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| 20 luglio | 17:39

Mondiali, promossi e bocciati: da Paredes (picchiatore incallito) a Infantino e Collina ma ci sono anche storie di cuore da Cucurella a Gill da Vozinha alla foto Yamal/Messi

DAL BLOG
Di Franco Bragagna - 20 luglio 2026

Spagna. E sia! Han vinto loro, le cosiddette furie rosse capaci già due anni fa di vincere la finale degli europei allo Stadio olimpico di Berlino, contro l'Inghilterra. Che deve far male pensare che è lo stadio medesimo della finale del nove luglio di vent'anni fa, sì quella del rigore (decisivo) di Fabio Grosso contro la Francia...

Eh, già: la lingua batte dove...

Si resti alle cose di adesso, allora: quarantotto squadre, 104 partite, ultima delle quali una finale a senso unico. Ad East Rutherford, sì nello Stato del New Jersey ma a una dozzina di chilometri (nemmeno miglia) da New York, la capitale del mondo  - è la sede dell'Onu - collocata però in un altro stato, quello di New York, appunto.

 

Spagna-Argentina UNO a ZERO, ma nonostante il dominio spagnolo il gol è arrivato solo nel secondo tempo supplementare, a segno l'attaccante Ferràn Torres. Una sola squadra in campo, meravigliosa fino ai sedici metri: controllo di ogni situazione, palleggio eccelso, dominio nel possesso di palla e nell'occupazione degli spazi. Poi poco, da lì in avanti, verso la porta argentina. Squadra sudamericana che s'è vista poco o niente, nella quale Lionel Messi mai è riuscito a metterci del suo, al termine di un torneo dov'era stato a tratti esaltante, fantastico e decisivo.

Questo l'atto finale: alla squadra di Luis de la Fuente (anche prima della finale) è mancato il goleador e sarebbe bastato molto molto meno del norvegese Erling Håland. Il non avere il goleador ha consentito di stare in partita ad un'Argentina cattivella e rinunciataria (come se dal primo minuto puntasse già ai calci di rigore, quelli eventuali dopo i tempi supplementari). Rinunciataria? Certo, un paio di tiri in porta e solo alla fine del secondo tempo supplementare, uno in particolare ha fatto tremare i non ancora campioni del mondo...Cattivella? Beh, è vezzeggiativo. A dare una mano alla Spagna l'espulsione di Enzo Fernandez, decisivo il suo gol del pareggio in semifinale con l'Inghilterra. Il giocatore da tre anni al Chelsea dopo un fallo si rivolge all'arbitro in malo modo. Ammonito, lo applaude e già rischia lì il doppio cartellino giallo e l'espulsione. Poi, quasi a fine dei tempi regolamentari, fa un'entrata violenta sul giovane Pau Cubarsì (che, non per questo, sarà premiato come miglior giovane del torneo): solo questo fallo sarebbe stato da cartellino rosso diretto ed espulsione; l'arbitro si limita al cartellino giallo che porta all'espulsione per somma di ammonizioni. Al di là dell'entrata violenta, anche una sciocchezza strategica, che ha messo in difficoltà tutta la squadra...

Ma vogliamo ragionare - ammesso sia stato ragionevole - sul comportamento in campo di Leandro Paredes. Era già stato ammonito e ha mantenuto un atteggiamento sempre aggressivo verso l'avversario di turno; a partita finita poi, certo anche la frustrazione gli è stata complice, s'è lasciato andare alle botte ed alla rissa, anche verso giocatori spagnoli della panchina. Una vergogna non accettare una sconfitta maturata da un'inferiorità così gigantesca! Il giocatore del Boca juniors, dov'è cresciuto e dove è tornato dopo il giro d'Europa, Italia compresa (Chievo, Empoli, Juventus, Roma), ha quasi sistematicamente aggredito chiunque passasse nei suoi pressi, arbitro compreso. Lui, Slavko Vinčič, una mezza (solo?) delusione! Per i trascorsi e non solo, lo sloveno di Maribor era certamente l'arbitro da "incoronare" come fischietto della finale. Ha fatto tenerezza la sua commozione spontanea al momento della comunicazione di Pierluigi Collina "Slavko, tocca a te!"...

Com'era accaduto all'americano (di origine marocchina) della semifinale contro l'Inghilterra, Vinčič ha permesso però (un po' meno) gioco duro e intimidatorio agli argentini anche nella finale, quantomeno nella parte iniziale. Cartellino giallo rimasto in tasca anche verso qualche fallo, meno duro, degli spagnoli all'inizio. Deludente anche Collina, il bolognese diventato arbitro alla sezione di Viareggio dov'era andato a vivere, è da quasi dieci anni capo della commissione arbitrale della federcalcio mondiale (la Fifa). Scelta corretta quella dello sloveno che ha un po' tradito (non solo Collina, anche le attese); invece scelta da riverenza verso i padroni di casa quella di Ismail Elfath, marocchino di Casablanca arrivato in America a diciott'anni avendo vinto per sorteggio la carta verde del visto permanente. Laurea in ingegneria e poi la cittadinanza americana: in campo per Inghilterra-Argentina, ma nessuna autorevolezza e tacita (involontaria ovviamente) complicità col gioco intimidatorio dei sudamericani, soprattutto all'inizio.

