in Senato dove la discussione è prevista per la prossima settimana.

 

Le sigle sindacali stanno però esprimendo la loro preoccupazione in tutto il Paese. “I temi principali - dichiara Denise Casanova, segretaria Cgil Belluno - sono la mancanza di affitti e l’insufficienza di case popolari, che oltretutto necessitano di lavori per i quali mancano le risorse”. Secondo il sindacato, è dunque necessario bloccare gli affitti brevi, che incentivano la penuria di case e fanno concorrenza sleale al comparto alberghiero, ma soprattutto intervenire sulla residenzialità pubblica.

 

Rispetto a Francia e Germania - prosegue Casanova - abbiamo pochissime case disponibili. Eppure, di fatto, il Piano svende il patrimonio pubblico per aprire ai privati e non dà le risposte concrete di cui abbiamo bisogno. Tradotto sul nostro territorio, significa continuare ad avere una provincia poco attrattiva per i lavoratori”.

 

Eppure, le case sfitte la fanno da padrone. Secondo i dati forniti da Cgil, nel 2019 a Belluno erano quasi 6 mila (5.946) ma anche altrove non va meglio, dalle oltre 1.000 di Feltre, Agordo e Sedico alle 2.298 di Pieve di Cadore. “Questo dato è tuttora confermato - commenta De Carli - tanto che non si registra un aumento degli affitti, neanche dopo aver fatto gli accordi territoriali (che stabiliscono fasce di canone per uso abitativo)”.

 

A ciò si aggiungono la crescita dei canoni e il dilagare dei contratti transitori a canone libero. “Il canone concordato, teoricamente più vicino al sociale, è aumentato nel Comune di Belluno del 31,2% dal 2018 - spiega - cioè quasi il doppio rispetto all’inflazione. A Pieve di Cadore, anche a causa delle Olimpiadi, siamo a +96,6%. Su Belluno e Feltre c’è poi un’altra anomalia, che riguarda il transitorio libero: non si può fare in Comuni sopra i 10mila abitanti, eppure anche queste due città non ne sono esenti. Perché allora si continuano a fare, trattandosi della vera fonte di sfruttamento delle persone?”.

 

Tali contratti comportano di fatto il rischio per l’inquilino di essere mandato via anche ogni sei mesi, oppure che si veda rinnovare l’affitto con aumenti di 50 o 100 euro mensili come spesso accade - specie nell’Agordino, che conta circa 4mila abitanti e dove i canoni concordati sono praticamente a zero mentre c’è un numero elevatissimo di transitori liberi.

 

Il prossimo appuntamento è dunque per venerdì 26 giugno alle 14.30, quando Sunia e Cgil organizzano il convegnoLa questione casa. Il futuro dell’abitare” alla Sala Bianchi Eliseo Dal Pont. “La proposta che avanzeremo - fa sapere De Carli - è di un’agenzia dell’abitare: un punto di incontro in cui si analizza la situazione e si propongono soluzioni, come il fondo contro la morosità, la possibilità di bandi per la sistemazione delle case, la tutela legale per proprietari e inquilini. Rispetto al Piano casa, invece, la priorità deve essere l’aumento delle case pubbliche, che sono l’effetto calmieratore del mercato e la risposta reale alle situazioni sociali che purtroppo stanno aumentando”.

 

Tra le quali quattro ragazzi che a fine mese rischiano di rimanere per strada. A denunciare la loro situazione è infatti Diana De Martin, membro del direttivo Fiom Belluno e Rsu per Tb Metal, azienda feltrina che ha annunciato lo spostamento della produzione a Ciserano, nel Bergamasco.

 

“Alcuni dei ragazzi che lavorano in azienda - conclude - arrivano dal Bangladesh e sono stati collocati in appartamenti con contratto di foresteria. Con il trasferimento dell’azienda tali contratti sono stati rescissi e loro, a fine mese, saranno per strada. Si tratta di quattro persone, mentre altre due hanno accettato di andare a Bergamo, dove però è stata data loro una soluzione distante 25 minuti di bicicletta dal lavoro”. Un'operazione definita meschina, per motivazioni abbastanza intuibili, in particolare alla luce della morte di Dowh Mukhtar avvenuta solo pochi mesi fa (qui).

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