Dal grave incidente in moto al trionfo ai nazionali di Bodybuilding, il 23enne trentino Daniel Nicoli si racconta: "Per la prima volta ho visto piangere dall'emozione mio padre"
Cresciuto tra le palestre del padre, il 23enne trentino ha conquistato il titolo italiano nel 2025. Dopo il grave incidente in moto e le difficoltà superate, torna sul palco con una nuova sfida: confermarsi campione e puntare alle competizioni internazionali

TRENTO. Una passione coltivata fin da bambino, trasformata in una professione, fino all'agonismo: è questa la storia di Daniel Campanella Nicoli, 23 enne di Trento che nel 2025 ha vinto i nazionali italiani di bodybuilding e che domani, sabato 10 ottobre cercherà di mantenere il titolo ai nazionali di Firenze.
Personal trainer in una palestra di Trento, è sempre cresciuto a stretto contatto con il mondo del fitness grazie al padre David, proprietario di alcune palestre, e dove ha trovato nel bodybuilding non soltanto una disciplina sportiva, ma anche un percorso di crescita personale, fatto di sacrifici, costanza e capacità di superare i propri limiti.
Nel 2025 ha conquistato il titolo italiano nella categoria bodybuilding con la federazione Ainbb, coronando un sogno che per lui ha un significato ancora più profondo dopo un grave incidente in moto.
Quest’anno ha scelto di mettersi nuovamente alla prova con la Nbfi, una federazione che considera più competitiva e ambiziosa. Dopo aver vinto entrambe le categorie, bodybuilding e classic, ai regionali di Roma, guarda ora ai campionati italiani con un obiettivo preciso: migliorare il risultato e puntare alla vittoria. E, in prospettiva, aprirsi le porte delle competizioni internazionali. “Può sembrare da sbruffoni ma, se manca l'obiettivo di vincere, non riuscirei a dare il massimo”, racconta Nicoli.
Nicoli, come si è avvicinato al mondo del bodybuilding?
La persona che mi ha avvicinato maggiormente a questo mondo è stata mio padre, David. Fin da piccolo mi portava nelle palestre di sua proprietà, quindi ero sempre con lui e sono cresciuto in quell’ambiente. Mi ricordo che a cinque anni giravo già nelle palestre e vivevo circondato da persone che facevano bodybuilding e sollevavano pesi. È una cosa che mi ha sempre affascinato. In un certo senso, mio padre mi ha lanciato involontariamente in questo mondo, che poi è diventato prima una passione e successivamente un lavoro.
Nel 2025 ha vinto i campionati italiani Ainbb. Quando ripensa a quel momento, qual è la prima immagine che le viene in mente? Come ha vissuto la preparazione?
I mesi precedenti alla gara non sono stati semplicissimi, così come non lo sono quelli che sto vivendo adesso in preparazione per i nazionali di quest’anno. Nonostante le difficoltà, me la sono vissuta bene, forse anche meglio di altri atleti, perché avevo molto chiaro il mio obiettivo. Era la mia prima gara, ma volevo vincere. Dal punto di vista fisico è stato difficile, mentre mentalmente sono riuscito ad affrontare con serenità gli allenamenti, la dieta, le restrizioni e tutti i sacrifici che una preparazione comporta. Ero consapevole di quello che volevo fare e del risultato che volevo raggiungere. La prima cosa che ho pensato quando ho vinto è stata “ce l’ho fatta”. È stato quasi un momento di rivalsa personale, perché quella gara rappresentava anche una sfida con me stesso. Anni prima avevo avuto un grave incidente in moto e, in quel periodo, l’idea di poter gareggiare mi sembrava qualcosa di lontanissimo. Quella vittoria è stata quindi un grande grazie a me stesso, ma anche a tutte le persone che mi hanno aiutato, dai miei preparatori a mio padre. Per la prima volta l’ho visto piangere dall’emozione.
Qual è la parte più difficile di una preparazione agonistica? E quella più piacevole?
Essendo nel pieno della preparazione, le ho ben chiare entrambe. La parte più semplice è sempre l’allenamento, perché è la componente che mi piace di più. Anche se cambiano i carichi in base al peso e alla fase della preparazione, allenarmi è sempre stato qualcosa che mi ha appassionato. La parte più difficile, invece, è legata alle restrizioni e ai sacrifici, soprattutto alimentari. Non è facile, specialmente se ti piace mangiare. Poi devi rinunciare a tante altre cose come uscire meno, organizzare la giornata nei minimi dettagli e imparare a dire molti no.
Dopo la vittoria dei campionati italiani come ha festeggiato? Era già proiettato verso il prossimo obiettivo o si è concesso una pausa?
Sapevo già che, dopo quella gara, non avrei più gareggiato per un periodo. Avevo deciso di prendermi una pausa per migliorare alcuni aspetti che avevo individuato insieme al mio preparatore, anche in vista di obiettivi futuri più ambiziosi. Per festeggiare, la prima cosa che ho fatto è stata prenotare al ristorante e mangiare tutto quello a cui avevo dovuto rinunciare nei tre mesi precedenti. Dopo una preparazione così impegnativa, era sicuramente una delle cose che desideravo di più.
Quest’anno torna ai campionati italiani, ma con una nuova federazione. Che cosa cambia rispetto alla preparazione dell’anno scorso?
