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Trento
01 settembre | 12:16

“Raduno neonazi? L'ennesimo trionfo della politica dell'indignazione: meno battaglie simboliche, più governo. Gli estremismi si contrastano con la legge"

A parlare è il segretario del Partito liberaldemocratico del Trentino, Matteo Montagner: “La politica contemporanea adora il 'Nemico', che semplifica e mobilita. Il problema della politica però comincia esattamente quando finisce il 'contro'”

“Raduno neonazi? L'ennesimo trionfo della politica dell'indignazione: meno battaglie simboliche, più governo

TRENTO. “Gli estremismi si contrastano con la legge. I problemi del territorio si risolvono governando”. Sono queste le parole del segretario del Partito liberaldemocratico del Trentino, Matteo Montagner, nel commentare la discussione che si è aperta in Provincia in vista dell'evento “Ritorno a Camelot”, in programma per questo fine settimana all'Hotel Ciclamino di Pietramurata (Qui Articolo).

 

“Diciamolo senza il minimo equivoco – scrive il segretario –: fascismo, nazismo, razzismo e suprematismo fanno schifo. Se vengono commessi reati, intervengano le autorità. Se esistono rischi concreti per l'ordine pubblico, vengano affrontati. Se la legge viene violata, venga applicata. È esattamente a questo che serve uno Stato liberale. Il problema comincia dopo. Perché da quel momento entra in scena la politica, e il copione diventa molto più prevedibile del raduno stesso”.

 

Per Montagner infatti le molte prese di posizione arrivate negli scorsi giorni – così come le richieste di impedire l'evento – s'inseriscono nella cornice di una dinamica politica ben più ampia, nella quale a trionfare è inevitabilmentel'indignazione”.

 

Appelli. Condanne. Mobilitazioni. Interrogazioni. Resistenza democratica. Dichiarazioni solenni. Foto. Post. Prese di posizione. In pochi minuti l'Hotel Ciclamino smette di essere un albergo di Pietramurata e diventa il fronte avanzato della democrazia europea. Manca solo Radio Londra. Il fenomeno non riguarda una persona, un partito o un'amministrazione. Riguarda un'intera cultura politica che da anni ha sostituito il difficile esercizio del governo con il molto più gratificante esercizio dell'indignazione”.

 

“Anche Ianeselli – continua Montagner – naturalmente è sempre puntualissimo quando si tratta di aderire alle grandi battaglie civili. Nulla da eccepire. Sarebbe solo interessante osservare la stessa velocità, la stessa intensità e la stessa eloquenza quando il nemico non è un naziskin fortemente riconoscibile, ma il costo della casa, la qualità dei servizi, la sicurezza quotidiana, la mobilità, la perdita di attrattività urbana o le difficoltà di chi prova a vivere e lavorare a Trento. Ma sarebbe ingeneroso farne una questione personale. Ianeselli è semplicemente dentro un fenomeno assai più vasto”.

 

Fenomeno nel quale, dice il segretario del Pld provinciale, la dialettica politica passa ormai inevitabilmente attraverso la costruzione di un nemico.

 

“Il 'Nemico' – continua – semplifica, mobilita, evita domande. Prima Salvini, poi Meloni, poi Vannacci. Adesso, per qualche giorno, gli skinhead dell'Hotel Ciclamino. Non perché siano fenomeni equivalenti. Non lo sono affatto. Ma perché il meccanismo politico è identico. Si individua qualcuno abbastanza sgradevole da consentire a tutti gli altri di sentirsi automaticamente dalla parte giusta. Ed è straordinariamente comodo. Essere contro il nazismo non costa nulla. Essere contro il razzismo non richiede competenze particolari. Essere contro Vannacci non richiede un piano industriale. Essere contro Salvini non aumenta la produttività. Essere contro Meloni non costruisce una casa”.

 

Il problema della politica, dice ancora Montagner: “Comincia esattamente quando finisce il 'contro'. Perché dopo averci spiegato chi sono i cattivi, qualcuno dovrebbe anche dirci come aumentare i salari, come rendere accessibile la casa, come attrarre imprese, come trattenere giovani qualificati, come migliorare infrastrutture e trasporti, come rendere più efficiente una pubblica amministrazione, come mantenere sostenibile un sistema di welfare in una provincia che invecchia. E lì il dibattito si fa improvvisamente meno affollato. La ragione è semplice. Contro un nazista basta una dichiarazione. Contro la stagnazione serve una politica economica. Contro il declino demografico servono scelte. Contro la crisi abitativa servono decisioni che scontentano qualcuno. Contro l’inefficienza servono responsabilità misurabili”.

 

In altre parole, serve governare: “E governare è terribilmente meno gratificante che indignarsi. Perché chi governa può sbagliare, chi si indigna, invece, ha sempre ragione. È questo il grande affare della politica morale: offre rendimenti altissimi a capitale quasi nullo. Il gioco, peraltro, conviene perfettamente anche ai provocatori. Vannacci vive dell'indignazione di chi parla di Vannacci. Salvini è cresciuto per anni grazie a un meccanismo analogo. Meloni ha beneficiato enormemente dell'ossessione di chi annunciava ogni settimana il ritorno del fascismo. E persino quattro nostalgici in gita ideologica all'Hotel Ciclamino diventano improvvisamente protagonisti nazionali perché qualcuno decide di regalare loro esattamente ciò che cercano: attenzione, centralità, antagonismo. È una perfetta economia circolare. Gli estremisti producono provocazione. La politica produce indignazione. I media producono amplificazione. Tutti ottengono qualcosa. Tranne, spesso, chi vorrebbe semplicemente essere governato decentemente. Il punto quindi non è sottovalutare gli estremismi. È esattamente il contrario”.

 

Uno Stato serio, conclude Montagner: “Li tratta per quello che sono. Un problema di legalità, di sicurezza e ordine pubblico quando ne ricorrono le condizioni. Non li trasforma ogni volta nel centro metafisico della vita democratica. Perché una democrazia sicura di non ha bisogno ogni settimana di fingersi a un passo dal golpe per ricordarsi di essere democratica. E una politica seria non dovrebbe aver bisogno ogni settimana di un nuovo fascista per evitare di parlare dei risultati che produce. Forse la vera provocazione, oggi, sarebbe questa. Meno battaglie simboliche. Meno nemici di giornata. Meno professionisti dell’indignazione. Più governo. Anche perché, prima o poi, perfino all’Hotel Ciclamino chiudono il buffet”.

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