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Caso Sara Pedri, il direttore di Ginecologia si mette in ferie. Infermieri e Ostetrici: ''Fare chiarezza per tutelare il reparto e l'ospedale''. Intanto dall'assessora è silenzio

Mentre l'Apss annuncia un'audizione di tutto il personale dell'unità operativa e l'ospedale è sempre più al centro dell'attenzione nazionale tra giornali e trasmissioni televisive molti si chiedono dove sia l'assessora alla salute alla quale vengono rivolte da settimane innumerevoli interrogazioni ma non spende una parola nemmeno per tranquillizzare chi lavora nella struttura e i cittadini che dovranno accedervi. Coppola deposita un'altra interrogazione

Di Luca Pianesi - 18 June 2021 - 16:16

TRENTO. ''E’ necessario fare chiarezza per tutelare la professionalità, l’impegno e la passione di infermieri, ostetriche e degli altri professionisti sanitari che quotidianamente assistono le donne e i neonati garantendo elevati standard di qualità delle cure come riconosciuto dai cittadini e come dimostrano i dati nazionali''. Così il presidente dell'Ordine delle Professioni Infermieristiche della Provincia di Trento Daniel Pedrotti e la presidente dell'Ordine della Professione di Ostetrica della Provincia di Trento, Serena Migno, sul caso legato alla scomparsa di Sara Pedri e sul faro che si è acceso sul reparto di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale S.Chiara.

 

Una situazione che sta travolgendo il nosocomio di Trento che sta finendo con cadenza quasi quotidiana nelle notizie di cronaca nazionale e anche su importanti trasmissioni come ''Chi l'ha Visto?''. Ogni giorno emergono nuovi dettagli ed emerge un quadro inquietante per un reparto che negli ultimi anni sarebbe stato diretto in maniera padronale con decine di medici costretti ad andarsene e molteplici professionalità svilite da modi e comportamenti al limite del mobbing. Un quadro che necessiterebbe, da parte dei vertici dell'Apss e ancor più dell'assessorato alla salute della Provincia, di una presa di posizione pubblica tesa anche a ''difendere'', qualora fosse possibile, il buon nome del reparto e dell'Ospedale tutto. E invece al momento è silenzio assoluto. Parlano i testimoni, parlano le trasmissioni televisive, i consiglieri provinciali che, giustamente, pongono quesiti e interrogano l'assessora Segnana al riguardo, ma proprio quest'ultima tace.

 

L'Apss comunica che oggi si è riunita la commissione interna istituita dalla direzione generale per effettuare gli ulteriori approfondimenti, oltre a quelli effettuati nei giorni immediatamente successivi alla sparizione della ginecologa, e
raccogliere notizie puntuali relative a eventuali episodi rilevanti. ''La commissione - scrive l'Azienda sanitaria - ritiene opportuno effettuare, entro le prossime due settimane, un’audizione di tutto il personale dell’Unità operativa; già oggi sono partiti i primi inviti a colloquio ai quali ne seguiranno altri nei giorni successivi. Il direttore dell’Unità operativa di ginecologia (Saverio Tateo ndr) ha concordato di utilizzare un periodo di ferie arretrate e non godute, per agevolare il lavoro della commissione che, si assicura, procederà con speditezza e massima trasparenza''.

 

Insomma intanto il direttore viene messo in ferie ma dalla politica nessuna presa di posizione, nessuna spiegazione, quando chi vi lavora tutti i giorni con impegno, passione, dedizione meriterebbe di veder tutelato il proprio operato e con questi anche i pazienti, che in quel reparto o in altri, dovranno recarsi nei prossimi mesi. I cittadini meritano di essere rassicurati rispetto al clima interno alla struttura perché, altrimenti, con quale stato d'animo dovrebbe approcciarvisi, oggi? Consci di questo sia l'ordine dei medici, prima, che, oggi, l'ordine delle professioni infermieristiche e della professione di ostetrica, chiedono che venga fatta chiarezza al più presto.

