Vogliono avvelenare il lupo ma si riprendono con la fototrappola che lasciano vicino all'esca: beccati due allevatori ora denunciati
I due avevano iniettato con una siringa del glicole etilenico in una carcassa di cervo mentre la loro fotorappola già li stava riprendendo. La polizia provinciale trovata l'esca non c'ha messo molto a notare la fototrappola e a ''concludere'' l'indagine. Il Comandante della Polizia provinciale Matteo Copia: ''L’eliminazione, benché illegale e perseguibile, di alcuni esemplari di lupo sarebbe completamente ininfluente ai fini della presenza della specie sul territorio, con il rischio invece di destrutturare il branco che attualmente occupa quei territori esponendoli all’arrivo di nuovi esemplari e all’aumento delle predazioni''

GANDELLINO. Già a chi viene un'idea del genere troppo a posto non deve essere. Se poi si automette una fototrappola che lo immortala nel tentativo di compiere un atto di bracconaggio e che si trasforma, quindi, in prova provata del suo comportamento criminale il quadro è presto fatto. Gli agenti della polizia provinciale di Bergamo non hanno dovuto fare troppa fatica a scoprire i due uomini che avevano riempito di veleno una carcassa di cervo nel tentativo di uccidere qualche lupo filmando anche la scena. Non hanno dovuto fare troppa fatica perché su quella fototrappola che i due avevano posizionato c'erano ben chiare le immagini di loro due che non solo architettavano il piano ma lo eseguivano pure iniettando con una siringa il liquido bluastro con il quale avevano ''infarcito'' il povero cervo.
I fatti risalgono alla scorsa primavera ma emerge oggi quanto accaduto dalla polizia provinciale. Gli agenti avevano notato a Gandellino, in località Gromo San Marino-Ronchello, in Alta Valle Seriana, una carcassa di cervo dalla quale usciva, evidentemente, uno strano liquido bluastro che le analisi dell'Istituto zooprofilattico hanno rilevato essere una sostanza velenosa, il glicole etilenico (che in genere si trova nei liquidi antigelo e purtroppo arma scelta spesso da criminali della peggior specie per avvelenare bocconi per cani, gatti o altri animali). Guardandosi intorno, su un albero, hanno quindi visto la fotrappola e sono passati all'analisi delle immagini. Mai avrebbero immaginato di vederci sopra proprio i due soggetti che preparavano la trappola per eseguire un atto di bracconaggio in piena regola. Si tratta di due abitanti del luogo, due allevatori: un imprenditore zootecnico e un allevatore amatoriale di pecore e capre. Convocati dalle forze dell'ordine, sentiti anche testimoni che hanno fornito ulteriori elementi alle ipotesi accusatorie, sono stati denunciati per tentata uccisione di animali e uso di esche e bocconi avvelenati.
“Un ringraziamento da parte mia alle donne e agli uomini della Polizia provinciale impegnati ogni giorno e in particolare a coloro che sono intervenuti in questa vicenda – afferma il Comandante della Polizia provinciale Matteo Copia - Il tentativo di avvelenamento posto in essere a Gandellino, per quanto maldestro, non può certo essere la soluzione ai conflitti derivanti dalla presenza del lupo: siamo in una fase di ricolonizzazione per la quale l’eliminazione, benché illegale e perseguibile, di alcuni esemplari di lupo sarebbe completamente ininfluente ai fini della presenza della specie sul territorio, con il rischio invece di destrutturare il branco che attualmente occupa quei territori esponendoli all’arrivo di nuovi esemplari e all’aumento delle predazioni”.
La presenza stabile di un branco di lupi in alta Valle Seriana è da tempo nota alla collettività anche grazie alla campagna informativa promossa dalla polizia provinciale, i cui operatori sono impegnati costantemente nel monitorarne gli spostamenti, verificare le tracce di presenza, posizionare le fototrappole, acquisire e verificare le segnalazioni degli avvistamenti da parte dei cittadini e assistere gli allevatori in caso di predazioni per avviare le pratiche di rimborso previste da Regione Lombardia. Sul territorio provinciale – oltre al branco stabile di Gandellino – è verosimile ipotizzare la presenza di un nuovo branco formatosi tra la Val Brembana e la Val Serina e la presenza di altri esemplari in dispersione sul resto del territorio.
''Va ricordato - spiegano dalla polizia provinciale - però che ogni branco, costituito da pochi esemplari (mediamente 5 o 6 lupi) occupa stabilmente un areale vastissimo di centinaia di chilometri quadrati e impedisce l’accesso ad altri esemplari e ad altri branchi: ciò significa che il territorio della provincia di Bergamo è destinato a ospitare un numero comunque limitato di esemplari e non vi sarà un aumento esponenziale incontrollato della specie, perché la capacità trofica del territorio stesso e le dinamiche di popolazione e di autoregolazione della specie lo impediranno''.
“Il ritorno del lupo sulle Alpi Centrali e quindi nelle nostre Orobie è un fatto assolutamente naturale ed era ampiamente prevedibile – spiega il Comandante Copia - in virtù di un processo di ricolonizzazione che ha interessato l’intero territorio nazionale determinato dalla maggiore disponibilità alimentare - in particolare di ungulati selvatici e tra questi in primis il cervo - nonché dalla tutela legale che annovera lupo e orso tra le specie protette da decenni. Per questo è necessario un processo di co-evoluzione nel rapporto uomo/grandi carnivori, certamente a livello istituzionale va garantita la massima assistenza al comparto agricolo e zootecnico: per questo la Polizia provinciale fornisce assistenza in ogni momento a tutti coloro che subiscono danni derivanti dalla presenza dei grandi carnivori fornendo tutte le indicazioni utili per ottenere i risarcimenti previsti da Regione Lombardia e collaborando per l’attuazione di misure di prevenzione laddove possibile. È però indispensabile anche uno sforzo da parte del territorio e di chi lo abita attraverso pratiche zootecniche e di allevamento del bestiame più attente, che non erano necessarie fino a pochi anni fa ma che lo sono inevitabilmente oggi e lo saranno in futuro”.














