Caos accoglienza in Alto Adige servono alloggi per 94 famiglie migranti, l'appello: ''Una per Comune non è un obbligo, è solidarietà vissuta"
Il servizio di coordinamento per l'integrazione della Ripartizione provinciale Politiche sociali, in stretta collaborazione con il Consorzio dei Comuni, sta lavorando a un delibera della Giunta provinciale volta a regolamentare l’alloggio assistito per le famiglie con background migratorio

BOLZANO. Servono alloggi per 94 famiglie attualmente ospiti in strutture alberghiere.
Non una cifra enorme, ma se i comuni che si mettono a disposizione per l'accoglienza sono poco più di una manciata, i posti non si trovano.
A Bolzano la situazione viene definita “allarmante”, con decine di persone rimaste in strada al momento della chiusura dei centri emergenza freddo, con le famiglie migrati accolte in hotel e con uomini che non possono fare altro se non trovare un giaciglio improvvisato.
E in tutto ciò l'Alto Adige si trova a guardare di nuovo con preoccupazione verso il Brennero, dove la rinnovata politica del rigore adottata da Austria e Germania pare abbia riattivato il meccanismo delle espulsioni verso l’Italia.
La situazione dell'accoglienza, insomma, non è rosea e anzi, preoccupa la politica locale a livello sia comunale che provinciale.
E mentre il presidente Arno Kompatscher si prepara ora a portare il caso sul tavolo del ministro Piantedosi, chiedendo una ridistribuzione nazionale immediata dei richiedenti asilo, scende in campo l'assessora Rosemarie Pamer.
Attualmente il Servizio di coordinamento per l'integrazione della Ripartizione provinciale Politiche sociali, in stretta collaborazione con il Consorzio dei Comuni, sta infatti lavorando a un delibera della Giunta provinciale volta a regolamentare l’alloggio assistito per le famiglie con background migratorio.
L’assessora provinciale alla Coesione sociale Rosmarie Pamer ha illustrato lo stato attuale delle cose durante la riunione della Giunta provinciale con i sindaci della Val Venosta.
Si tratta di trovare alloggi nei Comuni altoatesini per 94 famiglie attualmente ospitate in hotel a Bolzano e di integrare queste famiglie nel miglior modo possibile nella comunità locale attraverso un progetto finanziato dalla Provincia e realizzato dalla Comunità comprensoriale.
“Una famiglia per Comune non può essere definita un obbligo, si tratta piuttosto di solidarietà vissuta'', ha spiegato l'assessora durante la riunione.
"L'attuale sistemazione non è sensata né dal punto di vista economico né da quello sociale, poiché si tratta sempre anche dell'integrazione delle famiglie – aggiunge l'assessora - Slogan e populismo sono fuori luogo in questo contesto, si tratta piuttosto di una discussione responsabile e basata sui fatti”, afferma convinta l'assessora Pamer.
In Val Venosta alcuni Comuni partecipano già a progetti di integrazione e non sono quindi interessati dall'attuale programma.
Tuttavia, le esperienze raccolte nei Comuni della Val Venosta costituiscono un importante contributo per gli altri Comuni.
L’assessora provinciale alla Coesione sociale Pamer ha quindi suggerito di rafforzare la rete di collaborazione reciproca, in modo da poter chiarire le incertezze esistenti.
“L'integrazione è un investimento strategico che ha ripercussioni sotto molti aspetti: sociali, economici e di comunità. È quindi nostro compito sociale agire nei settori dell'alloggio, dell'istruzione, del lavoro e delle relazioni sociali per rendere possibile l'integrazione”, afferma convinta l'assessora Pamer.












