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Dall'evento 'Alpina bagnata' agli sgraditi apprezzamenti in strada: l'Adunata vista da occhi femminili

"Vota la tua alpina preferita bagnandola con una birra" fa scendere in campo il movimento 'Non una di meno' e la consigliera Antonia Romano. Anche una studentessa ha voluto denunciare un episodio increscioso su Spotted Unitn

Di Cinzia Patruno - 13 maggio 2018 - 20:32

TRENTO. "Alpina bagnata. Vota la tua alpina preferita bagnandola con una birra". Questo l'invito che campeggiava sui volantini che giravano sabato sera per la città, pubblicizzando l'evento di un locale del centro. Frasi che hanno portato alcune persone a sentirsi nella posizione di dover spiegare alcune cose che dovrebbero essere ormai più che scontate, ma che forse così scontate non sono. "Al di là dell'oggettificazione della donna, dettaglio non certo trascurabile, non capiamo come si possa non considerare umiliante (facendolo anzi passare per apprezzamento) il gesto di lanciare addosso a qualcuno della birra".

 

L'associazione 'Non una di meno Trento', figlia del movimento nazionale che si batte per i diritti delle donne, non ci sta. In un post Facebook sul suo profilo ufficiale ha voluto far sentire la sua voce, indignata per episodi che purtroppo si sono verificati sotto gli occhi di tutti durante la 91esima adunata degli alpini. "Ma come spesso accade - recita il post pubblicato da Nudm Trento domenica in tarda mattinata- , quello che gli uomini chiamano festa si traduce in motivo d'ansia per le donne, con il moltiplicarsi di molestie e approcci non graditi. Una libertà di azione che molti uomini mettono in atto ogni volta che viene meno un controllo sociale diffuso". 

 

"Questa adunata non ne è esente e siamo già state tristemente oggetto e testimoni di manifestazioni di sessismo, machismo e maschilismo: sguardi viscidi, complimenti non richiesti, fischi, palpeggiamenti e gruppi di uomini che ci accerchiano e ci impediscono di passare sono solo alcune delle cose che stiamo subendo". Un'esagerazione, penseranno in molti. Un eccesso di femminismo. Ma le parole messe nero su bianco dall'associazione non sono che confermate dalle testimonianze di tante donne che in questi giorni hanno attraversato la città. Una ragazza ha pubblicato la sua esperienza in forma anonima sul profilo Facebook Spotted Unitn, una pagina famosa tra gli universitari per indicare, coperti dall'anonimato, la ragazza o ragazzo che li ha colpiti durante la sessione di studio in biblioteca o al bar della facoltà. "Spotto (è così che si 'indica' la persona in oggetto, ndrgli alpini viscidi e molesti. Al di là del giudizio personale di ognuno da quando sono arrivati in città non posso camminare per strada che è tutto un fischio, un complimento allusivo al mio corpo o ai miei vestiti. E più viene sera, più sale l'alcool e il livello di disturbo".

 

"Ieri sera - continua la giovane - sono stata afferrata per un braccio e mi sono ritrovata in mezzo a 4 alpini che si facevano un selfie con me in mezzo. Si ok il clima è di festa però come me anche le mie coinquiline quando rincasano mi raccontano del commento spinto, degli sguardi un po' invadenti e del fatto che la birra peggiori le cose. Cosa dovrei fare, rimanere chiusa in casa? C'è anche un video che circola di un alpino che fa sesso vicino ai bagni chimici (video che abbiamo scelto di non pubblicare), fino a che punto arriverà la molestia?". E che il sesso fosse una componente rilevante di quest'adunata, lo abbiamo raccontato (Qui l'articolo sull'arrivo a Trento di professionisti e professioniste del sesso). E la studentessa conclude così, dimostrando di non avere pregiudizi nei confronti degli alpini, anzi: "Il padre di mio nonno era un alpino, che ha combattuto ed è morto per Trento italiana)".

 

"Il problema - continua il post di 'Non una di meno Trento' - è che in un clima di festa, con alcool che scorre a fiumi e musica ovunque queste continue microaggressioni passano inosservate. Non vogliamo più stare zitte, non vogliamo "stare al gioco" e fingere di divertirci, e non vogliamo essere noi a pagare il prezzo del divertimento maschile, in una città come Trento, che da sempre usa il concetto di "decoro urbano" per attaccare student* e migranti accusandoli di essere fonte di degrado salvo poi tollerare che lo stesso venga realmente prodotto in una situazione istituzionalizzata".

 

"Non vogliamo, come alcune di noi hanno fatto, dovercene andare altrove per evitare situazioni spiacevoli". Già, perché non sono questi gli alpini che vogliamo. Durissima la risposta più istituzionale della consigliera comunale Antonia Romano. Riferendosi all'evento "Alpina bagnata" di cui abbiamo parlato sopra, invita duramente "ad appurare che questa iniziativa sia realmente avvenuta e a stigmatizzarla perché offende la nostra dignità, calpesta la nostra civiltà, rende vani i tentativi di educazione al rispetto delle donne da parte degli uomini, al rispetto di se stesse per le donne". E a chi parlerà di eccesso di femminismo non possiamo che rispondere che questo nasce dove sussiste l'eccesso di maschilismo.

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