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Trento
11 maggio | 06:00

Declassamento lupo, il Trentino pensa già a cacciarli: "L'iter va veloce. Il futuro? Una gestione di selezione come con i cervi". Ma in Svizzera gli abbattimenti non sembrano funzionare

L'assessore Roberto Failoni: "Il messaggio però è chiaro: questo è un problema trasversale a livello europeo e che interessa tutti i Paesi. La Provincia è pronta a fare la propria parte, anche sul fronte prevenzione". Il presidente dei cacciatori, Matteo Rensi: "Per ora semplici osservatori". Dopo il voto europeo anche l'Alto Adige festeggia per il declassamento del lupo 

TRENTO. Soddisfazione in piazza Dante per la prospettiva, ormai certa e in dirittura d'arrivo, del declassamento del lupo. E l'idea è quella di rendere la specie cacciabile, una gestione simile a quella delle popolazioni di cervi e caprioli. Le risorse europee che saltano con il cambio di status? La Provincia dà garanzie. 

 

Nelle scorse ore il Parlamento europeo ha dato semaforo verde sull'alleggerimento della protezione della specie per scendere da "strettamente protetta" a "protetta" (Qui articolo). Mancano ancora alcuni passaggi: la ratifica dei vari ministri delegati all'ambiente a Bruxelles e poi la palla passa a Roma per il recepimento della modifica. Ci sono da modificare due norme: il Dpr 357 e la legge nazionale 157/92. Formalità probabilmente perché fino a oggi le indicazioni e i segnali sono piuttosto chiari. Formalità che richiedono un po' di tempo. E' probabile si possa arrivare a un'ufficialità già entro la fine dell'anno.

 

"E' vero l'iter è ancora in corso ma c'è grande fiducia di portare a termine il percorso in modo piuttosto veloce", commenta l'assessore Roberto Failoni. "Il messaggio però è chiaro. Questo è un problema trasversale a livello europeo e che interessa tutti i Paesi". Si va verso un allentamento delle procedure ma non alla carta bianca. Prevenzione, informazione e metodi alternativi all'abbattimento restano strategici.

 

Già oggi si è intervenuti con la dissuasione ma la rimozione di un lupo è operazione complessa. Una specie elusiva, come l'orso, che è attiva dal crepuscolo all'alba. Non era andata a buon fine, per esempio, la sperimentazione in deroga sulla Lessinia. Vero che l'intervento sarebbe dovuto essere particolarmente mirato e poi è intervenuto il Consiglio di Stato ma c'è stata una finestra per dare esecuzione al decreto: nonostante le squadre attive non ci sono state possibilità d'azione perché gli esemplari si sono nel frattempo spostati altrove.

 

"Sicuramente non è facile", aggiunge Failoni. "Le segnalazioni sono di singoli esemplari, anche le fototrappole immortalano individui e non branchi. Sono necessari degli approfondimenti per valutare i passi successivi. I controlli e i monitoraggi restano prioritari ma in questo percorso vediamo l'inserimento del lupo nell'elenco degli animali cacciabili e applicare così una gestione tale a come avviene con cervi e caprioli, per esempio. Si devono tutelare le attività e le persone ma anche contestualmente ci deve essere la salvaguardia della specie. L'intenzione è di mantenere un equilibrio".

 

A saltare con il declassamento la possibilità di attingere ai fondi europei. "Ma l'impegno della Provincia è di garantire sostegni e supporti alle attività, anche sul fronte della prevenzione. L'assessorato e le strutture provinciali intendono continuare a fare la propria parte senza sottrarsi alle responsabilità".

 

L'esperienza recente più vicina di regolazione di una popolazione di lupi in ambito alpino è stata realizzata in alcuni Cantoni svizzeri. "Nel Canton Grigioni sono stati abbattuti in totale 48 lupi nel periodo regolato dal 1 settembre 2024 al 31 gennaio 2025", dice Alessandro Brugnoli, dirigente del Servizio Faunistico della Provincia di Trento. "I guardiani della selvaggina hanno rimosso 44 esemplari. Nel quadro della caccia alta e della caccia speciale 2024, nelle zone di prelievo di branchi i guardiani della selvaggina sono stati sostenuti da cacciatori autorizzati. Due lupi sono stati abbattuti da cacciatori durante la caccia alta, altri due durante la caccia speciale dell'anno scorso".

 

Nel Canton Vallese, "invece 27  lupi sono abbattuti dai guardiacaccia professionisti - mentre - 7 dai cacciatori, anche qui formati ad hoc".

