"Cinghiali, emergenza fuori controllo", decine di segnalazioni di animali che invadono la città. Il sindaco: “Allarme anche per l'incolumità dei cittadini”
I cinghiali sono arrivati nel territorio di Muggia appena due o tre anni fa, eppure in poco tempo hanno dato origine a quella che oggi appare un'emergenza fuori controllo, che impone un'urgente riflessione sulla normativa vigente

MUGGIA (TRIESTE). Entrano nei giardini, scorrazzano davanti alle abitazioni, causano danni e, secondo le amministrazioni locali, rappresentano un pericolo per la sicurezza dei cittadini.
Anche a Muggia, l'ultimo lembo d'Istria in provincia di Trieste, è ormai emergenza cinghiali. Grossi esemplari o branchi più o meno sparuti, che si aggirano fino a lambire il centro della cittadina rivierasca, sono tornati al centro delle cronache locali a seguito dell'allarme lanciato dal comune e dagli abitanti.
Ma a ben guardare, contrastare il dilagare dei suidi è impresa assai ardua, soprattutto per le caratteristiche biologiche che consentono loro un'indole estremamente adattabile e prolifica, tanto da indurre questi animali a riprodursi ad una velocità molto più elevata di quanto i provvedimenti contenitivi, come ad esempio gli abbattimenti, non riescano a limitarne il numero.
In quest'ambito, Il Dolomiti ha interpellato alcuni residenti di Muggia nel bar “Lazzaretto”, a pochi passi dal confine con la Slovenia. Un luogo affacciato letteralmente sul mare, frequentato da numerose persone soprattutto d'estate grazie alla possibilità di fare il bagno e alla vicinanza del campeggio di San Bartolomeo, ma che non viene risparmiato dalla furia vorace dei cinghiali. “Due o tre anni fa non c'erano – spiega il titolare del bar – i cinghiali erano in Carso o in Slovenia, ma così vicini al mare, in questa zona, ci sono da poco tempo. Proprio ora, in aprile, sono iniziate le cacce per cercare di contenerli ma la realtà è che non serve a niente, intanto fanno un sacco di danni in terreni e giardini e chi paga?”.
Un atteggiamento di amarezza e rassegnazione, quello di chi vive e lavora sul lungomare di Muggia, condiviso anche dagli avventori, e non manca chi punta il dito contro i vicini agricoltori sloveni: “Con tutti questi terreni coltivati arrivano perché trovano da mangiare – aggiunge un cliente – qui, subito oltre confine, c'è la viticoltura slovena 'Vina Koper' che ormai è iper estesa. Finché non si deciderà di lasciare un po' di bosco e di avere tutta questa campagna non metteremo mai barriere tra noi e i cinghiali”.
È una situazione che mano a mano diventa sempre più insostenibile, testimoniata anche dalle numerose segnalazioni, con tanto di foto, che da settimane iniziano a girare soprattutto sui social, che mostrano cassonetti dell'immondizia divelti e presi d'assalto, nonché cinghiali adulti che scorrazzano per le strade. In tal senso è intervenuto il sindaco di Muggia, Paolo Polidori, deciso a prendere il toro per le corna (o, dovremmo dire, il cinghiale per le zanne) per cercare di risolvere un nodo che per questi e altri motivi appare quasi inestricabile.
“Sono ormai decine le segnalazioni, con foto eloquenti di danni, causati anche da esemplari di grandi dimensioni – ha dichiarato il sindaco - da qui l’allarme anche per l’incolumità delle persone che spesso se li trovano all'ingresso delle abitazioni. Sto interloquendo con la Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso l’assessore Stefano Zannier. Abbiamo quindi posizionato, tramite la Guardia Forestale, e già da parecchi mesi, delle gabbie in vari punti nel territorio del Comune. Purtroppo però il numero delle catture è troppo basso rispetto alla velocità di riproduzione di questi animali, che ormai quotidianamente danneggiano campi, orti, riuscendo a ribaltare i contenitori per la raccolta rifiuti”.