La scelta è più ambiziosa, perché ho cambiato federazione e quest’anno gareggio con la Nbfi, che considero un contesto più competitivo. L’obiettivo resta lo stesso, ma è cambiato il motivo per cui lo faccio, perché rispetto alla prima gara, oggi c’è una componente emotiva più forte. Anche le strategie di allenamento e alimentazione sono cambiate, perché bisogna adattarsi e lavorare sugli aspetti che possono essere migliorati. Dopo la prima esperienza ho acquisito maggiore consapevolezza e so meglio su cosa devo concentrarmi.
Ai regionali di Roma ha vinto in due categorie, bodybuilding e classic. Ora punta ai nazionali: con quali aspettative?
L’obiettivo è fare meglio rispetto alla scorsa esperienza e arrivare ai nazionali nelle migliori condizioni possibili. Voglio mettermi alla prova in un contesto più competitivo e cercare di vincere. Può sembrare da sbruffoni, ma se manca l’obiettivo della vittoria, non riuscirei a dare il massimo. Per me avere un traguardo ambizioso è fondamentale, è quello che mi spinge a impegnarmi ogni giorno.
Ha mai pensato di mollare?
Sarebbe molto facile rispondere di no, ma la verità è che ci ho pensato. Non ho mai preso davvero in considerazione l’idea di abbandonare, però ci sono stati momenti difficili in cui mi sono messo in discussione, sia per quanto riguardava la mia condizione fisica sia rispetto al senso stesso del gareggiare. In ogni preparazione, però, ho sempre saputo che sarei arrivato sul palco. Non ho mai avuto il dubbio di non gareggiare. Alla fine, gareggiare è una scelta: non te lo impone nessuno. Proprio per questo, quando decidi di farlo, devi essere consapevole del percorso che comporta.
Che cosa le ha insegnato il bodybuilding sulla disciplina che oggi applica anche al di fuori della palestra?
Tutto. È una delle cose che cerco di trasmettere anche ai miei clienti quando lavoro in palestra: quello che impari allenandoti è applicabile a moltissime situazioni della vita. Il bodybuilding mi ha insegnato a fare cose che magari non avrei mai pensato di riuscire a fare. C’è un esempio che racconto spesso e che riguarda l’allenamento, lavori per arrivare a un’intensità molto alta, fino a non riuscire più a sollevare il peso fino al cedimento. Nella vita quotidiana, in un certo senso, funziona allo stesso modo, continui a spingere, proprio come faresti con un peso. La differenza è che in palestra, prima o poi, vince il peso e devi fermarti. Nella vita, invece, devi cercare di fare il contrario, trovare la forza di andare avanti e superare gli ostacoli.
C'è un sacrificio di questa disciplina che le persone fanno fatica a comprendere?
Forse il più banale è quello legato al cibo. Viviamo in un paese in cui l’alimentazione e il piacere di mangiare hanno un ruolo importante, quindi rinunciare a determinati alimenti può sembrare il sacrificio più evidente. In realtà, ce ne sono centinaia che chi guarda un atleta sul palco non può vedere. La vera gara si svolge prima di salire sul palco, è tutto il percorso che ti porta fin lì, fatto di rinunce, organizzazione e sacrifici quotidiani. Per esempio, mia madre fa fatica a capire perché io debba cucinare il pollo alle sette del mattino. Il motivo è semplice, so che per il resto della giornata non tornerò a casa e devo avere i pasti già pronti. A questo si aggiungono il dover camminare molto, pianificare ogni momento della giornata e rinunciare a tante occasioni. Sono tutti aspetti che dall’esterno non si vedono, ma che fanno parte della preparazione tanto quanto gli allenamenti.
Secondo lei il bodybuilding è ancora uno sport di nicchia? E come sta in trentino questa disciplina?
In Italia lo è stato, ma negli ultimi anni c’è stato un vero e proprio boom, soprattutto dopo il Covid. È aumentato molto il numero delle persone che si allenano in palestra e, più in generale, di quelle che si avvicinano al fitness. In Trentino, invece, il bodybuilding è ancora meno diffuso rispetto ad altre regioni. Penso, per esempio, al Veneto, che considero una delle realtà di riferimento per questo sport. Qui ci sono molte palestre, ma sono meno quelle orientate specificamente al bodybuilding agonistico. Inoltre, mancano competizioni sul territorio, e questo rende più difficile sviluppare una comunità agonistica locale.
Se potesse parlare al ragazzo che è entrato per la prima volta in palestra, cosa gli direbbe?
Parlerei anche al Daniel di quattro o cinque anni fa, che purtroppo ha dovuto affrontare grandi difficoltà, soprattutto dopo l’incidente in moto. Se gli avessi detto che un giorno avrebbe vinto competizioni regionali e nazionali, probabilmente non mi avrebbe creduto. Sono sicuro, però, che oggi mi guarderebbe con grande stima per la crescita che ho avuto, non soltanto dal punto di vista fisico. Guarderebbe le coppe che ho a casa e probabilmente direbbe: “Ce la farò”. Ma la cosa che mi renderebbe davvero felice sarebbe fargli capire che sono riuscito a superare grandi ostacoli, sia nella preparazione sportiva sia nella vita personale. Sono cresciuto fisicamente, certo, ma soprattutto sono cresciuto mentalmente. Ed è forse questo il risultato di cui vado più fiero.













