In Trentino 118 orsi e 22 branchi di lupi. "Bene la Provincia su prevenzione e piano rifiuti. Sui lupi si può fare di più: puntare sui radiocollari per conoscere la specie"
Sono stati diffusi i primi dati del "Rapporto grandi carnivori 2025". Le associazioni con Francesco Romito: "I dati riflettono l'impegno, economiche e del personale. E' ottimo il piano sui rifiuti e importante il posizionamento della segnaletica per l'orso. Va rafforzato il monitoraggio sui lupi: il radiocollare è una metodologia standard da altri parti, anche in Italia: ci permetterebbe di avere moltissimi elementi e dati preziosi"

TRENTO. La consistenza della popolazione di orso è sostanzialmente stabile mentre c'è una flessione del numero dei branchi di lupi in Trentino, anche se è possibile che alcuni "esemplari di confine" gravitino maggiormente in Alto Adige. Le differenze di vedute permangono ma c'è il riconoscimento di un cambio di passo della Provincia nella gestione dei grandi carnivori, soprattutto per quanto riguarda gli sforzi per incentivare la prevenzione. Il monitoraggio invece può essere migliorato, in particolare per una specie.
La Provincia durante il Tavolo grandi carnivori ha fornito i primi dati contenuti nel "Rapporto grandi carnivori 2025" (Qui articolo). Si comincia dall'orso. Sono stimati 118 plantigradi, piccoli dell'anno esclusi, con un intervallo di confidenza compreso tra 99 e 141 individui. Un valore piuttosto in linea rispetto ai 112 esemplari calcolati nel 2023.
L'avvicinarsi della bella stagione significa un aumento dell'attività dell'orso e per questo piazza Dante è tornata a spingere per mettere a terra la terza fase del piano provinciale - avviato nel 2024 - per la messa in sicurezza dei sistemi di raccolta dei rifiuti: altri 2,4 milioni di euro dedicati ai territori. Al momento le richieste presentate dagli enti locali riguardano 18 isole ecologiche, per un totale di 97 contenitori, e 5 gusci anti-orso per il rifiuto organico e un valore complessivo che supera il milione di euro (Qui articolo).
Il Piano provinciale sui rifiuti si affianca poi al supporto agli allevatori e ai pastori, così come alla diffusione dei cani da guardiania e le attività di monitoraggio e controllo coordinate con la rete scientifica e territoriale che coinvolge, tra gli altri, Muse, Fem, Ispra, Parco naturale Adamello Brenta, Parco di Paneveggio e Pale di San Martino, Parco nazionale dello Stelvio, Associazione Cacciatori trentini, Sat e un ampio gruppo di volontari.
"Aspettiamo il report completo ma personalmente apprezzo il lavoro che ci è stato presentato dalla Provincia, riconosco questo sforzo nella prevenzione e nel monitoraggio", dice Francesco Romito, rappresentante delle associazioni al Tavolo grandi carnivori vicepresidente di Io non ho paura del lupo. "I dati riflettono l'impegno, economiche e del personale. E' ottimo il piano sui rifiuti e importante il posizionamento della segnaletica".
I danni registrati nel 2025 sono in calo, -32% per un valore complessivo di 91mila euro. Una flessione che prosegue da 5 anni. La Provincia ha spiegato che questo andamento conferma l'efficacia di una gestione sempre più puntuale. "Un risultato che, con ogni probabilità, è legato al consolidamento delle misure di prevenzione sul territorio: circa 200 interventi all’anno, tra recinzioni, cani da guardiania e altri strumenti di difesa, oltre che alla rimozione degli esemplari problematici".
Dopo un biennio difficile, il 2025 è stato di "tregua" e il primo trimestre 2026 è trascorso senza segnalazioni particolari (Qui articolo). "I dati sono interessanti e la prevenzione è strategica. Certo, i numeri da soli non bastano perché questi ultimi anni in particolare sono stati caratterizzati da un marcato conflitto", continua Romito. "La popolazione di orsi sembra in buona salute e c'è stato un rallentamento della crescita. Le difficoltà non sono alle spalle e gli obiettivi sono la conservazione della specie e una coesistenza più strutturata. Tuttavia le indicazioni che ci sono state presentate sono piuttosto positive".
Un dato è interessante sul fronte della distribuzione. Gli esemplari femmina sono per natura più stanziali (i maschi occupano un areale teorico di 19.375 chilometri quadrati, mentre le femmine si spostano in un territorio ampio 2.805 chilometri quadrati) ma c'è stato un aumento di territorio occupato.
Capitolo lupo. La diffusione sul territorio è strutturata, il numero di branchi in Trentino è in leggero calo, da 27 a 22 nuclei, ma in parte potrebbe essere dovuto a un'orbita più verso l'Alto Adige. I danni sono in crescita (+31%), pur contenuti (155 casi per un valore di circa 135 mila euro), e in larga parte localizzati in Valsugana. Non a caso la Provincia è intervenuta per informare e per sensibilizzare sulle contromisure. Aveva richiesta la possibilità di ripetere le rimozioni come in Lessinia (un esemplare abbattuto prima della sospensiva del Consiglio di stato sul secondo lupo), ma proprio la sostanziale assenza di protezioni, prevenzione e dissuasione ha costretto Ispra a dover alzare le mani e dare luce rossa.
Nel frattempo la specie è stata declassata da "particolarmente protetta" a "protetta", decisione politica che non significa un "liberi tutti"(Qui articolo): per il Trentino, per esempio, 5 lupi sulla base di criteri precisi e dell'ultimo censimento realizzato nell'ambito del progetto LifeWolfAlps - con il supporto di Ispra, delle Regioni, delle Province autonome e di numerosissimi enti di primissimo piano - che in ogni caso dispone prelievi mirati, riguardanti esclusivamente animali pericolosi, confidenti o particolarmente dannosi.
E' emerso qualche dubbio in alcuni territorio sulle valutazioni (Qui articolo). I numeri per il Trentino appaiono abbastanza in linea, ma si può fare di più, soprattutto in termini di monitoraggio. Attualmente c'è un orso radiocollarato (F7 in valle dei Laghi mentre quello di F89 in val di Sole si è sfilato), però nessun lupo.
"C'è necessità di approfondire il comportamento e la conoscenza del lupo, così come delle dinamiche dei branchi, gli areali e come vivono. Dal nostro punto di vista si deve lavorare nella direzione della ricerca scientifica e del monitoraggio attraverso l'uso dei radiocollari. Questa metodologia è standard da altri parti, anche in Italia, e ci permetterebbe di avere moltissimi elementi e dati preziosi", conclude Romito.












