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Bolzano
30 ottobre | 13:47

Un hotel nel Parco nazionale dello Stelvio: ricorso al Tar contro il progetto del quattro stelle da 120/140 posti letto a 1.665 metri

In Val Martello il progetto di Gallenmahd divide amministratori, ambientalisti e residenti

Un hotel nel Parco nazionale dello Stelvio: ricorso al Tar contro il progetto del quattro stelle da 120/140 posti letto a

VAL MARTELLO. C’è un albergo che qualcuno vorrebbe costruire in Val Martello e c’è un albergo che in Val Martello esiste già, ma cade a pezzi da più di settant’anni. Il secondo è il Paradiso del Cevedale, firmato da Gio Ponti negli anni Trenta e lasciato andare. Il primo è il quattro stelle da 120/140 posti letto che il Consiglio comunale ha approvato il 25 giugno e che ora finisce davanti al Tribunale amministrativo regionale di Bolzano, su ricorso congiunto di cinque associazioni: Mountain Wilderness Italia, Federazione Ambientalisti, Heimatpflegeverband, Umweltschutzgruppe Vinschgau e Cai Alto Adige.

 

Il progetto riguarda la zona di sviluppo turistico “Gallenmahd”, una radura a 1.665 metri di altitudine, nel cuore del Parco nazionale dello Stelvio. Fin qui nulla di strano, se non fosse che il centro abitato più vicino dista oltre sei chilometri e che l’area è finora rimasta senza un solo mattone, senza strade e senza opere di urbanizzazione. Stando ai documenti, il piano prevede una struttura di circa 15.650 metri cubi e una settantina di camere, con fino a 6.191 metri quadrati di suolo impermeabilizzato. Non propriamente una baita.

 

Il nodo, però, è un altro. L’area edificabile ricade in zona rossa di pericolo valanghe, quella in cui per regola non si costruisce. La soluzione trovata è tanto semplice quanto vistosa: prima si realizza un vallo di protezione lungo oltre 150 metri, alto 12 e largo 40 alla base, e poi, una volta messa in sicurezza la radura, si può edificare. In pratica, per fare spazio all’albergo bisogna prima costruire la montagna che lo difenda dalla montagna.

 

È su questo punto che si gioca la prima parte della partita. Secondo i ricorrenti il Comune stesso riconosce che solo grazie al vallo l’edificazione diventa possibile, ma nella valutazione ambientale lo tratta come un intervento del tutto autonomo. Un modo, sostengono, per non far emergere che il vallo esiste soltanto perché esiste l’albergo. Che quindi andrebbero considerati insieme, e non separati come due pratiche senza parentela.

 

Le contestazioni, però, non si fermano qui. Le associazioni sostengono che la valutazione di incidenza sul sito Natura 2000, distante appena 250 metri, non sia stata nemmeno avviata. Il rilievo di flora e fauna sarebbe stato effettuato in un solo giorno di novembre, cioè fuori dalla stagione vegetativa, quando di fiori e di piante da censire c’è poco da vedere.

 

E nella stessa delibera il Consiglio comunale avrebbe riconosciuto che, per mancanza di dati, le misure di compensazione non sono ancora determinabili. Approvando comunque il piano. Una sequenza che, a voler essere gentili, lascia qualche domanda aperta, e che è ricostruita dalle associazioni, non da una verifica sulla delibera.

 

C’è poi una questione di cornice. Finché il Piano del Parco non sarà approvato, ricordano i ricorrenti, si applica la più rigida legge quadro statale sulle aree protette, e un albergo di queste dimensioni, con il suo vallo, non sarebbe compatibile con le finalità di tutela di un parco nazionale. Il Piano del Parco, compito della Provincia di Bolzano, è fermo da quattro anni. Chi lo lascia nel cassetto, osservano le associazioni, non può stupirsi se i comuni si aggrappano al primo grande progetto che passa.

 

Le stesse associazioni precisano di non essere contrarie al turismo in quanto tale. La loro tesi è che un comune interamente dentro un parco nazionale abbia bisogno di uno sviluppo adatto alla propria dimensione, fatto di piccola scala, di strutture già esistenti e di benefici reali per chi in valle ci vive. Nella radura di Gallenmahd, dicono in sostanza, la domanda non è se si possa costruire ma se sia opportuno farlo. Contestano anche che una valutazione seria delle alternative non sia mai stata fatta, mentre la legge provinciale consentirebbe di consumare suolo fuori dalle aree insediabili solo quando non esistono soluzioni basate sul recupero o sul riutilizzo di ciò che c’è già.

 

Dall’altra parte c’è il sindaco di Martello, Georg Altstätter, che difende la scelta. La possibilità di costruire, spiega, è prevista dal piano urbanistico del 2000 e il via libera in consiglio comunale è arrivato all’unanimità.

 

Anche tra gli abitanti, intanto, il fronte non è compatto. Alcuni residenti si sono uniti alle associazioni, temono per la flora e la fauna e per un traffico di auto e moto destinato a crescere, e c’è chi auspica un referendum per far decidere a tutti nel segreto dell’urna. Il rischio, dicono, è che con la scusa di rilanciare il turismo si finisca per impoverire una valle che ha scelto la quiete.

 

Poi c’è il Paradiso, che sta lì a ricordare come vanno certe storie. Lo Sporthotel Paradiso del Cevedale, progettato da Gio Ponti negli anni Trenta e collocato a 2.160 metri, fu pensato come albergo moderno di alta quota. Ebbe vita breve. Nel 1943 fu occupato dalle truppe naziste e, intorno alla metà degli anni Cinquanta, venne abbandonato.

 

Da allora è un rudere, oggi di proprietà della famiglia Fuchs, quella della Birra Forst, che i turisti vanno a fotografare. Sorge in una zona priva di pericoli naturali e, secondo le associazioni, non è l’unica struttura della valle rimasta inutilizzata. Nell’estate 2025 era emersa la volontà della Provincia di acquisirlo con una permuta, attraverso l’ex convento Josefsberg di Lagundo, per il quale i Fuchs avevano mostrato interesse.

 

Per gli oppositori il Paradiso è un monito. 

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