"Non possiamo accogliere tutti": dopo le espulsioni al Brennero, sale la rabbia dell'Alto Adige. Kompatscher: "Serve subito una ridistribuzione nazionale dei migranti"
Mentre l’Europa del Nord blinda i confini e rispedisce le famiglie in Italia, la città di Bolzano chiude i centri per l'emergenza freddo. Duecento persone finiscono in strada, tra cui sessanta lavoratori regolari. Le accuse: "Un sistema che genera degrado invece di integrare"

BOLZANO. L’Alto Adige torna a guardare con preoccupazione verso il Brennero, dove la rinnovata politica del rigore adottata da Austria e Germania pare abbia riattivato il meccanismo delle espulsioni verso l’Italia.
Negli ultimi dieci giorni,infatti, ben cinque nuclei familiari, principalmente di origine curda, turca e afghana, sono stati respinti oltre confine e riaffidati a una provincia che si ritrova (di nuovo) a fare da imbuto per i flussi di ritorno dal Nord Europa.
La macchina dell'accoglienza altoatesina è ormai al limite: madri e bambini vengono sistemati in extremis in strutture alberghiere, mentre per i padri restano i materassi di fortuna stesi al maso Zeiler o i posti letto di emergenza al centro Comini. O "le tende lungo l'Isarco", come denunciano le associazioni locali.
La preoccupazione ai vertici della politica altoatesina è sfociata in un incontro avvenuto nella giornata di mercoledì a Palazzo Ducale tra la commissaria del governo Maddalena Travaglini, il sindaco Claudio Corrarati e l’assessora provinciale Ulli Mair.
Se il primo cittadino del capoluogo definisce la situazione “allarmante”, l’assessora Mair punta il dito contro l'isolamento del territorio: "È assolutamente inaccettabile che i rifugiati provenienti dall'Austria vengano abbandonati in questo modo al Brennero. Il solo fatto che sappiano il tedesco non può essere un buon motivo per mandarli solo da noi".
Il presidente Arno Kompatscher si prepara ora a portare il caso sul tavolo del ministro Piantedosi, chiedendo una ridistribuzione nazionale immediata per chiarire che il peso dei respingimenti europei non può gravare esclusivamente sulle spalle dell'Alto Adige.
E mentre la pressione ai confini aumenta, a Bolzano si consuma un paradosso burocratico legato al calendario.
Proprio nel momento in cui servirebbero più posti letto, il sistema dell'accoglienza invernale chiude le sue strutture: l’ex Alimarket ha già sbarrato i battenti e il 15 aprile chiuderà ufficialmente anche l’Emergenza freddo all’ex Lemayr.
Entro la fine della settimana quindi, la chiusura costringerà circa 200 persone a tornare a dormire all'aperto.
Tra questi invisibili, il dato che più scuote l'opinione pubblica riguarda i circa sessanta lavoratori con impiego regolare che, nonostante lo stipendio, si ritroveranno senza un tetto, dopo aver passato gli ultimi mesi all'ex Alimarket di Bolzano.
Gli attivisti, in questo senso, interpellano direttamente le istituzioni e sono già scesi in piazza per manifestare. "Come si può pensare che lasciando le persone a vivere per strada possa portare a più sicurezza in città - si chiede Bozen Solidale che punta a tornare a protestare: "Trattare tutto questo come un’emergenza perenne è un errore strutturale - denunciano in conclusione gli attivisti chiedendo progetti abitativi veri, non semplici "materassi stesi a terra in attesa del prossimo sgombero".












