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| 21 nov 2025 | 13:18

Sull’Isola di Edera, Emporio di Comunità, perfino il cassiere ha diritto alla felicità

Sabato 22, per i 350 soci e per tutti, il secondo compleanno della cooperativa benefit di Trento
DAL BLOG
Di Paolo Ghezzi - 21 novembre 2025

Ragazzo del 57, giornalista dal 79, troppo piccolo per il 68, ha scansato il 77 ma non la direzione dell’Adige (8 anni 8 mesi e 3 giorni) e la politica (24 mesi in consiglio provinciale tra il 2018 e il 2020)

Non avendo mai invidiato il duro lavoro di chi sta alla cassa negli enormi non-luoghi della contemporaneità consumistica, mi sono sorpreso a ritrovarmi cassiere felice, nell’isola di Edera. Certo, loro lo fanno otto ore al giorno e chissà che stress, io solo tre ore ogni cinque settimane, come prevede la turnazione dei volontari dell’emporio di comunità di via Pasubio a Trento, che sabato festeggia il secondo compleanno a porte aperte anche ai non soci.

 

Ma quelle tre ore di cassa a bassa intensità (a Edera lamentarsi per le piccole code è considerato inelegante) sono accompagnate da altre ore dall’altra parte della cassa, come socio acquirente, che consentono – fra gli oltre 350 soci di Edera, cooperativa benefit – incontri con persone nuove, sorrisi, consigli per gli acquisti, chiacchiere dal vivo, ricette che resuscitano i morti.

 

Così, dopo aver frequentato con alterne fortune, per tutta la vita, il mondo della carta e delle carte (studente, giornalista, editore, consigliere, bancarellante di libri vissuti) mi ritrovo per la prima volta, nel quarto quarto del cammino, ad essere dentro un soggetto economico comunitario, a dare una mano al mondo dell’alimentarsi (consumare è orribile, consumare ci rovina) alternativo, solidale e tendenzialmente compatibile.

 

Un lusso, l’isola di Edera? Certo, qui siamo in Trentino e non a Gaza (a Edera si vendono parecchi prodotti palestinesi, o pro Palestina, compresa la Gaza Cola) o in Ucraina, o in Sudan, dove ti massacrano quotidianamente. Ma non si può aspettare di cambiare il mondo grande prima di cambiarne un pezzetto qui e ora.

 

Per riassumere che cos’è Edera oggi secondo me, e perché molti di noi ci provano ancora gusto, provo a compilare un piccolo abbecedario.

 

A come Abilità. Dentro Edera ci sono decine di competenze. Falegnami e informatiche, infettivologhe e apicoltori, economisti e specialiste dell’ambiente. Tendenzialmente tutto, dagli scaffali ai laboratori di pummarola o di cucina mozambicana, è inventato in loco e autoprodotto.

 

B come Bilancio. Dopo un primo esercizio sociale positivo, oggi c’è bisogno di un nuovo slancio: i soci, anche grazie all’aggiunta di nuovi prodotti (come la carne, dopo ampio dibattito) devono comprare di più a Edera, e di meno nella grande distribuzione “capitalistica”. E i soci e le socie devono aumentare. “Abbiamo bisogno di forza, sostegno economico e nuove connessioni per continuare”. A cominciare dai pacchi di Natale.

 

C come Contadini. Fondamentale è il rapporto diretto con i produttori locali a km zero, o anche a km 1000 ma significativi (come Sos Rosarno che produce agrumi sui terreni calabresi sequestrati alla mafia). Buon successo ha avuto la scorsa estate “Campi in Edera”, bancarelle di vendita diretta, il mercoledì pomeriggio, di produttori locali di ortaggi e formaggi.

 

D come Diversificazione. Il gruppo prodotti – uno dei tanti gruppi che “pensanoEdera – sta ampliando la gamma dell’offerta. New entries: trasformati vegetali, latte di avena in polvere sfuso, bastoncini cotonati per neonati, maschera viso purificante...

 

E come Età. Dai ventenni agli ottantenni: c’è molto pluralismo e scambio intergenerazionale. Bello.

 

F come Felicità. Decidere quali cose comprare, quali proporre di vendere, e sapere che compri e aiuti la tua avventura commerciale senza fini di lucro, be’, è una piccola ma significativa felicità.

 

G come Gruppi. Carattere inconfondibile di Edera è vedere, quasi tutti i giorni e quasi tutte le ore, gruppetti di persone che parlano e pensano insieme su questioni e progetti specifici. C’è il gruppo Amministrazione (“In Edera non siamo professionisti del commercio, ma intendiamo gestire il budget nella maniera più efficace e trasparente possibile”), e poi Comunicazione, Gestione soci, Prodotti, Gestione spazi, Informatica, Plenarie, Impatto sociale. E infine l’Officina per le iniziative culturali. È il braccio culturale dell’emporio, che propone iniziative varie, dalla raccolta delle erbe ai cineforum sul cibo. Perché un emporio così, per avere un senso, deve cercare di avere un’anima, un pensiero.

 

H come Haccp. Cioè (Hazard Analysis and Critical Control Points). A Edera si impara a prendere dimestichezza con sigle tecniche, ma fondamentali per l’igiene e la sicurezza dei soci volontari e acquirenti. La formazione, di tutte e tutti, è continua.

