Avvoltoi avvelenati in Austria: coinvolti anche esemplari nati nelle colonie del Friuli. "Le conseguenze sono significative anche per i siti di nidificazione"
Sei grifoni, due dei quali provenienti dalle colonie di reintroduzione del Friuli-Venezia Giulia, sono rimasti coinvolti in un grave episodio di avvelenamento avvenuto in Austria. "Molti degli esemplari vittime del veleno sono adulti in pieno periodo riproduttivo e la perdita di uno dei componenti della coppia può compromettere l’intera stagione di nidificazione", spiega Fulvio Genero, direttore scientifico della Riserva Naturale di Cornino. Le indagini sono ora affidate alla polizia austriaca e si spera in ulteriori risposte

TIROLO. Sei grifoni sono stati trovati morti in Austria dopo l’avvelenamento da carbofurano. Le carcasse sarebbero state rinvenute a partire dal 16 aprile, nei comuni di Untertilliach (Tirolo) e St. Lorenzen (Carinzia).
Le indagini, affidate ora alla polizia austriaca sono partite dopo il ritrovamento degli animali morti contaminati dal pesticida neurotossico altamente pericoloso vietato nell’Unione Europea già dal 2008: una sostanza estremamente tossica che anche in quantità minima può provocare la morte in tempi rapidi.
“In realtà è molto probabile che tutti i grifoni appartenessero alla colonia friulana, considerato che i componenti si spostano regolarmente nel settore alpino, spingendosi fino alle Alpi austriache per la ricerca di cibo. Di carcasse ne sono state ritrovate sei, ma potrebbero essercene altre di cui ancora non siamo a conoscenza e che forse non troveremo mai”, spiega il direttore scientifico della Riserva di Cornino, Fulvio Genero, precisando poi che due avvoltoi presentavano anelli di marcatura e ciò conferma la loro provenienza dal sito protetto nel Comune di Forgaria.
Uno dei due grifoni coinvolti, Acale, era nato proprio nel 2014 all’interno delle voliere della Riserva friulana e non è sopravvissuto, mentre il secondo esemplare è stato salvato dopo aver manifestato i sintomi dell’avvelenamento. In questo caso si tratta di un animale monitorato dai ricercatori fin dal 2019, cioè quando gli era stato applicato un radiotrasmettitore per studiarne gli spostamenti assieme all’Università di Udine. La sua salvezza deriva dal fatto che potrebbe aver effettivamente ingerito una ridottissima quantità di veleno, ma grazie ai dati raccolti dalla radio satellitare di cui era dotato, è stato possibile ricostruirne il "viaggio".
La ricostruzione degli spostamenti, effettuata dal professor Stefano Filacorda, ha fornito agli investigatori un tassello cruciale: dopo aver frequentato la zona interessata dall’episodio (di cui qui ne abbiamo dato la prima notizia), nello stesso giorno il grifone aveva ripreso il volo, ma successivamente è stato ritrovato in difficoltà vicino a un corso d’acqua non molto lontano dall’area in cui si era soffermato. Qui alcune persone fortunatamente sono riuscite a soccorrerlo e a permettergli di riprendersi.
Il direttore scientifico della Riserva di Cornino (sito protetto che ospita dalla fine degli anni Ottanta una numerosa colonia di grifoni) sottolineando come la maggior parte degli esemplari coinvolti provenisse con ogni probabilità dai siti di nidificazione stabile presenti lungo il versante orientale delle Alpi italiane, spiega che per questi rapaci è del tutto normale spostarsi anche per centinaia di chilometri: “I grifoni si dirigono regolarmente verso la Carinzia, il Tirolo Orientale, ma anche verso il Cadore e il Comelico, attraversando frequentemente il confine. Il recente ritorno del lupo sulle Alpi ha inoltre aumentato la disponibilità di carcasse naturali, una risorsa alimentare fondamentale per questi grandi rapaci necrofagi”. Una ricerca di cibo che, alla luce dell’episodio avvenuto in Austria, può però trasformarsi in una trappola.
Si teme che infatti per questo motivo possano aumentare anche gli episodi di avvelenamento illegale legati ai tentativi di colpire in primis i predatori in aumento: “Nelle regioni alpine questa pratica non era particolarmente diffusa, a differenza di quanto avvenuto in passato in alcune aree del Centro e Sud Italia, dove l’utilizzo di esche avvelenate ha causato numerose vittime tra la fauna selvatica. Adesso iniziamo a vedere diffusi questi episodi”, continua poi Genero.
Le conseguenze per la popolazione dei grifoni possono essere significative: molti degli esemplari coinvolti e vittime del veleno sono adulti in pieno periodo riproduttivo. La perdita di uno dei componenti della coppia può compromettere l’intera stagione di nidificazione. Il partner rimasto da solo spesso non riesce a portare avanti la cova e i pulcini possono essere esposti a problemi di termoregolazione e sopravvivenza.
“Far conoscere quanto accaduto può contribuire a scoraggiare comportamenti illegali che mettono a rischio non solo specie protette come il grifone, ma l’intero ecosistema alpino – conclude Genero –. Inoltre, grazie ai dati forniti dal radiotrasmettitore satellitare, disponiamo di indicazioni molto precise sull’area in cui gli animali avrebbero ingerito il veleno. Un elemento che potrebbe agevolare il lavoro degli investigatori e aumentare le possibilità di individuare i responsabili”.












