Housing sociale: stanziati 50 milioni di euro, ma intanto crescono le case sfitte (a Belluno + 81%). “Un fallimento: servono più risorse e vanno monitorate le Ater”
La Regione ha approvato un progetto di legge per l’housing sociale, con 50 milioni di euro destinati a interventi a favore di categorie più a rischio. Plauso anche dalla minoranza, ma non basta: l’esortazione è a monitorare il lavoro delle Ater, di cui si sono rinnovati i Cda, per invertire il trend di crescita di appartamenti rimasti sfitti registrata negli ultimi anni

BELLUNO. “Mi aspetto che, oltre ai 50 milioni, ci sia l’impegno diretto della Regione. Siamo in una condizione particolare, abbiamo appena rinnovato i Cda e abbiamo le risorse a disposizione: adesso è l’ora davvero di dimostrare che crediamo nelle politiche della casa”.
Nella seduta di martedì 14 luglio il Consiglio regionale veneto ha provveduto a una serie di nomine in enti e partecipate regionali, tra le quali l’Ater di Belluno (dove entrano in Consiglio di amministrazione Andrea De Bernardin quale presidente, Andrea Dall’O’ e Massimo Bortoluzzi).
Un tema, quello della casa, di cui è ben nota la situazione di emergenza crescente. Nella stessa seduta, il Consiglio ha infatti approvato con i voti della maggioranza (28 favorevoli e 11 astenuti), il Progetto di legge n. 72 per sostenere la priorità housing: l’obiettivo è assicurare il tempestivo utilizzo delle maggiori risorse derivanti dal Fondo europeo di sviluppo regionale 2021-2027 per iniziative di housing sociale, favorendo l’accesso alla casa in ottica dell’equità sociale e rispondendo al disagio abitativo.
Nel testo si specifica che la destinazione a social housing degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) non può durare più di 5 anni, al termine dei quali riacquistano la loro originaria destinazione. La Giunta regionale dovrà fissare i requisiti degli interventi di housing, includendo anche iniziative per favorire l’accesso a canone calmierato da parte di particolari categorie di soggetti e nuclei familiari che si trovano in una sorta di limbo, perché la loro capacità economica non consente né di accedere agli alloggi Erp né di sostenere un canone di locazione privato.
L’investimento è di 50 milioni di euro. Una svolta secondo la maggioranza, con la relatrice Alessia Bevilacqua (Lega-Liga Veneta) che sottolinea come “particolarmente positiva la scelta di prevedere misure dedicate agli operatori sociosanitari, figure indispensabili per il nostro sistema assistenziale e sanitario”. Più cauta la correlatrice Elena Ostanel (Avs), che lo definisce un punto di partenza e sottolinea come “questa proposta di legge parli per la prima volta di edilizia residenziale sociale, ma servono più investimenti, a iniziare dall’introduzione dell’addizionale Irpef, senza inseguire le emergenze ma facendo interventi strutturali”.
A farle eco è anche il consigliere bellunese Alessandro Del Bianco (Pd), che definisce un fallimento gli interventi fatti finora. Nel 2025 le case popolari sfitte in Veneto hanno infatti raggiunto quota 7.834, +16,2% rispetto al 2022 (gli appartamenti vuoti erano 6.743). Quasi un quarto dell'intero patrimonio pubblico regionale (23,43%) è quindi inutilizzato, con picchi preoccupanti nelle province di Belluno e Padova.
“Il tema non è tanto il fatto che il Veneto abbia una quantità di case sfitte - sottolinea Del Bianco - ma che tale patrimonio sia drammaticamente aumentato nel momento di massimo bisogno. Se il patrimonio sfitto fosse comunque tanto ma diminuito, avremmo potuto riscontrare un miglioramento. Invece è cresciuto, perciò il problema è strutturale”.
Secondo il consigliere, non saranno quindi 50 milioni di euro a risolvere il problema. “Oggi la Regione ha in mano strumenti per invertire il trend. Non è solo colpa della Giunta - ammette - perché ci sono Ater a diverse velocità: ad esempio quella di Rovigo ha diminuito del 12% gli appartamenti sfitti, mentre l’Ater di Belluno li ha aumentati del 50%. Così a Padova, dove gli appartamenti sfitti sono aumentati di 190 unità in tre anni, mentre Venezia ha numeri esplosivi”.
L’esortazione è quindi dare mandati precisi soprattutto alle Ater “in cui oggettivamente non si è lavorato bene”. Compresa Belluno, nel cui solo capoluogo il patrimonio Ater sfitto è aumentato dell’81% in tre anni: un dato ritenuto incredibile vista l’emergenza denunciata da aziende, sindacati, cittadini e riconosciuta da tutto l’arco politico. Vuol dire che qualcosa non ha funzionato finora.
“Inoltre - conclude - conta anche la dotazione economica. Giudicheremo quindi l’efficacia di questa nuova norma sulla casa non dagli annunci, ma da un dato politico ed economico: se nella manovra di impegno dell’avanzo ci saranno fondi aggiuntivi dedicati, potremo dire che c’è una vera attenzione della Giunta sulla questione. Altrimenti saremmo costretti a dire che tale attenzione era solo mediatica. La Giunta si trova infatti nella disponibilità di almeno 130 milioni di euro che possono essere impegnati nella prossima manovra di applicazione dell’avanzo. Cosa c’è di meglio dei bandi sull’edilizia residenziale pubblica dell’autunno? Sembra quasi un percorso designato”.


















