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Not, il Consiglio di Stato interpreta un "può" come un "può". Dov'è la sorpresa? Troppi errori (in casa nostra) sulla più grande opera del Trentino

Tutto è cominciato con l'errore di aver inserito in due commissioni (tecnica ed esaminatrice) gli stessi commissari. Ieri la sentenza del Consiglio di Stato che ha ribadito quanto già aveva detto ma che qui si è voluto (anche mettendo in campo relazioni e analisi) interpretare in senso opposto. L'impasse, questa volta, non c'entra niente con i giudici

Di Luca Pianesi - 26 settembre 2017 - 19:23

TRENTO. Si è cominciato con un errore dell'amministrazione che non si è accorta di aver inserito nella commissione esaminatrice (delle proposte provenienti dalle aziende) due dei membri della commissione tecnica che aveva elaborato il bando per le proposte (andando a violare un comma molto chiaro dell'articolo 84 del Codice degli Appalti, il 4). Si è finito con un altro evidente errore, questa volta di interpretazione, di un passaggio contenuto nella sentenza del Consiglio di Stato del 2014. Ed è così che si è tornati daccapo. La frase che la Provincia avrebbe mal interpretato, ma che a molti (quanto meno alle ditte che avevano partecipato alla prima gara annullata proprio per colpe della Provincia e anche a noi un anno fa dopo la sentenza del Tar) sembrava sin dall'inizio difficile da capire secondo la lettura della Pat, era quella che diceva "per effetto di quanto disposto (svariate paginate spiegavano, prima, cosa non andava nella procedura seguita fino a quel momento ndr) la Provincia può procedere alla rinnovazione della gara a partire dalla fase di presentazione delle offerte". 

 

Ora la Provincia aveva anche messo al lavoro i suoi dirigenti, i suoi avvocati e i suoi tecnici producendo una "Relazione del responsabile del procedimento sulla valutazione dei motivi di revoca della gara del nuovo ospedale del Trentino" arrivando alla conclusione che quel "può procedere" si potesse tradurre in "consente di rinnovare la procedura di gara oppure di procedere in altro modo" (questo si legge nella Relazione a pagina 3). Insomma si è deciso che un "può procedere" potesse voler dire "ma anche no". Banalizziamo: ti sgrido perché ti sei seduto a tavola senza lavarti le mani. Mi arrabbio, tu te le lavi, torni e io ti dico "adesso puoi sederti a mangiare". Per la Pat sarebbe stato necessario scrivere "devi sederti a mangiare" perché quel "puoi" a quel punto avrebbe potuto voler dire "oppure puoi fare quello che vuoi tu". 

 

Di più? Quella relazione si concludeva con questa curiosa frase che andava a giustificare la scelta di abbandonare il modello della finanza di progetto (il modello scelto per realizzare l'opera più importante della storia del Trentino con il primo appalto): "A causa dei contenzioso innescatosi, nella realtà ci troviamo con un ritardo realizzativo di 4 anni! Quindi l'affermazione che la finanza di progetto è uno strumento più snello e meno rischioso, in termini di contenzioso, rispetto ad un appalto tradizionale è del tutto smentita dai fatti". Fatti che, lo ricordiamo, legavano a un errore della Provincia l'annullamento del bando (quello degli stessi commissari in due commissioni diverse) e non al modello di realizzazione.

 

Ma torniamo all'errore di interpretazione. Anche in questo caso vi sono precise responsabilità. Cadono sull'apparato dirigenziale visto che è la "determinazione del dirigente (firmata da Raffaele De Col in questo caso ndr) 37 del 16 giugno 2016" che aveva ad oggetto la "revoca del provvedimento a contrarre per la realizzazione del Not". Ma soprattutto la responsabilità è della Giunta che con propria deliberazione 438 del 25 marzo 2016 "ritenne di assumere un Atto di indirizzo in ordine alla realizzazione del Nuovo Polo Ospedaliero del Trentino" aggiungendo che "dalla citata deliberazione si evince che 'la pronuncia del Consiglio di Stato consente di rinnovare la procedura di gara oppure di procedere in altro modo". 

 

Oggi c'è chi si straccia le vesti sui giornali cartacei addossando la colpa dell'impasse ai giudici. Come al solito è il giudice italiano che blocca tutto. A volte capita, per carità, ma, spiace dirlo, non è questo il caso. Qui le responsabilità sono tutte in casa nostra dal primo errore (quello degli stessi componenti inseriti in due commissioni) all'ultimo (decidere che un "può" si trasformi in un "oppure" o in un "ma anche no"). I giudici, qui, c'entrano poco. Si dirà: "Ma il Tar aveva dato ragione all'interpretazione della Provincia un anno fa". Vero. Ma, all'indomani della sentenza del Tribunale amministrativo regionale di Trento avevamo scritto che più che pronunciarsi su quel concetto chiave del "può" o del "ma anche no" il tribunale di casa nostra aveva preferito (anche per questioni di competenza) concentrarsi sulla possibilità o meno di cambiare il modello di realizzazione dell'opera e quindi project financing sì o project financing no.

 

Una questione, in realtà, di più facile interpretazione perché la stessa sentenza del Consiglio di Stato specificava "peraltro, anche alla luce delle criticità emerse nei motivi sollevati dalle parti nei loro ricorsi, si ritiene che l'Amministrazione possa anche intervenire, nell'occasione, per perfezionare alcuni profili contestati delle disposizioni di gara". Quindi dei margini di manovra per l'amministrazione per cambiare forme e modalità già c'erano. E poi c'è sempre l'interesse pubblico a fare da stella polare dell'amministrazione: se si dimostra che intestardendosi con il modello del project financing non si va a fare l'interesse pubblico è giusto cambiare.

 

Diciamo quindi il Tar analizzando la sentenza del Consiglio di Stato del 2014, seguendo più quest'ultimo aspetto che quello del "può" ha fatto il suo. E bene hanno fatto le aziende a proseguire al Consiglio di Stato per chiedere a lui, l'interpretazione autentica di quanto da lui stesso pronunciato. Quel che si doveva evitare dall'inizio, come amministrazione, era di forzare un "potere" con un "ma anche no". I "giudici italiani", quindi, questa volta non c'entrano (e anche qui si potrebbe aprire anche una bella riflessione, post tiro al piccione congiunto su Mentana, su come Autonomia voglia dire anche prendersi le proprie responsabilità ma lasciamo stare). 

 

Ma adesso cosa accadrà? "Stiamo facendo degli approfondimenti - risponde l'assessore provinciale competente Mauro Gilmozzi - siamo rimasti sorpresi per questa sentenza che riapre la vecchia procedura ma allo stesso tempo siamo fiduciosi. I tempi pare non dovranno lo stesso subire ulteriori slittamenti quindi entro il 2018 contiamo di aprire l'appalto. Sui costi risarcitori siamo abbastanza tranquilli. Le imprese che hanno partecipato al secondo bando (quello fatto dalla Pat in forza di quell'interpretazione che le avrebbe permesso di ripartire da capo ndr) sapevano, perché c'era nel bando, che c'era la possibilità che arrivasse un annullamento e che quindi i costi sarebbero stati a loro carico. Infine stiamo facendo valutazioni per quanto riguarda gli aspetti finanziari. Noi lo avevamo revocato anche perché la finanza di progetto non era più risultata conveniente, alla luce dei cambiamenti del mercato e dei risultati ottenuti altrove dal project financing. Stiamo cercando di capire da che punto si potrà ripartire e con quali condizioni. L'obiettivo, a questo punto, è che si parta il prima possibile con l'appalto".

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