Quel 'blob' azzurro nell'Atlantico, il possibile collasso della Corrente del Golfo e le conseguenze (anche per il Trentino): “Da Vaia alla Foresta Amazzonica, gli scenari”
In uno studio pubblicato negli scorsi giorni su Sciences Advances, la probabilità di collasso entro la fine del secolo della Circolazione meridionale atlantica – uno dei sistemi più importanti nella regolazione del clima a livello planetario – è stata valutata come significativamente più alta rispetto a quanto pensato in precedenza. Quali sarebbero le possibili conseguenze? Il punto di Giacomo Poletti

TRENTO. “I modelli pessimistici, purtroppo, sono quelli più realistici”. È questo, in sintesi, quanto emerso negli scorsi gioni in uno studio pubblicato su Sciences Advances, nel quale si conferma come la Circolazione meridionale atlantica – uno dei sistemi più importanti nella regolazione del clima a livello planetario – potrebbe presentare una probabilità di collasso significativamente più alta di quanto pensato in precedenza. Un risultato che gli esperti considerano “molto preoccupante” visti i potenziali effetti attesi in particolare per Europa, Africa e Americhe. Ma di che effetti si parlerebbe?
A rispondere è Giacomo Poletti – ingegnere ambientale e vero e proprio punto di riferimento in Provincia per le questioni climatiche e meteorologiche – concentrandosi sui possibili scenari anche per il territorio trentino. La sua analisi parte proprio dall'area trentina e dalle differenze di temperature rilevate negli ultimi decenni.
“Sul Trentino – scrive l'esperto – nel mese di aprile lo zero termico si è alzato mediamente di 180 metri negli ultimi 25 anni rispetto al sessantennio 1940-2000. Guardando i dati su scala europea si nota però che il riscaldamento in aprile non è stato omogeneo, anzi: in pieno Atlantico una zona si è addirittura raffreddata. Si tratta, purtroppo, del marchio inconfondibile di uno dei primi 'punti di non ritorno' (tipping point) climatici che stiamo raggiungendo a a causa del carico di gas serra rilasciati in atmosfera: l'indebolimento della Corrente del Golfo, il lungo 'nastro' che dal Golfo del Messico trasporta in superficie acqua tiepida verso il Nord Europa”.
Un 'nastro' che rappresenta una parte importantissima – centrale proprio nella mitigazione del clima europeo – del più ampio sistema circolatorio dell'Amoc: “La corrente – continua Poletti – esiste perché nel Mare Artico dell'acqua affonda. L'affondamento avviene sia per il raffreddamento (l'acqua a 4 gradi centigradi ha la massima densità) sia perché il ghiacciamento della banchisa 'lascia' fuori il sale, che appesantisce l'acqua. Questo meccanismo però, vista la banchisa ai minimi e un Artico sempre più caldo, si sta inceppando. Inoltre la fusione della Groenlandia, che rilascia acqua dolce (quindi 'leggera' perché senza sale) in Atlantico, contribuisce ulteriormente a bloccare la Corrente del Golfo e a generare quel 'blob' azzurro, che è figlio del caldo”.
Si parla di 'blob' perché, nei modelli, la rappresentazione dell'abbassamento delle temperature ricorda appunto una 'goccia' blu circondata da toni caldi – che rappresentano invece la più comune condizione di riscaldamento. E gli effetti del progressivo indebolimento della corrente previsto nello studio, dice ancora Poletti, sono già percepibili: “Quella macchia raffredda la colonna d'aria soprastante, favorendo così i minimi di pressione in quota sul Nord Atlantico e quindi un flusso antiorario dei venti. Questo porta a un meteo più spesso bloccato sull'Europa: richiama l'anticiclone africano e le risalite di aria desertica sulle Alpi, cancella il flusso zonale (ovest-est) sostituendolo con un regime meridiano (nord-sud) e riduce l'umidità rilasciata in atmosfera da quell'area”.
Più in generale, continua l'esperto: “Il blocco della Corrente del Golfo potrebbe portare a grandissimi stravolgimenti climatici in pochi decenni, dato che meno calore ai Tropici verrebbe smaltito verso nord. Si ipotizza ad esempio la fine della Foresta Amazzonica, già alle prese con grosse siccità negli ultimi anni. Se il Nord Europa rischia un calo di temperature, per noi 'trentini' questo schema porterebbe a un clima più estremizzato e comandato dai flussi nord-sud. Avremmo lunghe fasi estremamente secche, con escursioni termiche notevoli, interrotte da piogge più abbondanti. Piogge più abbondanti a causa del Mediterraneo più caldo, della lentezza dell'evoluzione e soprattutto dei maggiori contrasti termici”. Con effetti, potenzialmente, molto seri.
“Basti pensare – conclude Poletti – che la tempesta Vaia (28-29 ottobre 2018) scaturì da una colata gelida da nord che il 27 ottobre portò persino la neve a Londra. L'aria fredda fuoriuscì su un Mediterraneo particolarmente caldo rispetto alla norma. Caddero punte di 700 millimetri di pioggia arrivate alla fine di un ottobre fino ad allora totalmente secco”.