Dove più ha deluso il popolare ex-arbitro italiano, con lui ovviamente tutta la Fifa, nella passività a scelte altrui prima dell'inizio del torneo. La federcalcio mondiale, Collina in testa ovviamente, aveva chiamato a rappresentarla il sòmalo, Omar Artan, designato miglior arbitro del torneo all'ultima Coppa d'Africa. Insomma uno bravo con tanto di visto e persino passaporto diplomatico per rappresentare la Fifa che poi ha detto ufficialmente (Collina ci sei?) che sarebbe stato compito del paese ospitante decidere chi poteva essere ai mondiali e chi no... E allora chissà perché - la coda di paglia c'è tutta - ad Artan è stata riconosciuta la diaria per tutto il torneo... Nel frattempo la federcalcio europea, la Uefa, per dare stoccata ad Infantino & co., ha già convocato l'arbitro sòmalo per arbitrare la partita unica per l'assegnazione della Supercoppa europea fra le vincitrici della Champions e dell'Europa League, tanto per sottolineare vieppiù lo scollamento fra le due federazioni.

Questo di Omar Artan e del non opporsi al fatto che l'arbitro africano dovesse tornare a casa è stato uno degli indizi iniziali della subalternità-Fifa ad uno dei tre Paesi organizzatori, gli Stati Uniti ovviamente non certo Canada o Messico. Gianni Infantino, nel suo ruolo di presidente della Fifa, ha mostrato ruolo di 'scendiletto', ben che vada di 'zerbino' verso l'inquilino della Casa Bianca. Il fatto più eclatante la complicità con Donald Trump che gli aveva telefonato - parola del presidente degli Stati Uniti - per chiedergli si soprassedesse rispetto alla squalifica dell'attaccante della nazionale americana Folarin Balogun, espulso nella partita precedente e, per questo motivo, escluso anche dall'incontro col Belgio, per gli ottavi di finale. E invece: 'sospesa' la 'sospensione', Balogun in campo!

Queste alcune delle moltissime controversie di un'edizione che solo l'italo-svizzero Gianni Infantino da Briga si è preso la briga di definire "la migliore di sempre". Stadi bellissimi, calcio a tratti anche di ottimo livello, la constatazione che non esistono più squadre-materasso alla "Bidi-bodi-bu" (la ricordate la pubblicità?), pienoni ovunque, tante belle cose che non bastano a far ritenere questo mondiale da ampia sufficienza. A cominciare dal costo dei biglietti, esorbitante: anche quindicimila dollari per posti nemmeno così vicini al campo... I visti d'ingresso per le squadre, i giocatori, i dirigenti, gli ufficiali: tutto deciso dall'amministrazione americana senza che la Fifa avesse una sua commissione che mostrasse un minimo di coraggio nel segnalare le proprie esigenze. Dalla farsa delle conferenze-stampa a pagamento per i vip, ai selfie con Infantino a pagamento, allo spettacolo fra primo e secondo tempo della finale durato ventotto minuti. Bello, per carità, ma sarebbe bastato allungare la pre-cerimonia e prevedere uno show più snello nell'intervallo fra primo e secondo dei due tempi regolamentari.

 

Altro? Sì, anche tanto altro, in buona parte più note stonate che grande melodia.

Restano anche cose liete e simpatiche. A cominciare dalla fotografia, diffusa prima della finale, che ritraeva Lionel Messi mentre faceva il bagno ad un bimbetto. Era un'iniziativa-Unicef, allora marchio "a gratis" sulle maglie del Barcellona che all'epoca non voleva soldi da sponsor privati: il bimbo del bagnetto era Lamine Yamal, pochi mesi; fra lui e Leo vent'anni quasi di differenza di età e Messi allora giocava nel Barcellona. Yamal, che non ha saputo giocare i mondiali al suo livello a causa di un brutto infortunio in primavera, è cresciuto a Rocafonda (prefisso teleselettivo 304, numero che Lamine mostra orgoglioso quando segna) nel quartiere di Matarò, nel circondario di Barcellona e quell'iniziativa del fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia mirava a dare una mano ai bambini catalani di famiglie in stato di indigenza. Riscoprire la foto e quell'iniziativa alla vigilia della finale è stata una storia bellissima! Come quella del portiere quarantenne di Capo Verde, "Vozinha", che ha mostrato prestazioni di livello che adesso gli danno la possibilità di provare la strada per un assai rapido professionismo, probabilmente di breve durata.

Oppure la storia del portiere del Paraguay, Orlando Gill Noldin (il secondo cognome, quello del ramo materno, porta le origini di Gill in Trentino): per pagare le costose cure di cui abbisognava il figlio Lautaro ha speso tutti i suoi ingaggi nel club professionistico paraguayano dove giocava fino a qualche anno fa. Era poi andato nel San Lorenzo de Almagro, il club argentino per il quale faceva il tifo papa Francesco, ma questa squadra è sull'orlo della bancarotta e i suoi giocatori non beccano stipendio da tempo. Ai mondiali Orlando Gill ha parato rigori decisivi che hanno eliminato la Germania dal torneo: adesso pare esserci la fila per ingaggiarlo e per il piccolo Lautaro le cure potranno continuare...

Meno drammatica la storia di un neo-campione del mondo, il più facilmente riconoscibile fra gli spagnoli, Marc Cucurella: criniera infinita, alla "Re-Leone", in campo la zazzera permette allo spettatore, in tribuna o davanti al televisore, di riconoscerlo sempre. Marc è giocatore di grandi temperamento e rendimento, è stato uno degli  uomini decisivi. Ha tre figli e Mateo, il più grande - ha raccontato in lacrime - è affetto da una seria forma di autismo. Quando la famiglia ha tempo tutti sono chiamati da Mateo sul divano a vedere, proprio tutti assieme e senza batter ciglio - così il racconto di Cucurella - sempre lo stesso film a cartoni animati. Indovinare quale: ma re-Leone, ovviamente!

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