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| 27 ottobre | 12:20

"Il vischio? Una trappola (potenzialmente) mortale. Non usatelo": l'appello dopo l'arrivo al Cras di un pettirosso in difficoltà

Il racconto: "Purtroppo non sempre le cure dei volontari sono sufficienti a rimediare ai danni provocati dall’uomo"

Il vischio? Una trappola (potenzialmente) mortale

VICENZA. "Un'altra vittima del vischio: vi chiediamo per piacere di non usarlo". C'è grande preoccupazione nelle parole dei referenti del Centro recupero animali selvatici "Difesa natura 2000" di Vicenza, che di recente hanno pubblicato un appello sui social chiedendo a tutti di prestare massima attenzione.

 

Un pettirosso è infatti arrivato al Cras "dopo essere rimasto intrappolato nella colla - si legge in un post apparso su Facebook -. Proprio lui, un piccolo abitante dei nostri giardini che, con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno, ci tiene compagnia con la sua presenza discreta e il suo inconfondibile petto arancione".

 

E commentano dal Centro: "Siamo profondamente dispiaciuti per questa piccola creatura. E ancora una volta ci troviamo a dover lanciare un appello: non usate il vischio".

 

 

RIPORTIAMO DI SEGUITO LA SPIEGAZIONE DEGLI ESPERTI (del perché non utilizzarlo):

 

La colla utilizzata nelle trappole al vischio aderisce in maniera tenace alle piume. Quando l’uccello cerca di liberarsi, il piumaggio può danneggiarsi gravemente e le penne possono strapparsi o spezzarsi.

E per un uccello le piume non sono un semplice ornamento: sono indispensabili per volare, mantenere la temperatura corporea e sopravvivere.

La ricrescita del piumaggio danneggiato può richiedere tempi lunghi, anche in funzione dell’entità del danno e del ciclo di muta.

 

Rimuovere la colla non è un’operazione semplice. Richiede interventi delicati, valutazioni continue e, in alcuni casi, più sessioni di pulizia e trattamento.

Ogni manipolazione, però, rappresenta una fonte di stress per un animale selvatico. E per un piccolo uccello già debilitato, ferito e spaventato, lo stress può aggravare ulteriormente le sue condizioni.

 

Immaginate di essere così piccoli, di non capire cosa vi stia succedendo e di ritrovarvi improvvisamente immobilizzati, incapaci di volare via. Poi, quando finalmente qualcuno interviene per aiutarvi, dover affrontare cure ripetute, manipolazioni e una lunga degenza. Per loro siamo esseri enormi, imprevedibili, potenziali predatori. Anche quando cerchiamo di salvarli, la paura rimane.

 

Noi operatori e volontari ci prendiamo cura di questi animali con tutte le competenze e le attenzioni possibili, ma purtroppo non sempre le cure sono sufficienti a rimediare ai danni provocati dall’uomo.

 

 

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