Contenuto sponsorizzato
Belluno
31 marzo | 19:32

Calano i residenti ma cresce la domanda di alloggi, il nodo della residenzialità nel Bellunese: si punta a convertire gli edifici inutilizzati

Tra il 2011 e il 2021 la provincia ha perso 8.991 residenti, ma il trend non riguarda i nuclei familiari, aumentati di 691 unità, con netta prevalenza di quelli formati da una o due persone. “Le nuove sfide della residenzialità” è lo studio commissionato dalla provincia di Belluno per individuare i trend demografici e le esigenze abitative del territorio. Tre gli interventi già in programma tra Belluno, Feltre e Ponte nelle Alpi: nonostante lo spopolamento, infatti, cresce la domanda di alloggi. Fondamentale partire dal recupero degli immobili esistenti

BELLUNO. La Provincia di Belluno ha presentato i primi risultati dello studio “Le nuove sfide della residenzialità”, che sarà disponibile sul sito dell’ente, a partire dal quale intende avviare una serie di azioni per sopperire alla carenza di alloggi sul territorio. “Si tratta di un tema articolato - spiega Alberto Peterle, consigliere provinciale con delega alla residenzialità - e lo studio mira a dare una prima risposta a un paradosso che stiamo vivendo come provincia, cioè il calo della popolazione residente e contemporaneamente la crescita della domanda di alloggi, al punto di parlare di una vera e propria emergenza abitativa”.

 

Meno residenti ma crescono i nuclei familiari, soprattutto di una persona

 

Tra il 2011 e il 2021 la provincia ha perso 8.991 residenti, ma il trend non riguarda i nuclei familiari, aumentati di 691 unità, con netta prevalenza di quelli formati da una o due persone. In particolare, la crescita dei nuclei monocomponente riguarda tutte le fasce di età, pur se trainata dalla popolazione anziana: nel periodo 2021-2023 le persone sole sotto i 60 anni sono cresciute del 12%, mentre sopra i 60 anni del 30%.

 

In parallelo al calo demografico, c’è stata però una crescita di 6.754 lavoratori nel periodo 2015-2022, soprattutto in Valbelluna e Agordino, seguiti da Alpago e Longaronese. “Rispetto all’apparente contraddizione tra il calo della popolazione e la tensione sul lato abitativo - spiega Sergio Maset, di Studio Idea che ha curato l’indagine - una prima risposta si trova in questi dati: se da un lato la popolazione cala, dall’altro i nuclei familiari crescono e con essi la domanda di abitazioni, in particolare per i nuclei monocomponente di tutte le fasce di età, quindi la domanda di unità immobiliari piccole proseguirà anche nei prossimi anni. Oltre al cambiamento demografico, va poi considerata poi la crescita dei lavoratori, di cui una parte importante viene da fuori provincia e che sono collocati soprattutto in alcune aree precise. Questo crea una tensione sul lato abitativo che ha caratteristiche ben precise (vicinanza ai luoghi di lavoro e ai centri principali e per piccole unità), mentre nella parte più alta della provincia interviene anche l’elemento turistico, generando quindi ulteriori dinamiche”.

 

Gli interventi in programma su tutto il territorio

 

Molti quindi i fattori da considerare. “Un primo passo - prosegue Peterle - è intervenire sul patrimonio disponibile della provincia di Belluno, stimato a 15.500.000 euro di valore su circa 17 immobili. Nella prima fase abbiamo pensato di intervenire nelle zone di maggiore urgenza, con tre interventi diretti da mettere subito in atto, in collaborazione con i comuni di Belluno, Feltre, Ponte nelle Alpi e di Ater”.

 

Si tratta del recupero di immobili nei tre comuni. A Feltre, nell'ex caserma CC di Borgo Ruga si vogliono realizzare circa 15 mini alloggi per un costo stimato di 3,2 milioni di euro (con richiesta di contributo dei Fondi comuni confinanti di 2 milioni). A Belluno è prevista invece la realizzazione all’ex istituto zooprofilattico di Mussoi di 5 mini alloggi ad alta rotazione, cioè pensati come sistemazione momentanea per lavoratori che nel frattempo ne cercano una più stabile (costo stimato di 300 mila euro). Infine, alla Casa del Sole di Ponte nelle Alpi, ex stalla e scuderia, l’idea è realizzare 5 alloggi da 45 mq e 4 da 89/90 mq: in questo caso non c’è ancora una stima precisa perché molto dipenderà dai finanziamenti per l’efficientamento energetico, ma sarà nell’ordine di almeno 3 milioni di euro.

 

Non solo però i centri principali. Su progetti di residenzialità più estesi sono attivi i due Gruppi di azione locale (Gal) Alto Bellunese e Prealpi e Dolomiti, per i quali sono intervenuti i rispettivi presidenti. “Per quanto riguarda il Gal Alto Bellunese - afferma Mauro Soppelsa - abbiamo già avviato alcune iniziative. Con il Psl 2023-2027 (Programma di sviluppo locale), ad esempio, abbiamo due progetti di comunità per la ristrutturazione di immobili pubblici da destinare ai dipendenti pubblici nel centro Cadore e nel Comelico, oltre a un’azione rivolta alle aziende che offrono alloggi turistici per riconvertire la proposta verso il pubblico. C’è poi la Strategia CLLD Dolomiti Live 2021-2027, in cui rientrano un progetto di 65 mila euro per lo studio di problemi e soluzioni in tema di residenzialità, in questo caso a favore di ogni tipo di utenza, e uno di circa 56 mila euro per analizzare i fattori che favoriscono la residenzialità nell’Agordino, cioè cosa bisogna offrire perché le persone rimangano o vengano a vivere nel territorio. Infine, sempre per il Cadore, abbiamo uno sportello a Caralte per il progetto borghi di Perarolo per far conoscere a chi si vuole trasferire in Cadore le opportunità lavorative e di residenzialità, e una collaborazione con Selva di Cadore che ha messo a disposizione 65mila euro a favore di giovani che acquistano casa stabilendo lì la residenza. Quest’analisi della provincia permette ora di avviare un’azione più sistematica e precisa”.

 

“Come Gal Prealpi e Dolomiti - aggiunge Sara Bona - abbiamo più fronti aperti sul tema. Di recente, ad esempio, il bando “Investimenti non produttivi nelle aree rurali” ha portato 27 progetti legati alla realizzazione di servizi, che sappiamo essere molto legati al tema della residenzialità: il bando permette quindi di potenziare i servizi di conciliazione vita-lavoro, socio-assistenziali e di mobilità nei territori periferici, oltre ad alcuni interventi mirati alla residenzialità vera e propria.

 

Un altro fronte importante è il progetto Ecosistema Belluno, per creare un polo di sviluppo dell’economia della conoscenza: la conoscenza, infatti, solitamente concentrata nei grandi centri urbani, è tra i fattori cruciali per lo sviluppo dei territori. Dobbiamo quindi diventare una periferia competitiva in tal senso, che attrae persone e competenze, alle quali dovremmo garantire alloggi adeguati”.

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
| 21 aprile | 09:27
La giovane si trovava in Trentino assieme al fidanzato originario della Valsugana. Si è sentita male in macchina lungo l'A22, poi la corsa [...]
Cronaca
| 21 aprile | 06:00
Lungo il terribile viaggio della rotta balcanica compaiono le pastiglie. "Non so chi fossero le persone che ci davano questi psicofarmaci. Ma [...]
Cronaca
| 21 aprile | 07:42
E' successo in via Visome lungo la SP1 nel comune di Belluno. All’arrivo dei soccorsi,  la persona alla guida si trovava ancora [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato