"Elicottero per portare la neve sulle piste? Scelta giusta". Gli impiantisti d'accordo con il Bondone: "Avrebbero dovuto chiudere con grave danno? Polemica ideologica"
La presidente di Anef, Valeria Ghezzi, sull'uso dell'elicottero per portare la neve in quota: "E' stata una situazione eccezionale e come si sarebbe dovuta comportare la società impianti? Chiudere con un enorme danno economico e affrontare le eventuali critiche se non avessero preso contromisure per aprire i tracciati. Non c'è differenza tra il trasporto dei materiali ai rifugi oppure i lavori boschivi"

TRENTO. "E' una polemica estremamente ideologica". Questo il commento di Valeria Ghezzi, presidente di Anef-Associazione nazionale esercenti funiviari, Fianet a livello europeo e numero uno di Funivie Seggiovie San Martino di Castrozza. "Non può essere risolutivo, tuttavia non c'è differenza tra il trasporto dei materiali ai rifugi oppure i lavori boschivi. In questo caso si tratta di un uso necessario per permettere l'apertura della stazione sciistica. E' stata una situazione eccezionale e come si sarebbe dovuta comportare la società impianti? Chiudere con un enorme danno economico e affrontare le eventuali critiche se non avessero preso contromisure per aprire i tracciati".
La polemica è scoppiata dopo che Trento Funivie è ricorso all'elicottero per innevare la parte più alta della montagna. Un episodio che segna il dibattito pubblico e politico dell'ultima settimana in Trentino e non solo. Anche la seguitissima trasmissione Report si è unita al lungo elenco di media nazionali che hanno ripreso e raccontato il "caso Bondone": lo ha fatto attraverso un post sui social, riprendendo poi un servizio sulla neve artificiale di un anno e mezzo fa.
Una decisione bocciata da 12 associazioni del territorio. "Superato il limite: un segnale gravissimo e un precedente pericoloso", l'intervento di Extinction Rebellion Trentino, Wwf Trentino Alto Adige, Circolo di Trento di Legambiente, Rete Climatica Trentina, Italia Nostra - sezione trentina, Lipu sezione di Trento, Associazione per l'Ecologia, Yaku, L'Ortazzo, Enpa del Trentino sezione di Rovereto, Acque Trentine, Mountain Wilderness Italia. "Mentre il clima cambia sotto i nostri occhi (lo zero termico ha toccato i 3.500 metri), la risposta non può essere quella di bruciare carburante per trasportare neve artificiale su una montagna che, semplicemente, in quelle condizioni non può garantire ciò che garantiva un tempo" (Qui articolo).
Contrari anche Lucia Coppola di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio provinciale, Sinistra Italiana, così come Onda a livello comunale. Il Comune ha difeso la decisione della società impianti: "Una situazione eccezionale", in sintesi le posizioni dell'assessore Alberto Pedrotti (Qui articolo), così come dell'assessore Andreas Fernandez (Qui articolo).
Una scelta - la prima volta per il Bondone - sostanzialmente costretta per Trento Funivie. "Il costo dell'elicottero per un paio di ore di volo e di trasporto neve è stato di circa 6 mila euro a fronte di un danno quantificato in oltre mezzo milione tra skipass e indotto generale di questo fine settimana, senza dimenticare che il bar in cima sarebbe rimasto chiuso", spiega Fulvio Rigotti, presidente della società impianti. "Una valutazione che non ci ha lasciato dubbi sull'opportunità di usare un mezzo da lavoro, come avviene in tantissimi altri casi per sopperire alle esigenze sulla montagna" (Qui articolo).
Un centinaio di metri a causa in particolare del forte vento e dell'impossibilità di innevare artificialmente si è trovato costretto a far decollare il mezzo. Complice l'ormai tradizionale problema legato alla chiusura di Rocce Rosse in questa fase iniziale della stagione, questa situazione avrebbe portato all'apertura della stazione sciistica con una quota inferiore del 50% della skiarea con conseguenze sugli accordi commerciali e un'offerta troppo ridotta anche per i trentini.
Il contraltare invece può essere l'enorme coda e le lunghe attese nel comprensorio Marmolada-Arabba per la chiusura di una pista anche per ragioni di sicurezza a causa della mancanza di neve sufficiente (Qui articolo). A ogni modo se torniamo sul Bondone, questa criticità si inserisce nel contesto anche di un problema di "struttura", cioè una stazione relativamente piccola che va in crisi per l'assenza di un tratto relativamente breve di pista? "Ogni situazione deve essere analizzata caso per caso", evidenzia Ghezzi. "E' chiaro che la stagione invernale presenta sempre più complessità, ma la società impianti del Bondone, per esempio, si batte da anni per un bacino artificiale. Un laghetto che potrebbe servire a tante altre funzioni e probabilmente, se ci fosse stata una maggiore disponibilità di acqua non ci sarebbe stata la necessità dell'elicottero".
A incidere in questa situazione il fortissimo vento. "Nessun errore tecnico nella preparazione del tracciato ma le forti raffiche hanno portato via la neve, spesso un elemento che viene un po' sottovalutato dai non addetti ai lavori", aggiunge la presidente di Anef. "Oggi per una questione di costi e di sostenibilità si produce la quantità di neve che serve per garantire la sicurezza e la preparazione della pista, poi eventualmente si integra in base alle necessità".
Un elicottero "fa impressione ma non c'erano altre alternative in questo caso specifico e semplicemente consente di contenere i tempi e costi tra escavatori, gatti delle nevi e addetti. Non serve solo a trasportare neve oppure si evidenzia che si brucia carburante senza tenere conto che si parla di garantire lavoro e stipendio al personale, così come di poter essere operativo a tutto l'indotto", aggiunge la presidente di Anef. "Un mezzo di quel tipo è anche più sicuro in generale nell'operatività. Il monte Bondone ha bisogno di speranza e certezze. Chiudere oppure avere un'offerta sotto gli standard commerciali avrebbe significato che è tutto finito, invece così le prospettive sono diverse".
Qualche anno fa una simile situazione era toccata a Folgaria, stesse polemiche. Critiche anche sulla pratica dello snowfarming a Livigno. L'industria delle neve è sotto la lente d'ingrandimento.
"Qui in Trentino lo snowfarming non viene praticato ma per esempio a Livigno questa attività, che è finanziata anche dal ministero, consente di allungare la stagione con benefici sull'indotto, ma anche con vantaggi in termini di occupazione perché si fidelizzano i collaboratori con contratti più lunghi e stabili. Spesso ci sono polemiche ideologiche, come sulla salita dei prezzi, senza però considerare che tra riduzioni, skipass dinamica, pay-per-use, sci club, sconti per residenti, promozione e offerte i costi poi possono essere contenuti", conclude Ghezzi.












