''Un Trentino 'imprenditoriale' già ai tempi di Ulisse'', in Val dei Mocheni scoperti 11 forni per il rame: è uno dei più grossi centri di lavorazione delle Alpi
Le analisi sui manufatti dell’età del Bronzo suggeriscono che il rame prodotto in area alpina fosse destinato non solo ai mercati locali, ma anche a regioni lontane, dalla Scandinavia alla Puglia. Quello che sta riaffiornado in località Valcava nel comune di Fierozzo ha il numero più alto di forni finora individuato sul versante sud delle Alpi centro-orientali

FIEROZZO. ''Un Trentino 'imprenditoriale' già ai tempi di Ulisse''. Così la Pat racconta quanto sta emergendo in località Valcava nel comune di Fierozzo in Val dei Mocheni. Almeno 11 forni fusori, affiancati da letti di arrostimento e possibili strutture di copertura, di fatto il più alto numero di forni finora individuato sul versante sud delle Alpi centro-orientali. Si trattava di un antico centro per la lavorazione del rame, attivo tra la fine del XIII e l’XI secolo a.C. Gli scavi, situati a 1.600 metri di quota, sono diretti da Paolo Bellintani e condotti dai tecnici di Acronos.
Gli impianti, probabilmente organizzati in batterie per consentire lavorazioni a ciclo continuo, servivano a trasformare la calcopirite in rame, attraverso processi che raggiungevano circa 1.200 °C. Le scorie, prodotte in quantità, venivano invece scaricate lungo il pendio. La scoperta si inserisce in un quadro più ampio: nel Trentino orientale sono stati individuati oltre 200 siti per la lavorazione del rame, in gran parte risalenti al periodo 1300-1000 a.C. Le analisi sui manufatti dell’età del Bronzo suggeriscono che il rame prodotto in area alpina fosse destinato non solo ai mercati locali, ma anche a regioni lontane, dalla Scandinavia alla Puglia.
La presenza di antiche attività minerarie nella zona era già stata segnalata da un pioniere della ricerca archeo-mineraria alpina: Ernst Preuschen, ma il primo intervento archeologico risale al 2012. Di queste indagini è stata data notizia nel volume “Fare Rame”, edito dall’ufficio beni archeologici della Provincia, ma sono le campagne del 2023 e soprattutto quella avviata nel maggio 2026 ad aver ampliato considerevolmente le conoscenze sull'area. Gli scavi proseguiranno, presumibilmente, fino alla fine di settembre e se ne prevede la prosecuzione per il 2027.
Le ricerche hanno consentito di delimitare un'area archeologica di circa 3.000 metri quadrati, articolata in due settori: a monte uno spazio pianeggiante dove si concentrano gli impianti di lavorazione, più a valle, lungo il pendio, la discarica delle scorie. Il processo di lavorazione del minerale di rame è noto: una volta estratta dal giacimento la calcopirite (minerale di rame, ferro e zolfo) veniva macinato, esposto al fuoco su piazzole strette e allungate (letti di arrostimento) ed in seguito portato ad altissime temperature nei forni (fino a 1200° C ca.). Diversi passaggi di questo tipo producevano da una parte il rame metallico e dall’altra tonnellate di scorie, scaricate a valle delle strutture fusorie.
Di aree di lavorazione simili a quella di Valcava ad oggi ne sono state individuate più di 200 nel Trentino orientale, di cui solo una decina quelle (parzialmente) scavate.
La novità e il dato più significativo degli scavi di Valcava sono la presenza di almeno 11 forni, portati alla luce solo parzialmente, in prossimità dei quali sono stati individuati dei letti di arrostimento, oltre alle tracce di possibili tettoie o strutture di copertura. Gli impianti presentano caratteristiche comuni: sono orientati secondo un asse nord-ovest/sud-est e hanno il lato privo di muratura rivolto verso nord-est, cioè verso valle. È possibile, quindi, che facessero parte di vere e proprie batterie di forni, per permettere lavorazioni “a ciclo continuo”. Tuttavia le strutture presentano anche considerevoli differenze, soprattutto dimensionali, che saranno oggetto di ulteriori indagini di laboratorio per ricercare indizi sulla loro specifica funzione o sulla diversa fase di pertinenza.
Materiali particolarmente importanti per la datazione del complesso sono uno spillone in bronzo del tipo Wollmesheim e alcuni frammenti ceramici attribuibili alla facies Luco A (Bronzo recente-finale). Anche le datazioni radiometriche indicano un periodo compreso tra la fine del XIII e il terzo quarto dell'XI secolo avanti Cristo.


















