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Bolzano
06 giugno | 16:14

Guerra alle tendopoli sul fiume: il sindaco chiede lo sgombero di quaranta accampamenti. Gli attivisti insorgono e lo sfidano a passare una notte all'addiaccio

"Avete chiuso i centri d’accoglienza lasciando per strada centinaia di lavoratori precari, ora non lamentatevi se cercano un riparo. Se volete capire l'emarginazione, vi procuriamo noi la tenda"

BOLZANO. Il lungo e tormentato capitolo dell'emergenza abitativa a Bolzano si arricchisce di un nuovo, durissimo capitolo, trasformando gli argini del fiume Isarco nell'ennesimo terreno di scontro ideologico e politico tra la linea della fermezza e il fronte dell'associazionismo.

 

A dare fuoco alle polveri è stato il sindaco del capoluogo, Claudio Corrarati, che ha annunciato ufficialmente la richiesta di convocazione di un vertice straordinario del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica presso il Commissariato del Governo. Sul tavolo del primo cittadino c'è la mappa degli oltre quaranta accampamenti abusivi individuati lungo le sponde del corso d'acqua, una situazione che l'amministrazione comunale intende risolvere in tempi rapidi attraverso un piano coordinato tra le varie forze dell'ordine. Secondo Corrarati la questione presenta due aspetti distinti ma strettamente collegati: da un lato vi è un problema oggettivo di sicurezza per l'incolumità delle stesse persone che dormono nei bivacchi, un ambiente fragile e soggetto a improvvise e pericolose variazioni della portata dell'acqua, dall'altro la necessità assoluta di garantire condizioni di sicurezza e serenità per i cittadini e per gli ospiti della città che frequentano quotidianamente le piste ciclabili e le aree limitrofe.

 

La risposta della rete di Bozen Solidale non si è fatta attendere ed è arrivata con la violenza di un ciclone, accusando il sindaco di essere letteralmente "sceso da un'astronave catapultato in una realtà parallela e sconosciuta" e ironizzando sulla "scoperta dell'acqua fredda". Per gli attivisti, la proliferazione delle tende nel cuore del capoluogo non è affatto una sorpresa o un'emergenza improvvisa, bensì la diretta conseguenza di una precisa linea politica portata avanti dalla giunta comunale, che ha vergognosamente deciso di chiudere i centri per l'emergenza freddo lasciando per strada centinaia di persone, nella stragrande maggioranza dei casi lavoratori che si sono andati a sommare ai senza dimora che già dormivano all'addiaccio. Un pugno di ferro contro la marginalità, la precarietà e le difficoltà sociali che, secondo l'associazione, riflette una chiara volontà politica di escludere i più deboli.

 

La polemica si sposta poi sulla gestione dei flussi turistici e sull'immagine pubblica della città. Bozen Solidale contesta duramente le preoccupazioni del primo cittadino relative alla vivibilità delle zone verdi, domandandosi con sarcasmo se l'unico vero obiettivo della giunta non sia quello di evitare che turisti e residenti si trovino davanti agli occhi la miseria degli accampamenti per non rovinare loro la vista delle passeggiate. Gli attivisti avvisano il sindaco che, una volta chiusa l'ennesima tornata di sgomberi, le persone torneranno inevitabilmente a piantare le tende nello stesso posto per pura necessità di sopravvivenza, poiché chi lavora ed è stabile sul territorio ha il sacrosanto bisogno di un posto in cui posare gli effetti personali, dormire, riposare e mangiare.

 

Per questo, dopo quasi tre mesi di proteste e presidi portati ogni martedì sotto il municipio di fronte a istituzioni giudicate sorde, l'associazione ha lanciato una provocazione diretta a Corrarati e alla sua squadra, invitandoli a vivere sulla propria pelle, anche solo per qualche giorno, l'esperienza di essere una persona senza dimora tra sgomberi, precarietà, difficoltà economiche ed esclusione sociale, chiudendo la nota con un beffardo: "Le tende le procuriamo noi".

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