In effetti, oltre all'impatto diretto che un branco di cinghiali può avere su un territorio, causando danni al bene pubblico e disagi alla popolazione, la loro attività finisce con il rappresentare anche un costo fisso aggiunto in merito alla manutenzione di certe infrastrutture, si pensi ad esempio al surplus di cui necessita la pulizia delle strade, con ancora maggiore costanza. Inoltre esiste anche un costo riferito ai diversi tentativi delle amministrazioni, spesso purtroppo vani, di contrastare la proliferazione dei cinghiali, spesa che anche in quel caso è necessario razionalizzare, senza perdere di vista l'obiettivo finale, come illustrato dal primo cittadino: “Stiamo mettendo in atto molteplici strategie per arginare un problema che rischia altrimenti di scapparci di mano: mi rendo conto che certi metodi possono sembrare drastici, ma l’incolumità delle persone viene prima di tutto, oltre agli ingenti danni che i cinghiali causano ogni giorno. Ho inoltre incontrato Paolo Benedetti, responsabile dell’Ispettorato Forestale di Trieste e Gorizia, con il quale ho concordato, e autorizzato, la costruzione di un’altana, posta a distanza regolamentare dalle abitazioni, per poter esercitare una costante attività di contenimento dei cinghiali: i primi risultati sono positivi, e un’altra a breve sarà autorizzata, sperando che si possa giungere a risultati concreti”.
Quella al cinghiale, in Friuli Venezia Giulia, è infatti, come stabilito in ambito regionale sin da quando i cinghiali ricomparvero attorno a Trieste ormai una trentina d'anni fa, una tipologia di caccia che funziona per selezione, nella quale si valuta attentamente l'esemplare da abbattere rispettando parallelamente una vasta serie di parametri, che riguardano l'età, il sesso, la presenza di piccoli e quant'altro. Una normativa che ad oggi, in certi contesti, sembra necessitare di un'urgente riflessione, poiché non appare più in grado di tutelare soprattutto le persone più esposte alla presenza dei cinghiali.
D'altro canto, dei problemi legati alla proliferazione di questi invadenti animali, ne è pienamente consapevole anche la categoria più invocata per intervenire, che pure deve fare i conti con mille difficoltà: i cacciatori.
Fabio Merlini, presidente della sezione provinciale di Federcaccia per la Venezia Giulia, raggiunto da Il Dolomiti, in tal senso ha dichiarato: “Le difficoltà partono dal fatto che nessuno di noi cacciatori è un professionista, lo facciamo per passione, se e quando abbiamo tempo. Nonostante ciò gli abbattimenti sono comunque alti dato che nel periodo consentito, dal primo aprile al 15 gennaio, nella sola provincia di Trieste vengono abbattuti circa un centinaio di capi. Questo si rapporta tuttavia con il problema del cinghiale che è estremamente prolifico e adattabile, oltre ad essere un animale forte che può ribaltare i cassonetti dell'immondizia o devastare coltivazioni. Inoltre, la percezione del loro numero può cambiare anche in base a fattori ambientali. Ad esempio ci sono annate in cui nel bosco c'è una grande produzione di ghiande, e quando questo accade i cinghiali non affluiscono sulle governe o vicino alle altane dove viene messo il mais per attirarli, e quasi non si fanno vedere. Ma nel bosco, grazie all'abbondanza di cibo si riproducono ancora di più e successivamente, quando il cibo scarseggia, accorrono in massa anche vicino alle abitazioni, è un fenomeno periodico”.
È tuttavia impossibile individuare nei cacciatori gli unici possibili risolutori del problema, a fronte di una situazione che impone una rivisitazione normativa che sin qui, dati gli episodi riportati da cittadini e amministrazioni, in particolare per il territorio di Muggia, che sin qui si è rivelata insufficiente.