 

''Esprimiamo forte preoccupazione per le notizie relative all’unità operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale di Trento - comunicano gli ordini -. Gli Ordini non si sono espressi finora per rispetto delle indagini in corso da parte dell’Apss stessa e della Procura della Repubblica. Ad oggi, rammaricati dalla moltitudine di gravi considerazioni contenute in articoli, pubblicazioni sui social e dibattiti televisivi, ritengono importante e urgente per conto del loro mandato, che tutte le parti coinvolte avvertano vicinanza e sostegno atti alla tutela e promozione della deontologia professionale. E’ necessario fare chiarezza per tutelare la professionalità, l’impegno e la passione di infermieri, ostetriche e degli altri professionisti sanitari che quotidianamente assistono le donne e i neonati garantendo elevati standard di qualità delle cure come riconosciuto dai cittadini e come dimostrano i dati nazionali. L’Ordine delle Professioni Infermieristiche e l’Ordine della Professione di Ostetrica - concludono i due segretari - convinti che un clima sereno e un benessere lavorativo siano di fondamentale importanza per preservare motivazione e impegno quotidiano, rinnovano piena disponibilità all’ascolto dei Professionisti e massima collaborazione, per quanto di competenza e se necessario, per operare in modo costruttivo un processo di conciliazione tra le parti coinvolte''.

 

E intanto proprio una consigliera provinciale, Lucia Coppola, ricorda come una reazione pubblica ci sia stata da parte dell'Apss, quella del direttore sanitario Ferro che, di fatto, ha spiegato come al momento non ci sia nessuna evidenza rispetto a quanto è stato raccontato in questi giorni sul reparto di Ostetricia e Ginecologia e sull'ipotesi di mobbing sulla giovane dottoressa, Sara Pedri, poi scomparsa. ''È stato intervistato il dottor Ferro - spiega Coppola facendo riferimento a Chi l'ha Visto - direttore sanitario, che nega la presenza di difficoltà gestionali, segnalazioni o denunce. Queste affermazioni sono state smentite dall' intervista alla dottoressa G. che, dopo aver lasciato il reparto, ha vinto una causa per mobbing contro l' Apss. Altri operatori testimoniano un clima di intimidazioni, minacce e soprusi e, secondo la giornalista, 5 medici hanno contattato la trasmissione per confermare le difficoltà lavorative ma chiedono l'anonimato per paura di ritorsioni''.

 

''Sembrerebbe che nella gestione del reparto prevalgono rapporti interpersonali di preferenza del direttore verso i suoi collaboratori che favoriscono alcuni medici mentre altri subiscono evidente sovraccarico e stress da lavoro. Pare - prosegue Coppola - che l’uso della robotica sia appannaggio quasi esclusivo di una dottoressa, mentre non sussiste una equipe in cui altri medici possono espletare, con pari dignità e competenza, interventi di robotica. Oltretutto questa situazione crea grave malcontento in quanto la dottoressa, con la scusante della robotica, sembrerebbe espletare un solo turno notturno di 12 ore al mese con la giustificazione della reperibilità in caso di problematiche ginecologiche.

Pare inoltre che nei richiami ai propri collaboratori il direttore usi un linguaggio e toni non certamente consoni ad una gestione costruttiva del reparto. Tutto ciò giustificherebbe pertanto il numero di medici che sono sino ad oggi “fuggiti” dal reparto. Inutile attendere l’esito di una indagine aziendale se il direttore generale avrebbe già dichiarato che non sono emersi problemi e il direttore sanitario ha ripetuto che non ne sapeva nulla''.

 

Eppure i problemi c'erano se è vero che già il 22 gennaio 2019, dunque più di due anni fa, il consigliere Filippo Degasperi aveva  presentato un'interrogazione al riguardo (alla quale l'assessora Segnana non ha ancora risposto) che così recitava: ''La fuga dei medici dell’U.O. di Ginecologia ed Ostetricia (del Santa Chiara ndrsarebbe una realtà da considerare con molta attenzione visto che avrebbe come ovvia conseguenza un continuo turn-over. Negli anni recenti sarebbero stati addirittura 19 medici ad aver lasciato il reparto''. Si attende, ora l'esito, dell'ennesima commissione d'indagine in attesa di sviluppi e di ritrovare Sara Pedri.

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