"Il raduno naziskin venga revocato", il Comune di Dro all'unanimità dice "No" e scrive a Fugatti e al prefetto: "Lanciamo un segnale chiaro e inequivocabile"
Il Consiglio comunale di Dro ha firmato una lettera per chiedere al presidente della Provincia al prefetto la revoca della manifestazione prevista a Pietramurata. Nel frattempo Michela Calzà, consigliera provinciale del Partito Democratico, ha depositato un'interrogazione in Provincia: "Quali autorizzazioni, verifiche e misure sono state adottate? Le istituzioni facciano piena chiarezza e tutelino la comunità"

DRO. Il Comune di Dro si schiera contro il raduno naziskin a Pietramurata. E' stato firmato un documento unanime per chiedere al presidente della Provincia e al prefetto la revoca della manifestazione.
"Il Consiglio comunale di Dro ribadisce con forza e all'unanimità il proprio impegno istituzionale nel rinnegare e contrastare qualsiasi forma di nazismo e neofascismo", si legge nella lettera. "In questi giorni la Giunta e tutti i consiglieri comunali si muovono in modo compatto e sinergico per monitorare e impedire che soggetti legati a ideologie totalitarie, o che inneggiano a tali disvalori, possano trovare spazio o svolgere attività sul territorio".
L'iniziativa nasce "dalla volontà condivisa di tutelare i valori democratici e antifascisti su cui si fonda la comunità di Dro. L'amministrazione comunale intende lanciare un segnale chiaro e inequivocabile: non sarà tollerata alcuna manifestazione o presenza che contrasti con i principi della Costituzione italiana. La nostra comunità ha radici profonde nella democrazia e nel rispetto della dignità umana. L'impegno di questi giorni dimostra che non c'è spazio per l'intolleranza e l'odio a Dro. Lavoriamo uniti per garantire che il nostro territorio resti un luogo sicuro, democratico e accogliente per tutti".
Per questo il Consiglio comunale di Dro "interpretando i sentimenti democratici della popolazione locale, chiede al presidente della Giunta provinciale e al prefetto Isabella Fusiero, che la manifestazione prevista a Pietramurata per questo fine settimana non venga autorizzata nel rispetto della costituzione e delle leggi della Repubblica al fine di evitare ogni rischio per l'ordine pubblico e per rispettare i principi di libertà e democrazia, di coesione pacifica presente nel nostro ordinamento", si conclude la lettera.
Questo il risultato del Consiglio comunale d'urgenza dal gruppo del Partito Democratico con il supporto dell'intera minoranza. Non è naturalmente l'unica azione. Nel pomeriggio di lunedì 31 agosto una delegazione delle realtà che hanno sottoscritto l'appello per non autorizzare il raduno naziskin a Pietramurata ha incontrato la commissaria del governo (qui l'articolo). In questi giorni, infatti, infuria la polemica sociale e politica per scongiurare la manifestazione.
Nel frattempo Michela Calzà, consigliera provinciale del Partito Democratico, ha depositato un'interrogazione in Provincia: "Quali autorizzazioni, verifiche e misure sono state adottate? Le istituzioni facciano piena chiarezza e tutelino la comunità".
Un evento che ha una portata più ampia. "Anche l’offerta turistica dovrebbe essere coerente con la cultura del luogo, con i principi di libertà e pacifica convivenza e con il rispetto della comunità che accoglie", evidenzia la consigliera provinciale dem. "La presenza di un raduno riconducibile ad ambienti neonazisti rischia invece di associare impropriamente Pietramurata e la Piana delle Sarche a valori estranei alla loro storia, compromettendone la reputazione e l’immagine di territorio aperto, ospitale e democratico".
Il problema "non riguarda soltanto il legittimo e netto dissenso politico nei confronti di ideologie incompatibili con i principi democratici e costituzionali. Un evento di questa natura pone anche questioni concrete relative all’identità e alle responsabilità degli organizzatori, al numero e alla provenienza dei partecipanti, alla corrispondenza tra quanto dichiarato nelle pratiche amministrative e quanto effettivamente pubblicizzato, alla sicurezza delle persone, alla tutela del territorio e alla prevenzione di possibili criticità per l’ordine pubblico", conclude Calzà.














