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Attualità | 07 ottobre 2026 | 19:00

"Il caro carburanti pesa di più in montagna", Uncem spiega perché. "Servono misure differenziate per il territorio": l'appello a Governo e Parlamento

Uncem: "Dove le alternative all'automobile sono limitate o inesistenti, ogni aumento alla pompa diventa immediatamente un aumento del costo della vita e del costo del lavoro. È anche necessario accelerare gli investimenti sul trasporto pubblico locale e sulla mobilità collettiva nelle aree interne e montane, ma sarebbe sbagliato pensare che questa trasformazione possa avvenire dall'oggi al domani. Oggi milioni di cittadini dei territori rurali e montani dipendono dall'automobile per la propria quotidianità"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

L'aumento dei prezzi dei carburanti colpisce tutto il Paese, ma non tutti allo stesso modo. Nelle aree montane alpine e appenniniche il costo crescente di benzina e gasolio determina un aggravio particolarmente pesante per famiglie, lavoratori e imprese, perché l'automobile continua a essere, in moltissimi Comuni, una necessità quotidiana. In molte zone di montagna infatti gli abitanti si trovano a fare i conti con servizi lontani, distanze maggiori e una rete di trasporto pubblico inesistente o difficile da organizzare.

 

Partendo da queste premesse, l'Unione nazionale dei comuni, comunità ed enti montani (Uncem) chiede dunque al Governo e al Parlamento un intervento urgente che tenga conto delle differenze territoriali e delle geografie del Paese. "Non basta intervenire sul prezzo medio nazionale. Occorre chiedersi dove quel carburante viene utilizzato, quanti chilometri deve percorrere una famiglia per raggiungere un ospedale, una scuola, una stazione ferroviaria, un luogo di lavoro, un supermercato o un servizio pubblico. La montagna paga infatti una doppia penalizzazione: prezzi elevati e maggiore necessità di spostamento. Dove le alternative all'automobile sono limitate o inesistenti, ogni aumento alla pompa diventa immediatamente un aumento del costo della vita e del costo del lavoro", afferma Uncem.

 

Per questo, l'ente ritiene necessario introdurre strumenti fiscali e compensativi specifici per chi vive e lavora nei territori montani, costruiti secondo criteri territoriali chiari e verificabili: "Riduzioni delle accise o meccanismi di compensazione, crediti e sostegni per lavoratori e imprese, interventi specifici nelle aree più distanti dai servizi devono entrare nell'agenda delle politiche nazionali".

 

Lo stesso principio deve guidare le politiche sui servizi sanitari, sulla scuola, sulla mobilità, sulle infrastrutture digitali e sull'energia. La distanza è un costo. La rarefazione dei servizi è un costo. Vivere a cinquanta chilometri da un ospedale o da una stazione non è la stessa cosa che averli a pochi minuti da casa. "Il caro carburanti rischia inoltre di produrre conseguenze sull'intero sistema economico delle montagne: artigiani, imprese forestali e agricole, attività turistiche, commercianti, trasportatori e lavoratori che ogni giorno percorrono decine di chilometri. Costi che inevitabilmente finiscono per trasferirsi sui beni e sui servizi", spiega il Presidente di Uncem Marco Bussone. Serve dunque una politica nazionale capace di riconoscere le geografie, fa notare Uncem. 

 

Uncem propone che Governo, Regioni ed enti locali lavorino rapidamente a un meccanismo territoriale che misuri distanze dai servizi, disponibilità del trasporto pubblico e condizioni di accessibilità, individuando le aree nelle quali il costo della mobilità privata rappresenta un oggettivo svantaggio strutturale: "È anche necessario accelerare gli investimenti sul trasporto pubblico locale e sulla mobilità collettiva nelle aree interne e montane. Ma sarebbe sbagliato pensare che questa trasformazione possa avvenire dall'oggi al domani. Oggi milioni di cittadini dei territori rurali e montani dipendono dall'automobile per la propria quotidianità. La transizione ecologica non può trasformarsi in una nuova disuguaglianza territoriale. Deve accompagnare le persone e i territori, offrendo alternative prima di aumentare i costi di ciò che oggi non può ancora essere sostituito.

 

Un litro di carburante può avere lo stesso prezzo alla pompa, ma non ha lo stesso peso nella vita di una famiglia che abita in centro città e di una famiglia che vive in una valle alpina o in un Comune dell'Appennino. Per Uncem è questo il momento di costruire una vera fiscalità territoriale, capace di riconoscere gli svantaggi permanenti derivanti dalla distanza e dalla minore accessibilità. Abitare e lavorare in montagna non può costare di più. Occorre evitare che l'aumento dei costi della mobilità renda sempre più difficile restare nei territori. "Il caro carburanti è dunque una questione economica, ma anche una questione di coesione territoriale. E richiede risposte immediate, differenziate e concrete", evidenzia Bussone.

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