Le istituzioni no, i cittadini dicono sì: "Serve la volontà politica per costruire il quartiere Renneria, con ottocento case e zero auto"
Un progetto che interessa alla popolazione, ma fermato sul nascere dalla burocrazia

LAIVES. Il progetto Renneria sembra vivere in due mondi paralleli: da un lato ci sono le scrivanie del Comune di Laives e della Provincia, dove i "no" tecnici e politici sembrano scolpiti nella pietra, dall’altro c’è il calore di una sala teatro a San Giacomo che, con oltre 400 persone accorse per la presentazione ufficiale, racconta una storia decisamente diversa.
Mentre l’amministrazione frena, preoccupata per una cubatura che giudica fuori scala e per un piano urbanistico che al momento vede solo verde agricolo, una fetta consistente di cittadini ha deciso di alzarsi dal divano per andare a vedere di persona cosa bolle in pentola, segnando un successo di partecipazione che non può essere ignorato.
Evidentemente l'idea di un nuovo quartiere, di nuove case, di qualcosa che possa smuovere l'attuale immobilismo immobiliare, piace. E questo è innegabile.
Il Gruppo Gazzini ha giocato a carte scoperte, portando sul tavolo numeri che provano a smontare la narrazione del "quartiere dormitorio".
"Parliamo di oltre 800 appartamenti pensati per circa duemila abitanti, ma con una densità abitativa più bassa rispetto a zone già consolidate come Prati di Gries".
La scommessa di Luca e Matteo Gazzini non riguarda solo il mattone — di cui il gruppo è storico protagonista con oltre cinquanta edifici realizzati solo a Laives — ma un intero stile di vita post-Covid.
L'idea è quella di una "città in 15 minuti" dove tutto, dall'asilo al medico, dal lavoro al parco, è a portata di passi o di pedali, liberando la superficie dalle auto per nasconderle in un sistema di parcheggi interrati che promette di non pesare minimamente sulla viabilità già satura della statale 12.
C’è poi il tema, sensibilissimo in Alto Adige, del prezzo dell’abitare.
Il fatto che i terreni siano già di proprietà della cordata permetterebbe di mantenere costi accessibili per quel ceto medio che oggi fatica a trovare casa senza svenarsi.
L’architettura firmata dallo studio NOA, con tetti verdi accessibili e facciate in legno che seguono il pendio della montagna, ha convinto le giurie internazionali del World Architecture Festival, ma il vero test è stato il confronto serrato con il pubblico.
Due ore di domande e risposte che hanno fatto emergere un territorio affamato di servizi e di spazi pubblici di qualità, come le tre piazze tematiche previste nel masterplan: mercati, laboratori didattici e aree per l'intrattenimento che dovrebbero fungere da presidio sociale contro il degrado.
La palla ora torna con forza nel campo della politica.
Per passare dai rendering ai cantieri serve una variante urbanistica, un atto di volontà che richiede tempo e coraggio amministrativo. Se è vero che l'area è pronta e non necessita di bonifiche, è altrettanto vero che la distanza tra la visione di un villaggio green contemporaneo e i vincoli attuali rimane ampia.
Il sindaco di Laives Giovanni Seppi, a pochi giorni dalla presentazione del futuristico quartiere “Renneria”, aveva frenato i facili entusiasmi, spiegando chiaramente perché il quartiere, futuristico e green, non è attualmente realizzabile.
“Partiamo un presupposto – spiega Seppi – ho visto il progetto ed è molto interessante. Ma si parla di 800 appartamenti e duemila residenti: questo vorrebbe dire aumentare la popolazione di Laives del 10% in sette anni. Assolutamente infattibile. Anche perché, parliamoci chiaro – sottolinea Seppi – andremmo a costruire mille appartamenti in più nel nostro comune perché un altro comune (ovvero Bolzano) ha il problema dell'abitare. No”.
Secondo il primo cittadino di Laives, infatti, il progetto di “Renneria” dovrebbe essere inserito in un contesto preciso. E' vero, il terreno dove il nuovo quartiere verrebbe realizzato è di proprietà della famiglia Gazzini, ma è all'interno del Comune di Laives ed è con le esigenze di Laives che è necessario fare i conti.












