Emergenza casa, in città quasi 10mila abitazioni "fuori uso": si punta a uno sportello informativo per i proprietari e alla riqualificazione di edifici esistenti
Dopo il convegno sull’Abitare il Comune spiega le sue strategie per affrontare il tema dell’emergenza abitativa: da un lato un tavolo permanente tra istituzioni, professionisti e portatori di interesse, dall'altro la riqualificazione di edifici esistenti in sinergia con Provincia e Regione

BELLUNO. Sfiora le 10mila unità la quantità di abitazioni ‘fuori uso’ nel solo Comune di Belluno. Anche se solo una parte di queste è potenzialmente affittabile, però, la cifra rimane enorme vista la crescente necessità di persone e famiglie che cercano senza successo un affitto.
Dal convegno “Abitare a Belluno. Locazione: cosa fare?” svoltosi sabato 28 marzo, è emerso come nella città capoluogo ci siano 24 mila immobili residenziali, dei quali circa il 40% risulta non occupato - pari a circa 9.600 abitazioni. Tra queste ci sono seconde case, immobili ereditati, abitazioni in attesa di ristrutturazione e case utilizzate saltuariamente o con vincoli pratici e familiari che rendono complesso o impossibile metterli sul mercato - si pensi ai numerosi casi di eredi che non trovano un accordo sulla destinazione del bene ereditato.
Tutto questo si traduce purtroppo in un serio (e paradossale, per certi versi) rischio per il mercato del lavoro. Le imprese faticano infatti a trovare personale e, sempre più spesso, chi vuole arrivare nel territorio per lavorare si scontra con la difficoltà di trovare un alloggio: senza quello, è chiaro, non rimane. Che fare? Secondo il broker Michele Sacchet, per tenersi i dipendenti a doversi muovere dovrebbero essere in primis le aziende (qui l’intervista).
Anche gli enti pubblici, però, sono consapevoli del problema e delle ricadute per tutto il tessuto sociale locale. Per questo il Comune di Belluno ha scelto di mettere in campo un tavolo di lavoro sull’abitare: non un’iniziativa episodica, ma un luogo di coordinamento tra i soggetti coinvolti per far dialogare istituzioni, professionisti e portatori di interesse. “La sala piena, gli interventi e i feedback ricevuti - commenta il sindaco Oscar De Pellegrin - dicono una cosa chiara: il tema è di grande attualità e averlo affrontato vuol dire intercettare una necessità del territorio. Chi ha abitazioni va informato, tutelato e rassicurato mediante professionisti del settore ed è quello che stiamo facendo, anche in coordinamento stretto con Provincia e Regione”.
Il punto è infatti offrire garanzie prima di tutto per i proprietari di immobili. Sul mercato ci sono già strumenti come polizze assicurative (a copertura, per esempio, del rischio morosità ed eventuali danni), fidejussioni bancarie o assicurative, e formule di garanzia costruite in partnership pubblico-privato per rendere il rischio più prevedibile. Su questo punto, nel Bellunese è in campo anche l’ipotesi di un fondo di garanzia per rafforzare la fiducia dei proprietari e facilitare contratti regolari a canoni sostenibili - e gestito dalla Fondazione Welfare Dolomiti.
Strumenti attraverso i quali i proprietari vanno però accompagnati. "L'amministrazione - spiega il consigliere Paolo De Biasio - sta seguendo due strade. Da un lato, mediante il confronto all’interno del tavolo, vogliamo aprire un punto informativo permanente, magari in sinergia con Snodi in quota. Dall’altro, lavoriamo per dare una destinazione abitativa alle case Kraller, oggi di nuovo disponibili dopo un lungo lavoro di recupero e riqualificazione”. Il punto informativo, in particolare, avrebbe infatti il ruolo di un vero sportello a disposizione di proprietari e locatari per muoversi sul terreno tecnico fatto di contratti, fiscalità, agevolazioni, manutenzione e rischi.
Infine, guardando al lungo periodo, ci sono gli immobili. Anzitutto l’ex caserma Fantuzzi, una cui parte potrebbe diventare un complesso residenziale: qui il Comune ha già avviato un dialogo con il demanio. Lo stabile infatti non appartiene all’ente, che vuole però promuovere la trattativa con i portatori di interesse e favorire il cambio di destinazione d’uso. Ma anche l’ex comando di polizia locale (via Gabelli) e Villa Sartori a Sargnano. Nel frattempo, il sindaco ha già annunciato un contatto con l’assessora regionale Paola Roma per affrontare il tema in maniera più ampia.












