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Trento
01 giugno | 06:00

Declassamento lupo, si possono (ipoteticamente) abbattere 3-5 esemplari: i 4 avvelenati in Valsugana o quelli investiti vengono contati? "C'è una differenziazione"

Il Trentino valuta le esperienze adottate in Svizzera e in Francia per adattare un modello sul territorio. I risultati non sono ancora chiari. L'associazione "Io non ho paura del lupo": "Nel 17% dei casi i danni sono aumentati: la prevenzione è fondamentale e la rimozione deve essere assolutamente l'extrema ratio"  

TRENTO. L'anno scorso sono stati rinvenuti 13 lupi morti in Trentino. A inizio 2025 invece quattro esemplari sono stati trovati senza vita, avvelenati in un campo poco lontano dalla ciclabile. Quanto questi dati incidono sull'ipotetico via libera, accordato da Ispradi poter rimuovere tra i 3 e i 5 esemplari? Dipende. Questa la risposta sulla base delle spiegazioni dell'Istituto superiore di protezione e ricerca ambientale.

 

Intanto è necessario premettere che il declassamento del lupo è in corso ma mancano ancora alcuni interventi a livello europeo e, soprattutto, italiano (Qui articolo). Un cambio di normativa da recepire. Il passaggio da specie "particolarmente protetta" a "protetta" non significa carta bianca. E' vero che c'è un allentamento e che la richiesta di parere a Ispra è obbligatoria ma non è vincolante, ma le regole di ingaggio presuppongono che l'abbattimento resti l'extrema ratio.

 

Tutta da valutare poi l'efficacia di una rimozione. L'operatività è complessa. I rischi sono quelli di aumentare in realtà le criticità tra dispersione, comportamenti dei lupi e possibili errori nel prelevare l'esemplare sbagliato. A oggi gli esempi più avanzati negli interventi di selezione sono la Svizzera e la Francia, modelli ai quali guarda con interesse il Trentino, territorio a sua volta tra i più preparati in Italia nella gestione dei grandi carnivori.

 

In Svizzera nell'ultimo biennio sono stati autorizzati 225 abbattimenti, ma per l'Ufficio federale dell'ambiente è ancora prematuro trarre conclusioni. Il numero degli esemplari è rimasto stabile, forse per l'intervento di selezione, mentre i danni al comparto zootecnico solo calati, più decisivo pare in questo senso l'investimento in prevenzione (Qui articolo).

 

Le autorità specificano che la prevenzione è "un pilastro importante della gestione del lupo. Sebbene la Svizzera non possa vantare una tradizione secolare di pastorizianegli ultimi anni la protezione degli animali da reddito con recinzioni e cani da protezione delle greggi si è affermata nel settore dell’allevamento ovino e caprino. La politica ha sempre sollecitato e promosso a più riprese la protezione del bestiame".

 

Nel 2022, il Parlamento nazionale ha approvato per la prima volta un credito supplementare di 5,7 milioni di franchi, di cui 4,7 milioni sono stati utilizzati. Nel 2023, l'Ufam ha sostenuto l’agricoltura con un totale di 7 milioni di franchi e nel 2024 con 5 milioni di franchi. Dal 2025, 7 milioni di franchi saranno inclusi nel credito federale ordinario per la selvaggina e la caccia per le spese sostenute in relazione alla protezione del bestiame.

 

Pure in Francia i risultati appaiono incerti. "Nel 58% dei casi i danni sono effettivamente calati", spiega Francesco Romito per conto dell'associazione "Io non ho paura del lupo". "Ma nel 17% i dati restano invariati e nel restante 25% sono addirittura aumentati. La strada più sostenibile è la prevenzione, le protezioni riducono i rischi e questo è accertato. Gli abbattimenti non possono essere considerati strumento di prevenzione ma solo interventi di extra ratio in caso di situazioni molto particolari e gravi".

Anche perché una rimozione è operazione complessa (Qui articolo). La deroga sulla rimozione dei due esemplari della Lessinia è rimasta inevasa. E' arrivata la sospensiva del Consiglio di Stato ma c'è stata una (piuttosto ampia) finestra per poter dare esecuzione al decreto di piazza Dante. "Fino a quel momento malga Boldera era riuscita a tenere lontana i lupi, poi i recinti sono stati ulteriormente migliorato e gli esemplari si sono spostati", evidenzia l'associazione. "La prevenzione funziona e resta la strada maestra".

 

I danni, secondo quanto contenuto nel report Grandi carnivori, sono in calo. Anche al Tavolo grandi carnivori è stato ribadito. "In Trentino cresce la consapevolezza in questo senso - spiega Romito - anche la Provincia investe e supporta le azioni di prevenzione". L'eventuale abbattimento di un lupo non è un'attività a costo zero tra, per esempio, monitoraggio, personale dispiegato e rischi potenziali quando si opera in natura sulla fauna selvatica. "Anzi, i costi sono molto elevati e non soltanto in termini ecosistemici". 

 

A ogni modo si studiano queste esperienze per poi trovare una via trentina d'azione. Ipoteticamente Ispra parla di poter rimuovere 3-5 lupi (Qui articolo). Oggi la distribuzione vede 16 branchi in Trentino orientale e 11 in quello occidentale, con una riduzione delle aree senza branchi accertati nel Trentino sud occidentale (Qui articolo).

 

L'anno scorso sono stati 13 i lupi trovati morti, dei quali 8 a causa di investimenti, 1 per soppressione eutanasica, 3 per cause naturali e 1 per cause sconosciute. A gennaio invece c'è stato il caso dei 4 esemplari avvelenati in Valsugana. Qual è il peso rispetto alle possibilità di intervento? Quelli causati dall'uomo, spiega Ispra, concorrono nella "quota rimozione" mentre quelli legati agli incidenti automobilisti, per esempio, non rientrano nel conteggio.

 

"Certo le cause sono antropiche in entrambi i casi ma può essere una soluzione corretta una separazione tra il bracconaggio, attività grave, pericolosa, illegale e da perseguire con maggior forza, e un evento che può essere accidentale. Il prelievo però, ripeto, deve essere preso in considerazione come ultima possibilità per situazioni molto gravi e sulle quali non si può intervenire con alternative", conclude Romito.

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