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Belluno
05 settembre | 15:09

Emergenza abitativa: non si trovano appartamenti in affitto ma molte case sono disabitate. Belluno si mobilita per incentivare l’housing sociale

Molte case disabitate, un mercato immobiliare statico e una situazione affitti disastrosa: come affrontare l’emergenza abitativa in provincia di Belluno? Del tema si è discusso nel convegno “L’abitare sociale”, in cui si è parlato di come aggredire il mercato delle abitazioni private sfitte e di quali soluzioni di housing sociale sono adatte alle esigenze del territorio

FELTRE. Molte case disabitate, un mercato immobiliare statico e una situazione affitti disastrosa: come affrontare l’emergenza abitativa in provincia di Belluno? Nonostante lo spopolamento, infatti, la domanda di alloggi aumenta ma la risposta fatica a emergere. “Ci sono due tipi di soluzioni: intervenire sul patrimonio disponibile della Provincia (qui i progetti) e continuare con soluzioni di rete. Una cosa è sicura: il problema ci sarà per decenni, quindi dobbiamo agire in modo sistemico per fare della residenzialità una leva della competitività”, afferma l’assessore provinciale Alberto Peterle.

 

Del tema si è discusso nel convegno promosso dal Comune di Feltre “L’abitare sociale”. Filo conduttore è la necessità di cooperazione tra gli enti locali. Il territorio, infatti, richiama molti lavoratori, alcuni dei quali cercano soluzioni a lungo termine mentre altri restano per tempi brevi, usando i servizi foresteria o gli alloggi turistici - in primis il mondo sanitario e la scuola. Ne deriva un grande movimento di soggetti: ma l’offerta è adeguata?

 

In Italia si stanno sperimentando diverse iniziative di housing sociale, alle quali guarda anche Belluno. Il primo sguardo è però regionale: con l’Osservatorio sulla casa il Veneto ha lavorato molto in tal senso e sta avviando un focus anche sulle realtà private. “A fronte di circa 450.000 abitazioni sfitte - afferma Federico Pigozzo, dirigente della Regione - dobbiamo capire che caratteristiche hanno e come possiamo aggredire questo mercato. Renderne disponibili anche solo una piccola parte significherebbe avere migliaia di alloggi per i cittadini, ma dobbiamo far sì che i proprietari utilizzino gli alloggi per politiche sociali. Spesso, infatti, non sono disposti a farlo, soprattutto per la mancanza di garanzie con inquilini morosi”.

 

Altra sfida le convenzioni sociali, che i Comuni attivano sul territorio dopo l’approvazione di un accordo di programma con la Regione. A maggio il Veneto ha ampliato lo strumento perché sia applicabile non solo all’emergenza abitativa, ma a esigenze più ampie: 60 i progetti già approvati, metà dei quali riguarda nuclei familiari e realtà monogenitoriali, ma ci sono anche donne vittime di violenza, disabilità fisiche o psicologiche e accoglienza dei senzatetto. “Se da gennaio a maggio i progetti di alloggi per il sociale erano 11 - prosegue Pigozzo - oggi siamo già a 60, più una ventina in istruttoria. È un motivo di orgoglio e anche in realtà come Feltre questo strumento può dare ottimi effetti”.

 

Altro ruolo determinante sarà quello degli Ats (Ambiti territoriali sociali): nel Bellunese saranno due e inizieranno a operare ad aprile 2026. “È necessario - spiega la consigliera regionale Silvia Cestaro - costruire una rete di operatori vicini al territorio. Il vantaggio degli Ats è infatti mettere in rete non solo la parte sociale, ma tutti gli attori locali”. Non nasconde che la sfida sarà impegnativa, soprattutto in provincia. “Si parla molto di giovani che se ne vanno - prosegue - di coppie che non fanno figli e dell’alto costo degli alloggi. Tutto questo ci mette in difficoltà più di altre provincie, perciò serve dialogo: anche un comune grande come Feltre non può dare risposte da solo”.

 

A livello provinciale, a intervenire è invece Peterle. “La città di Feltre - osserva - ha dato una mano a tutta la provincia nell'affrontare il tema in maniera corretta e ora andiamo tutti nella stessa direzione. Abbiamo raccolto i dati (qui l’articolo) e proposto alcune soluzioni, che affrontiamo grazie al Fondo comuni confinanti”. Il mercato immobiliare è però poco dinamico: da un lato aumentano le transazioni per immobili al di sotto degli 85 metri quadri, ma la media delle abitazioni è attorno ai 120 metri quadri, dall’altro sono molte le case non occupate, per mancanza di bisogno dei proprietari, timori di compromettere il patrimonio o utilizzo come seconda casa. Per le locazioni, invece, Peterle ammette che siamo messi malissimo: non si trovano appartamenti in affitto e le agenzie non riescono a rispondere alle oltre 100 richieste al mese.

 

In particolare crescono i nuclei monocomponenti e composti da over 60, che si spostano vicino ai servizi: il saldo migratorio interno mostra infatti i maggiori spostamenti verso Belluno, Limana e Pedavena. “Molti Comuni periferici - conclude - criticano il fatto che ci concentriamo su alcune aree. Si tratta però di un’emergenza: interveniamo subito dove serve, per poi agire in modo strutturale”.

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