 

I come Impresa. È un’impresa, pur se cooperativa benefit. E dunque, che fatica, far tornare i conti. Il consiglio d’amministrazione si riunisce ogni due settimane, dopo un lungo periodo di riunioni settimanali, fitte e dense. Per entrare nella cooperativa c’è da fare un versamento, una volta per sempre, di 100 euro. Parecchi soci hanno fatto prestiti a Edera, per garantire il decollo iniziale.

 

L come Lavoro. Come dicevo nell’intro, ogni socio e socia sono tenuti a fare almeno tre ore di turno in negozio ogni cinque settimane. Con possibilità di scambiarsi i turni. C’è un solo dipendente, tutto il resto è lavoro volontario. Organizzato in squadre di 5: accoglienza, fresco, altri prodotti, pulizia, cassa.

 

M come Monitoraggio. C’è un’estrema attenzione sia al prodotto sia al processo. Questionari. Feedback. Assemblee. Controlli. Verifiche. Very busy.

 

N come No Plastic. Edera è una piccola isola di lotta allo spreco e alle confezioni e alle borse della spesa. Sugli scaffali un centinaio di prodotti sfusi, alimentari e non. Plastica, vade retro.

 

O come Oggetti. È la novità che si presenta sabato, la Biblioteca degli oggetti: dove puoi trovare quello che ti serve, dal martello al carrello, dal trapano alle ciaspole alla scala allungabile, senza doverlo comprare. Sabato 22 novembre in via Pasubio 22 ci sarà anche uno spazio di baratto dedicato al riuso di vestiti e libri (al massimo 3 cose a testa).

 

P come Prezzi. Tema critico e forse decisivo. Edera non vuole diventare un club di mangianti illuminatiprivilegiati che si possono permettere una spesa più cara. Certo, non può competere con i 2x3, o i ribassi abissali dei supermercati commerciali. Ma il punto di equilibrio tra qualità, filiera corta e prezzo ragionevole non è facile da raggiungere.

 

Q come Qualità. È il faro, è l’obiettivo. Sia nei prodotti sia nel funzionamento dell’Emporio. Alimentarsi consapevolmente, riscoprire il gusto e l’olfatto. Ma anche la vista, dei colori veri di ciò che mettiamo nel reparto freschi.

 

R come Riciclo. Si cerca di non buttare niente, si prendono prodotti scaduti per tmc (tempo minimo di conservazione, “preferibilmente entro...”) ma ancora mangiabilissimi e si organizza, complice la bravura di Andrea, il dipendente con doti da chef, il pranzo comunitario antispreco del venerdì.

 

S come Schwa. Massima attenzione alla correttezza di genere e alla rimozione di eredità patriarcali, e dunque largo agli schwa: Ɛ. “Solo per quel giorno tuttɜ potranno fare acquisti, solitamente riservati allɜ socɜ della cooperativa…”. Io continuo a preferire gli asterischi (cassier* di tutto il mondo unitevi...) ma non è un buon motivo per organizzare una corrente di minoranza...

 

T come Telegram. Oltre alle mail, in Edera si usa questa messaggistica, considerata più sicura ed efficiente. Le comunicazioni sono fitte e frequenti ma consentono una buona autogestione.

 

U come Umani. In ogni riunione, dalle assemblee plenarie ai sottogruppi operativi, ho sempre visto una forte ricerca di dimensione interrelazionale e dialogica. Guardarsi negli occhi, dirsi come si sta, dirsi le cose. “Principi imprescindibili – nella Carta dei Valori di Edera – sono il rispetto dei diritti fondamentali di ogni essere umano e la promozione di una cultura che contrasti ogni forma di pregiudizio e discriminazione, di razzismo, omofobia, sessismo, disparità di genere; l’indipendenza di pensiero, da qualsiasi credo partitico e religioso; la legalità delle azioni dell’Emporio e di tutti gli attori coinvolti”.

 

V come Valentina. (Merlo), la prima e attuale presidente dell’Emporio. Sorridente ed efficiente, ma senza il cda e i gruppi di lavoro, i presidenti o le presidenti, in una realtà così articolata, non possono fare molto. È un’avventura collettiva.

 

Z come Zona Bimbi. A Edera, per fortuna, i giovani genitori sono parecchi, a testimonianza che qualcuno a Trento lavora contro l’inverno demografico. Ora l’angolo dei piccoli nella sala della comunità in entrata sarà riorganizzato. Comunque è un posto sicuro e interessante dove lasciare i bambini a giocare.

 

Chi volesse scoprire questo ed altro (come la pastasciuttata antifascista a Piedicastello ogni luglio in memoria dei Fratelli Cervi), non perda l’occasione di venire sabato 22 novembre, dalle 10 alle 19. Si può anche fare una tessera di prova per due mesi, frequentare l’Emporio e poi decidere se aderire alla cooperativa. Io resto convinto che esperienze come queste, faticose ma appassionanti, possano migliorare la qualità della vita nella nostra città. È buona politica, che parte dal basso. (Ah, dimenticavo, il gruppo comunicazione è eccellente nella sloganistica. “Edera in-festa” è il titolo di sabato, che coniuga il compleanno con una “infestazioneederosa e profumata, positiva, della nostra comunità). Meglio rampicanti che arrampicatori, no?

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