La tassa automobilistica (nascosta) per i residenti delle aree montane: i monopattini elettrici non salveranno il trasporto di chi abita le zone rurali, ma sono uno spunto per riflettere

Le aree rurali e montane hanno bisogno di una profonda revisione delle politiche infrastrutturali e di trasporto pubblico, senza rischiare di trovarsi sempre più schiacciate da leggi che sembrano calibrate sul centro di Milano e che pongono le città e i cittadini al centro di qualsiasi scelta politica

Per chi abita in città è normale: per i piccoli spostamenti, gli itinerari casa-lavoro, per fare la spesa, per andare in palestra, si può scegliere tra un ricco ventaglio di trasporti, dimenticandosi dell'automobile: metropolitane, tram, autobus di linea, taxi, e-bike, monopattini elettrici. Le politiche sono così attente al trasporto urbano che sempre più ne promuovono l'interconnessione. Si fanno alcune fermate di metro, poi si prende il tram e per l'ultima parte del viaggio ci si muove comodamente con un monopattino o una bici elettrica, anche in modalità sharing, ossia un micro-noleggio, comodamente gestito tramite app. La coscienza di matrice ambientalista è in pace, il traffico è ridotto, l'etica urbanocentrica smart e digitale è realizzata.
Su quest'ondata emotiva sembra si sia adeguata l'ultima modifica normativa in tema di "mobilità dolce", che per contro, ha regalato al mondo rurale e montano una chicca che dimostra nuovamente quanto stiano a cuore al legislatore le esigenze dei residenti di queste aree. Eh si, perché per chi vive nelle aree rurali (anche di pianura si intende) e nelle aree montane, quel ventaglio di mobilità alternativa all'automobile mica la conosce: metropolitane, tram, autobus di linea frequenti, ferrovia, taxi, piste ciclabili sono tutte chimere sconosciute. O forse sogni proibiti o miraggi. Ma questo non importa. Almeno non a chi vive in città e tutti quei trasporti comodi li vive ogni giorno e sempre di più li vorrebbe efficienti, veloci, interconnessi e performanti. E forse non importa neanche chi fa le politiche.
Prendiamo un esempio. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha sentenziato: "Rimangono invariate le disposizioni sulla circolazione dei monopattini [elettrici n.d.r.] nei centri abitati: possono circolare esclusivamente su strade con limite di velocità non superiore a 50 Km/h, nelle aree pedonali, su percorsi pedonali e ciclabili, su corsie ciclabili, su strade a priorità ciclabile, su piste ciclabili e dove è consentita la circolazione delle biciclette". Insomma: in città i monopattini possono continuare a spostarsi quasi ovunque.
E fuori dalle città invece? "Fuori dai centri abitati i monopattini elettrici possono circolare esclusivamente sulle piste ciclabili o su percorsi riservati alle biciclette". Tradotto in pratica: un residente in città per andare al lavoro può prendere il tram, fare qualche fermata e poi proseguire con il proprio monopattino elettrico. Spostarsi 25 chilometri gli costa poco più di due euro al giorno (abbonamento, ricarica delle batterie e ammortamento di un mezzo da 300 euro).
Un residente di un piccolo borgo rurale, per spostarsi nel paese vicino distante solo pochi chilometri lungo una strada comunale non trafficata è costretto a muovere la macchina. Non ci sono alternative: i mezzi pubblici hanno una frequenza talmente ridotta che non garantiscono alcuna flessibilità e la legge vieta categoricamente l'utilizzo di mezzi elettrici economici. L'utilizzo della bicicletta è limitato spesso dai fattori orografici. Spostarsi gli stessi 25 chilometri costa al residente rurale circa 14 euro al giorno (carburante, usura, ammortamento, bolli, assicurazione): un bel + 600%. Una vera e propria tassa occulta sulla residenzialità rurale. Figuriamoci oggi con il diesel che ha sfiorato i tre euro al litro e la benzina sopra i due.
Non solo i residenti rurali vivono oggi in aree svantaggiate, con servizi pubblici ridotti e con minori opportunità occupazionali e di reddito. Non solo sperimentano un forte senso di spaesamento culturale a causa di un'emorragia demografica che sembra inguaribile. Ma si trovano anche sempre più schiacciati da leggi che sembrano calibrate col goniometro sul centro di Milano e che pongono le città e i cittadini al centro di qualsiasi scelta politica.
Dove sta allora la tutela del "carattere di preminente interesse nazionale" delle aree rurali, interne e montane? Di sicuro i monopattini elettrici non salveranno il trasporto dei residenti in montagna e nelle aree rurali, ma sono forse uno spunto per riflettere, anche conti alla mano, su quale futuro (e su quali costi) stiamo scaricando su quella parte di popolazione che ancora si ostina a presidiare i nostri territori più fragili.
Le aree rurali e montane hanno bisogno di una profonda revisione delle politiche infrastrutturali e di trasporto pubblico, ponendo l'abitabilità permanente quale prevalente obiettivo primario.

Le montagne sono abitate da migliaia di anni, durante i quali l’umanità e la natura, in sintonia, hanno dato forma al paesaggio. Le profonde trasformazioni in atto nella società contemporanea stanno disarticolando e mettendo a rischio questa millenaria interazione, svuotando di significato le terre alte, non più percepite come luogo di vita, ma come non-luoghi, da abbandonare o trasformare in parchi dei divertimenti. Tali eventi incidono sul futuro delle popolazioni montane, ma hanno anche profonde ripercussioni sull’ambiente nella sua dimensione locale e globale. Da qui l’esigenza di proporre e condividere alcune riflessioni sulle politiche e le forme di gestione delle terre alte














