Emergenza casa, dalla paura di affittare alla mancanza di investimenti. “Un problema endemico a Belluno: le imprese devono agire se vogliono tenersi i lavoratori”
L'intervento di Michele Sacchet, broker e titolare di Re/Max Casamia nonché vicepresidente di Appc Belluno e Treviso (Associazione piccoli proprietari case) e vice segretario nazionale per le regioni Trentino e Friuli Venezia Giulia Treviso, che ci spiega i problemi principali e le possibili soluzioni per la cronica carenza di residenzialità nel bellunese

BELLUNO. “L’emergenza abitativa è un problema endemico per Belluno, la vedo da almeno dieci anni. Quello che sta facendo l’amministrazione del capoluogo andrebbe replicato a livello provinciale, ma prima di tutto dovrebbero muoversi le aziende: se vuoi far venire le persone a lavorare, devi procurargli una casa”.
In vista del convegno sull’abitare che si terrà sabato a Palazzo Crepadona (qui il dettaglio), per fare luce su uno dei temi dirimenti per il futuro del territorio Il Dolomiti ha incontrato Michele Sacchet, broker e titolare di RE/MAX Casamia nonché vicepresidente di Appc Belluno e Treviso (Associazione piccoli proprietari case) e vice segretario nazionale per le regioni Trentino e Friuli Venezia Giulia. La provincia soffre infatti di una cronica carenza di residenzialità, con una forte mancanza di affitti e molte case che restano disabitate (qui). Che fare?
“Nel 2017 - spiega Sacchet - un decreto ministeriale ha definito gli accordi territoriali, strumenti che stabiliscono fasce di canone per gli affitti a uso abitativo. Belluno si è adeguata, anche se in ritardo: personalmente spinsi molto a livello sociale per sottoscriverli e fu proprio Appc a promuovere un tavolo con sei associazioni e sindacati del territorio che portò alla firma a febbraio 2025. Gli accordi permettono agevolazioni fiscali per i proprietari e canoni più bassi per gli inquilini e il primo vantaggio che abbiamo ottenuto è stata una riduzione dei furbetti, cioè proprietari che affittano sfruttando cedolare secca e locazioni concordate e cercando di pagare solo 10% di tasse senza averne titolo”.
“Certo servirebbero più controlli - prosegue - ma, se implementati, quegli accordi offrono le indicazioni sulla base delle quali stipulare i contratti e stabilire i canoni. Inoltre, qui a Belluno ogni tre anni ridefiniamo gli accordi, così da adeguarli al mercato: questa è una tutela per tutti, proprietari e inquilini”.
Il problema però rimane e bisogna agire concretamente se non vogliamo che la provincia muoia. “Gli elementi da considerare - osserva - sono diversi. Il primo fattore è la paura di affittare, dovuta al sentito dire o a esperienze passate. Le leggi più recenti vanno incontro ai proprietari, ma bisogna fare di più in primis a livello statale. In secondo luogo serve più formazione negli enti che si occupano di contratti: molte persone che hanno appartamenti in affitto entrano da me in agenzia con contratti a loro sfavorevoli. Chi li stipula, cioè, non sa che potrebbero far pagare loro meno tasse: la sensazione è che, a volte, i proprietari siano in qualche modo seguiti male”.
E poi ci sono il pubblico e il privato: come agire? “Da un lato, l’azienda che si occupa di edilizia residenziale (Ater) - risponde - dovrebbe iniziare a investire in nuove soluzioni abitative. Da anni ormai non lo si fa più, ma è un tema urgente: su circa 1.200 richieste di affitto che ho nella mia agenzia, riesco a soddisfarne forse 60 l’anno e capita che ci siano persone che rinunciano a lavorare in provincia perché non trovano dove stare. Dall'altro, proprio per questo motivo devono subentrare anche le imprese, che spesso chiedono appartamenti per i lavoratori senza pensare di investire ristrutturando loro stesse immobili sul territorio”.
Secondo Sacchet, c’è quindi bisogno di maggiore “coesione da parte di tutte le forze sociali”. “Quando ho aperto Appc a Belluno - aggiunge - l’ho fatto con spirito puramente associativo, perché c’è bisogno di andare oltre il mero guadagno per fare attenzione alle ricadute sociali del tema. Quasi tutte le agenzie immobiliari, ad esempio, hanno tirato i remi in barca se si tratta di affitti e si occupano solo di compravendite: certo ogni affitto è impegnativo ma, occupandocene, stiamo facendo qualcosa per gli altri”.
“E poi Belluno dovrebbe confrontarsi con le altre realtà su tutti i fronti, vedere come funzionano le cose altrove. Al momento - conclude - qui non abbiamo ad esempio due dei problemi delle grandi città, cioè l’ampia diffusione degli affitti brevi e la richiesta di alloggi universitari. Ma dobbiamo pensarci per il futuro, perché sono tutti elementi che influenzano il mercato e determinano, per un territorio come il nostro, la possibilità di rimanere o venire a viverci”.