 

Il Trentino e l'Alto Adige, forti anche dell'autonomia, partono un po' avvantaggiati rispetto alle altre Regioni a statuto ordinario ma il piano di gestione va approntato e pianificato. "In attesa del recepimento nazionale si possono iniziare la valutazioni operative ma decisiva è la modifica della norma quadro che regola anche la caccia", continua Brugnoli. "Ci sono comunque da preparare le procedure e da definire le regole d'ingaggio: sempre in Svizzera per esempio i cacciatori (l'anno scorso 2.900 persone circa) devono partecipare a serate di formazione mentre i lupi abbattuti restano di proprietà del Cantone".

 

Un caso, quello Svizzero, da valutare. Nonostante gli abbattimenti, il numero di branchi di lupi presenti a oggi, rispetto al 2023, è "rimasto più o meno invariato". La regolazione non era praticata, se non sui singoli individui ritenuti problematici ma il rischio è di non ottenere i risultati sperati (Qui articolo). 

 

"Siamo alle procedure politiche e ci vuole ancora tempo, soprattutto per modificare la legge quadro", le parole del presidente Matteo Rensi, presidente dell'associazione cacciatori del Trentino. "Oggi ci sono già gli strumenti per andare in deroga e l'adozione di un nuovo regolamento, almeno inizialmente, non sposta nulla. La prima fase vedrà l'affidamento e l'intervento al corpo forestale, un successivo coinvolgimento venatorio è alquanto prematuro attualmente".

 

La popolazione di lupo, secondo l'ultimo Report Grandi carnivori, si conferma stabile in Trentino fin dal 2021 con 27 branchi stimati nel 2024, almeno 25 dei quali si sono riprodotti durante l’anno (Sempre l'anno scorso sono stati 13 i lupi trovati morti, dei quali 8 a causa di investimenti, 1 per soppressione eutanasica, 3 per cause naturali e 1 per cause sconosciute). A livello nazionale invece la stima è di 3.500 esemplari. 

 

La quota ammessa di prelievi in deroga, secondo quanto predisposto da Ispra, per i lupi è tra il 3% e il 5%, dunque tra 100 e 160 lupi su scala nazionale, una soglia estremamente prudenziale, con ripartizioni locali basate sulle effettive consistenze territoriali. Per chiarire: nel 2025 il Trentino potrà prelevare 3-5 esemplari, l’Alto Adige 1-2, il Piemonte 10-17, l’Emilia-Romagna 9-15, la Toscana 13-22 e così via. In ogni caso si tratta di prelievi mirati, riguardanti esclusivamente animali pericolosi, confidenti o particolarmente dannosi (Qui articolo).

 

"Attualmente siamo impegnati, all'interno di un progetto con il Muse, nel segnalare le presenze e gli avvistamenti. A ogni modo stimiamo che i numeri siano superiori di quattro o cinque volte rispetto ai numeri, che sono molto datati", prosegue Rensi. "L'auspicio è che ci sia una gestione di controllo e prelievo quando necessario ma per il momento siamo semplici osservatori. Ci sono considerazioni di carattere scientifico da approfondire e che abbiamo affrontato con lo zoologo Marco Apollonio in un recente incontro: si deve capire l'attitudine del branco, ma anche quale esemplare eventualmente rimuovere per evitare la dispersione ma anche per evitare effetti contrari a quelli desiderati".

 

Intanto anche in Alto Adige si celebra la riduzione dello status, un territorio scottato dai "niet" sui decreti di rimozione dei lupi (sostanzialmente perché, rispetto al Trentino, la prevenzione e la protezione degli animali è praticamente assente, ma anche per le lacune nel valutare metodi alternativi). "Ci siamo avvicinati al nostro obiettivo di preservare e proteggere l'agricoltura di montagna in particolare e l'agricoltura in generale attraverso l'abbattimento dei lupi nocivi”, conclude l'assessore alle Foreste e all'Agricoltura, Luis Walcher: ”Continueremo con determinazione sulla strada intrapresa, in stretta collaborazione con i politici altoatesini a Roma e Bruxelles. Il declassamento dello status di protezione facilita misure mirate come l'abbattimento regolamentato e riduce l'impatto sull'agricoltura e l'alpeggio. A tal fine sono necessarie misure legislative a livello statale e provinciale".

 

Fermo restando che gli Stati membri dell'Ue sono ancora tenuti a garantire lo stato di conservazione favorevole del lupo. “Ora tutto ruoterà attorno allo stato di conservazione della popolazione di lupi. Poiché dobbiamo dimostrare e valutare lo stato di conservazione, il monitoraggio è di fondamentale importanza. E' ancora più importante che ci vengano segnalati tutti gli avvistamenti di lupi o le predazioni da parte dei lupi", conclude Günther Unterthiner, direttore della Ripartizione Servizio forestale.

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