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Bolzano
27 ottobre | 13:06

"Cosa cancellerei? Quando a 13 anni sono andato via. Io piangevo e anche mio padre. Fu un’emozione troppo forte'', Sinner si racconta tra Antonelli, la play e Faletti

Tra momenti in famiglia, tempo libero, esercizi e fisioterapia. Il numero uno del tennis mondiale si confida, raccontando il suo approccio alla vita, i suoi momenti più belli e anche il suo momento più brutto, che "non è stato in campo"

Cosa cancellerei? Quando a 13 anni sono andato via

BOLZANO. È l’intervista di un ragazzo di 25 anni che è stato costretto a fermarsi, che è uscito momentaneamente dal frullatore nel quale si trova da tempo e che in questo momento sta vivendo una vita calma, quasi normale.

 

Dove “quasi” è la parola d’ordine, perché se parli della vita di Jannik Sinner di normale c’è ben poco.

 

Nella lunga intervista rilasciata al magazine D, la Repubblica delle donne, Jannik Sinner sembra però esattamente questo: un 25enne normale.

 

Non che non lo sembri in tante altre occasioni, con quel carattere e quel modo di fare che è diventata la sua cifra stilistica. Con quella schiettezza che ha fatto innamorare il mondo. Ma qui, complice il periodo, è ancora più normale.

 

“Ho iniziato a leggere un libro di 600 pagine, gioco alla play, sono andato a vedere la formula uno.”

 

Sono queste le cose che racconta alla giornalista Emanuela Audisio in queste settimane di stop forzato. Come sottolinea Audisio, mentre il tennis mondiale fa i conti con la sua assenza, lui fa i conti con il suo corpo e con quel ginocchio destro che lo ha abbandonato.

 

“Se la domanda è cosa ho scoperto di nuovo in questo periodo lontano dai tornei la risposta è niente, ma senza annoiarmi”, risponde Sinner.

 

Ha assistito alla sfilata di Gucci a Milano e ha visto la Formula 1 a Monza. Si è dedicato alla Playstation e alla lettura.

 

Poi ovviamente la palestra e la fisioterapia. Perché “il corpo è l’unico avversario che non puoi battere, quando ti dice stop devi accettarlo e seguire i consigli degli specialisti”. “Gli infortuni fanno parte dello sport, bisogna essere intelligenti e capire quanto e quando giocare. Serve avere una visione a lungo termine, non c’è solo l’oggi, si semina ora, ma il raccolto ha altri tempi. E la differenza la fa sempre il lavoro, la preparazione che fai, non la fortuna”.

 

E i rapporti umani. Quelli famigliari, quelli con gli amici. Quelli con i fenomeni come lui che stanno portando l’Italia sul tetto del mondo, come Kimi Antonelli.

 

“Con lui parliamo molto - racconta a D -. di come ci si relaziona con gli altri, delle persone che abbiamo attorno, di come fare in certe situazioni. Facciamo sport diversi, lui ha 20 anni, io 25, ma ci confrontiamo molto”.

 

Oggi sappiamo che Jannik Sinner tornerà in campo a fine dicembre per il Six Kings Slam, il torneo-esibizione in programma a Riyadh, in Arabia Saudita, a partire dal 27 dicembre. La conferma è arrivata dallo stesso numero uno del mondo, che ha condiviso nelle proprie storie Instagram un post di Turki Alalshikh, uomo d’affari saudita e tra i principali organizzatori della manifestazione, nel quale viene annunciata la sua partecipazione.

 

Poi sarà il momento del One Point Slam in programma il 13 gennaio nel corso dell’opening week degli Australian Open, dove Jannik risulta iscritto.

 

E, in teoria, si ricomincerà da lì dopo lo stop che risale ormai al 12 di luglio, quando vinse a Wimbledon. Mesi senza match, un’estate passata lontano dai campi.

 

Intanto, mentre il mondo aspetta con ansia il ritorno delle sfide con Carlos Alcaraz, si prova a scavare nella vita del ragazzo di Sesto che, quando gli viene chiesto quale giornata cancellerebbe dalla sua vita, se potesse, risponde con candidissima sincerità.

 

“Non sarebbe un momento sportivo. Non è una cosa successa in campo. Vorrei cancellare ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa. Lo strazio di quando a 13 anni e mezzo, a Milano, ho salutato mio padre perché le nostre strade si separavano e un filo si spezzava. Ci stavamo lasciando, piangevo io per lo strappo, ma anche lui. Di quel giorno lì farei a meno, fu un’emozione troppo forte”.

 

Un momento che, come racconta, “mi ha fatto capire che fare una scelta significa ottenere cose nuove e perderne altre. Ci può essere dolore, ma anche la consapevolezza che quella decisione costata molto non va sprecata. Devi fare di tutto per servirla al meglio, senza rimpianti. Con impegno, costanza, lavoro”.

 

Se si parla invece di momenti da rivivere, Jannik si dimostra ancora una volta puro e semplice. Un 25enne qualsiasi che gioca ai videogiochi, che va a sciare, che passa il tempo con gli amici divertendosi. “I momenti da vivere di nuovo? Quelli con i miei amici, tutti i momenti vissuti con la mia famiglia. E uno in particolare sui go-kart”.

 

Niente grandi eventi, niente vittorie degli Slam, niente di tutto ciò. I suoi migliori pensieri sono quelli che lo legano a casa, al padre che cucina bene, alla madre che si agita quando lo vede in campo, ma che ha imparato a non andarsene dalle partite.

 

Il tutto, nell’attesa di tornare. Perché la normalità è bella, ma il posto di Jannik è in campo. “Ora mi sono dovuto fermare e alzare la testa oltre le righe, ma voglio riabbassarla sulla palla. So che fuori c’è dell’altro, ma il mio è lì. In quel rettangolo che si chiama tennis”.

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