Il piano per il nuovo quartiere riaccende lo scontro politico: la SVP accelera per non toccare le aree verdi, Valbruna dice no alle case nei dintorni dello stabilimento
Le opposizioni promettono barricate: “Faremo opposizione all'infinito, facendoli stare giorno e notte in consiglio comunale piuttosto che fare realizzare un progetto che sarebbe la pietra tombale sul mercato immobiliare di Bolzano"

BOLZANO. “Mancano le case! E allora noi le costruiamo!”. “Bravi! Dove?”. “Esattamente dove non si può! Accanto alle acciaierie!”. “Quelle di cui parliamo da mesi che se chiudono è un disastro? Quelle che per restare hanno messo come paletto che non vengano costruiti alloggi nelle vicinanze?”. “Esatto, proprio quelle li!”.
Una classica storia italiana? Quasi. E' una classica storia bolzanina che vede come protagonisti l'assurdo caro casa del capoluogo, le zone (pochissime) dove in città sarebbe ancora possibile costruire e un quartiere che dovrebbe essere edificato proprio dove non si può.
Al centro della contesa c'è il progetto per il nuovo quartiere Ponte Roma, un maxi-piano presentato nell'autunno del duemilaventitré da una cordata di big dell'imprenditoria locale formata da Heinz Peter Hager, Paolo Tosolini e Robert Pichler.
L'idea sul tavolo prevede di ridisegnare completamente la geografia dell'area tra via Roma, via Grandi e via Lancia che giace in stato di abbandono da ormai mezzo secolo, trasformandolo in un quartiere moderno da mille alloggi, cinquecento posti letto per gli universitari, negozi, uffici, artigianato di servizio e persino un asilo nido con annessi impianti sportivi.
Dal punto di vista dell'amministrazione comunale, la riqualificazione di questo enorme buco nero urbano rappresenta un'occasione imperdibile, specialmente in un momento in cui la Volkspartei esclude categoricamente l'ipotesi di andare a edificare sulle poche aree verdi rimaste attorno alla città. Aree verdi da chiamare con il loro nome: meleti a perdita d'occhio.
I vertici dell'urbanistica municipale, nella persona del vicesindaco Stephan Konder, ricordano come il recupero di questa zona fosse in realtà già tracciato nel vecchio Masterplan del duemiladieci, sostenendo che l'epoca della Zona puramente manifatturiera sia ormai tramontata in favore di un mix di attività diverse.
Anche la reazione dei vertici comunali oscilla tra l'accelerazione ideale e la prudenza della gestione politica, considerando che la trasformazione da produttivo a residenziale è un tema sensibilissimo che sta emergendo anche in altri quartieri storici, come ai Piani, dove diverse aziende rimaste senza ricambio generazionale premono per poter cambiare la destinazione d'uso dei propri terreni.
Insomma, il dibattito si riapre e si riapre perché secondo il vicesindaco Konder e la Svp il progetto “s'ha da fare”. E pure in fretta.
E il ragionamento non sarebbe nemmeno dei peggiori, in effetti: a Bolzano c'è bisogno di case? Costruiamole dove ci sono spazi vuoti.
Ma se da uno di quegli spazi vuoti dipendessero 580 famiglie bolzanine e il destino di una delle realtà industriali più importanti del nord Italia? Cioè allora che si dovrebbe fare?
Il nuovo quartiere Ponte Roma sorgerebbe a un tiro di schioppo (letteralmente) dalle Acciaierie Valbruna. In questo momento ci si trova a ridosso dell'avvio delle trattative dirette con la Provincia per il rinnovo della concessione dello stabilimento e il momento è molto più che delicato. Sul tavolo la proprietà veneta, la famiglia Amenduni, è pronta a discutere di canoni e durata della concessione, e una delle condizioni invalicabili per far partire un piano milionario di investimenti tecnologici nella struttura di via Volta sarà proprio il congelamento di qualsiasi progetto residenziale nelle immediate vicinanze.
Il dibattito ufficiale non è ancora iniziato, ma il concetto è chiaro: non si devono costruire case nei pressi dell'impianto, ne oggi ne domani.
Ma non si possono nemmeno costruire case al posto dei meleti.
Quindi che si fa?
Beh, il Partito Democratico promette battaglia. In qualsiasi momento.
“Quella zona vicino alle Acciaierie è vuota da 50 anni perché per 50 anni qualcuno ha sperato di farci case moltiplicando così per 7 il valore immobiliare area – tuona Stefano Fattor, ex assessore e attuale consigliere comunale del PD, che promette ostruzionismo se effettivamente il progetto arriverà in consiglio.
“Faremo opposizione all'infinito, facendoli stare giorno e notte in consiglio comunale piuttosto che fare realizzare un progetto che sarebbe la pietra tombale sul mercato immobiliare di Bolzano. Perché pietra tombale? Perchè uno scempio urbanistico e sociale? Perché laddove ci sono 80 metri di intoccabili meleti nel cuneo verde, questa soluzione è insensata. E' un progetto solo speculativo. Quell'area deve restare produttiva”.
“Gli Amenduni sono stati chiari, chiedono garanzie precise sul fatto che non si costruiscano alloggi vicino agli stabilimenti per poter investire milioni di euro nella fabbrica di via Volta. L'uscita di Konder rischia di far saltare questo delicatissimo equilibrio economico e occupazionale – dichiara Cornelia Brugger, consigliera camunale dei Verdi -.Pensare di infilare 1.000 alloggi a ridosso di un’industria pesante strategica nazionale, che dà lavoro a 580 persone, è pura follia. E‘ una convivenza impossibile. La finta scusa dell'emergenza abitativa usata dalla SVP non regge. Se si vuole davvero dare una risposta ai giovani, agli studenti e alle famiglie senza svendere la città ai privati, la strada è un'altra. Bisogna puntare su un piano pubblico di edilizia sociale che utilizzi le reali aree di espansione già individuate e pianificate a livello comunale e provinciale, dove i prezzi rimangono accessibili e non gonfiati dalle dinamiche di mercato dei grandi costruttori. Il patrimonio immobiliare va gestito con una visione pubblica e sostenibile, non sacrificando i terreni produttivi ed economici della Zona”.


















