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Ambiente | 06 ottobre 2026 | 19:00

È uno dei serpenti più rari e minacciati d'Europa: sui Monti Sibillini vive la Vipera ursinii. Come salvarla?

Su quasi duecento dati analizzati, venticinque esemplari di Vipera ursinii sono stati trovati morti, la maggior parte uccisi lungo i sentieri: un'analisi presentata al congresso della Societas Herpetologica Italica fotografa la frammentazione dell'habitat e le minacce per questo piccolo serpente (e un piano di conservazione non più differibile)

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Si è svolto nei giorni scorsi all'Università degli Studi dell'Aquila il XVI° congresso nazionale della SHI – Societas Herpetologica Italica, associazione scientifica che si occupa di studiare, monitorare e proteggere gli Anfibi e i Rettili italiani.

 

Tra le decine di lavori presentati da ricercatori e studiosi italiani (e non solo) si segnala il contributo curato dai soci David Fiacchini, Cristiano Spilinga e Francesca Montioni, della sezione interregionale SHI Umbria/Marche, sulla Vipera ursinii, serpente tra i più rari e minacciati in Europa che nei Monti Sibillini trova il proprio limite distributivo settentrionale in Italia. 


Vipera ursinii (foto di David Fiacchini)

In collaborazione con il naturalista Carlo Nardi e con Alessandro Rossetti, Paolo Salvi e Federico Morandi, funzionari dell'Ente Parco nazionale dei Monti Sibillini, il lavoro è servito per fornire un quadro aggiornato sulla distribuzione della specie e per analizzarne mortalità e fattori di minaccia per il territorio dei "monti azzurri" di leopardiana memoria.

 

Grazie ai dati raccolti su scala regionale e nazionale nell'ambito di progetti di monitoraggio, con l'aggiunta del prezioso contributo fornito da singoli cittadini che caricano le proprie osservazioni sui portali di Citizen Science (come iNaturalist), gli erpetologi hanno fatto il punto sulla biologia e sulle preferenze ecologiche di Vipera ursinii nei Sibillini: la specie frequenta i prati-pascoli e le praterie primarie (con limitrofi ambienti rocciosi) a partire dai 1350 metri di quota; risulta essere distribuita in modo frammentato lungo la dorsale principale, soffrendo per l'eccessivo carico di pascolo (che altera il soprassuolo e riduce la presenza degli ortotteri di cui si nutre), per la distruzione o la sottrazione del proprio habitat (realizzazione di infrastrutture in quota), per il cambiamento climatico (che incide negativamente sulla componente vegetale dei prati-pascoli e, di conseguenza, sulle prede della vipera) e per le uccisioni dirette.

 

Per quest'ultimo fattore di minaccia, legato ad un'atavica paura (infondata), basti pensare che dei quasi 200 dati analizzati ben 25 (dato sicuramente sottostimato) si riferiscono a individui rinvenuti morti: 15 (il 60%) si riferiscono ad animali uccisi lungo i sentieri, 6 (24%) per investimento da veicoli e 4 (16%) per causa ignota, pur sospettandone l'uccisione volontaria. 


Carta della densità delle osservazioni di Vipera ursinii nel Parco nazionale dei Monti Sibillini (a cura di Carlo Nardi)

Il trend negativo di questa specie, valutato in alcune popolazioni abruzzesi fino al 70%, pone all'attenzione degli enti competenti (Ministero, Regioni, Enti Parco) la necessità di intervenire con una serie di azioni coordinate da un "Piano di conservazione" oggi non più differibile, per evitare o ridurre il declino delle popolazioni: servono, in particolare, interventi per prevenire la frammentazione degli habitat, per mantenere la connettività ecologica tra patch isolate, per regolamentare il pascolo e il transito di veicoli in quota, per conservare e potenziare i micro-habitat, per realizzare monitoraggi periodici e per le necessarie attività di sensibilizzazione che devono coinvolgere sia le giovani generazioni che, più in generale, i fruitori della montagna.

 

Preservare questo piccolo predatore specializzato negli ambienti d'alta quota dei Sibillini, e delle altre aree montuose dove è presente, significa garantire i servizi ecosistemici da cui trae beneficio e vantaggio anche l'uomo.

 

Della Vipera Ursinii aveva parlato, sulle pagine de L'Altramontagna, anche Giacomo Radi in questa puntata della rubrica "Cronache di un fotografo naturalista".

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